Il processo a carico di un 21enne di Città di Castello, accusato di tentato omicidio nei confronti di un collega, si è chiuso con un patteggiamento e 3 anni e 4 mesi di reclusione. I fatti risalgono alla scorso 23 luglio.
Un caso molto simile capitò ad Assisi pochi giorni dopo. Si è chiusa nei giorni scorsi la vicenda giudiziaria che vedeva un 21enne, italiano di origini serbe residente a Citerna, a pochi chilometri da Città di Castello, accusato di tentato omicidio nei confronti di un ex collega che lo aveva rimproverato.
L'imputato, rivela Umbria24.it, avrebbe patteggiato a una pena concordata di tre anni e quattro mesi di reclusione. Il 21enne fu arrestato dai carabinieri di Città di Castello per aver colpito con più coltellate un collega di lavoro, in via Franchetti, lo scorso 23 luglio 2025.
Posto in stato di fermo per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, la sua posizione si aggravò con l’iscrizione nel registro degli indagati per tentato omicidio e porto ingiustificato di oggetti atti a offendere, con emissione di un provvedimento cautelare, trasformando le precedenti misure (obbligo di firma e di dimora) in arresti domiciliari presso l’abitazione dei genitori a Citerna.
La decisione aveva alcune motivazioni: la gravità dei fatti, la pericolosità dell’indagato e il pericolo di reiterazione di reati analoghi, considerando i suoi precedenti penali nonostante la giovane età.
Secondo quanto emerso negli atti, il 21enne avrebbe aggredito l'ex collega, compiendo "atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte del collega di lavoro presso un’enoteca di Città di Castello, attingendolo ripetutamente con un coltello al fianco e alle braccia".
Il tutto sarebbe partito da un rimprovero del collega per un ritardo del 21enne sul luogo di lavoro da cui è susseguito un diverbio. L'imputato avrebbe raggiunto alle spalle il collega lungo via Franchetti, colpendolo con un coltello a serramanico, per poi darsi alla fuga. Il ferito era stato soccorso e trasportato in ospedale, con una prognosi di 45 giorni.
Dopo l’accoltellamento, i Carabinieri di CIttà di Castello si erano recati presso l’abitazione dell’indagato, dove il padre avrebbe provato a nasconderlo mentre il giovane cercava di fuggire lanciandosi da una finestra. Durante la perquisizione domiciliare sarebbero stati sequestrati un tirapugni, tre spray capsicum, un cacciavite, un bisturi e il coltello utilizzato nell’aggressione, che risultava lavato per eliminare eventuali tracce di sangue.
Il 21enne, difeso dall'avvocato Eugenio Zaganelli durante il processo, ha patteggiato a 3 anni e 4 mesi di reclusione. La pena è superiore rispetto all’ipotesi iniziale di accordo, perché nel tempo si sono aggiunte ulteriori contestazioni.
A essere contestati sono anche tre episodi di evasione dai domiciliari, relativi all’allontanamento dall’abitazione di Citerna dove il giovane era sottoposto alla misura cautelare.
"In uno di questi casi - come riportato negli atti - il giovane, pur trovandosi agli arresti domiciliari, si sarebbe allontanato dall'abitazione senza autorizzazione violando le prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria".