Il caldo estremo avanza, le ondate di calore diventano sempre più frequenti e le notti tropicali non rappresentano più un fenomeno eccezionale. È la fotografia che emerge dall'Indice di vivibilità climatica elaborato da iLMeteo.it e Corriere della Sera, che ha analizzato i dati meteorologici relativi al 2025 nei 108 capoluoghi italiani, offrendo una mappa dettagliata degli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico sul territorio nazionale.
I numeri confermano una tendenza ormai consolidata: il 2025 è stato il quarto anno più caldo registrato in Italia dall'inizio delle rilevazioni moderne, con un incremento medio delle temperature pari a 1,77 gradi centigradi rispetto ai valori storici di riferimento. In questo scenario l'Umbria presenta due realtà profondamente differenti.
Da una parte Perugia, che riesce a mantenersi in una posizione intermedia della classifica nazionale; dall'altra Terni, che continua a pagare le caratteristiche morfologiche della conca ternana e registra indicatori climatici tra i più critici del Paese.
L'indice di vivibilità climatica misura una serie di parametri legati a temperature, umidità, eventi estremi, precipitazioni e qualità complessiva delle condizioni meteorologiche.
Nella graduatoria nazionale Perugia si colloca al 32° posto, una posizione che testimonia una situazione ancora relativamente equilibrata rispetto a molte altre città italiane.
Ben diversa la situazione di Terni, che si ferma al 97° posto su 108 capoluoghi analizzati, risultando tra le città meno vivibili dal punto di vista climatico.
Un dato che evidenzia come il territorio ternano continui a essere particolarmente esposto agli effetti delle alte temperature, soprattutto durante i mesi estivi. A guidare la classifica nazionale è invece Ancona, indicata come la città italiana con il miglior equilibrio climatico nel corso del 2025. Alle sue spalle si posizionano Bari, Vibo Valentia, Brindisi e Trapani.
Nel capoluogo umbro il quadro generale resta in linea con la media nazionale, anche se emergono segnali che confermano una progressiva tropicalizzazione del clima. Secondo i dati dello studio, nel corso del 2025 si sono registrati 35 giorni durante i quali la combinazione tra temperature elevate e umidità ha fatto percepire valori superiori ai 32 gradi centigradi. Un dato che colloca Perugia esattamente nella fascia media delle città italiane analizzate.
Più significativo appare invece il numero delle notti tropicali, ovvero quelle in cui la temperatura minima non è mai scesa sotto i 20 gradi. Nel capoluogo umbro sono state 46 nell'arco dell'anno.
Le notti tropicali rappresentano uno degli indicatori maggiormente osservati dagli esperti, poiché incidono direttamente sulla qualità del sonno, sul benessere delle persone e sulla capacità dell'organismo di recuperare dopo le giornate più calde.
L'indicatore che desta maggiore attenzione riguarda però le ondate di calore.
A Perugia sono state registrate 58 giornate caratterizzate da condizioni di calore persistente e intenso, a fronte di una media di riferimento pari a 48. Un dato classificato come critico dagli autori dello studio e che conferma come anche le aree interne dell'Italia centrale stiano sperimentando una crescente frequenza di episodi estremi.
Sono stati inoltre 19 i giorni di cosiddetto "caldo africano", ossia quelli nei quali le temperature hanno raggiunto o superato la soglia dei 34 gradi centigradi. Anche in questo caso il dato supera leggermente la media nazionale di riferimento, fissata a 17 giornate.
Se Perugia riesce ancora a mantenere indicatori relativamente equilibrati, la situazione appare decisamente più complessa a Terni. La città dell'acciaio registra infatti valori significativamente superiori rispetto alle medie nazionali praticamente in tutti gli indicatori legati al caldo.
Nel 2025 sono stati ben 63 i giorni in cui la combinazione tra alte temperature e umidità ha fatto percepire valori superiori ai 32 gradi. La media nazionale di riferimento si ferma invece a 41 giornate. Ancora più significativo il dato relativo alle notti tropicali, che a Terni hanno raggiunto quota 53. Ciò significa che per quasi due mesi all'anno le temperature notturne non sono mai scese sotto i 20 gradi, riducendo drasticamente il naturale raffrescamento dell'ambiente urbano.
Particolarmente critico risulta il dato sulle ondate di calore. A Terni ne sono state registrate 75 nell'arco dell'anno, ben 27 in più rispetto alla media nazionale di riferimento fissata a 48.
Un valore che colloca il capoluogo ternano tra le realtà italiane maggiormente esposte ai fenomeni di surriscaldamento.
Ancora più evidente il dato relativo al caldo africano. Le giornate con temperature pari o superiori ai 34 gradi sono state infatti 35, quasi il doppio rispetto a quelle registrate a Perugia. Numeri che confermano come la particolare conformazione geografica della conca ternana favorisca l'accumulo del calore e renda più difficile la dispersione delle masse d'aria calda durante i mesi estivi.
L'analisi prende in considerazione anche altri indicatori meteorologici. A Perugia è stato registrato un solo giorno classificato come evento estremo, contro una media nazionale di due. Nessuna giornata di gelo e nessun episodio di nebbia con visibilità inferiore ai mille metri completano il quadro del capoluogo regionale.
Terni ha invece registrato due eventi estremi, quattro giorni di gelo e undici ore complessive di piogge intense, definite come precipitazioni superiori ai 15 millimetri all'ora.
Perugia si è fermata a quattro ore annue di precipitazioni particolarmente intense.
I dati dell'Indice di vivibilità climatica raccontano una trasformazione che non riguarda soltanto il meteo, ma incide sempre più sulla qualità della vita delle persone, sull'organizzazione delle città e sulla gestione degli spazi urbani. L'aumento delle temperature medie, la crescita delle notti tropicali e la frequenza delle ondate di calore rappresentano fenomeni che influenzano salute pubblica, consumi energetici, mobilità e pianificazione territoriale.
Perugia continua a mantenere un livello di vivibilità climatica complessivamente soddisfacente, ma i numeri evidenziano come anche il capoluogo regionale non sia immune agli effetti del cambiamento climatico.
Terni, invece, si conferma una delle realtà italiane più esposte al fenomeno, con indicatori che fotografano una crescente pressione climatica e pongono nuove sfide sul fronte dell'adattamento urbano, della sostenibilità ambientale e della tutela della salute pubblica.
Una tendenza che, secondo gli esperti, è destinata a consolidarsi nei prossimi anni e che rende sempre più urgente l'adozione di strategie capaci di mitigare gli effetti delle temperature estreme nei contesti urbani.