Un cittadino albanese di 32 anni è stato tratto in arresto dalla Polizia di Stato di Perugia, per i reati di minaccia e resistenza a Pubblico Ufficiale. Il classe 1993 si era reso protagonista di una lite all'interno di un bar di Città di Castello. Nei suoi confronti è arrivato l'obbligo di dimora presso il comune di Umbertide e la misura del "Daspo Willy".
Altro episodio punito col "Daspo Willy". Il personale della Polizia di Stato di Perugia è intervenuto presso un esercizio pubblico di Città di Castello individuando due avventori intenti a discutere con toni accesi e atteggiamenti provocatori.
Dopo aver cercato di riportare la calma, gli agenti hanno identificato le parti, constatando fin da subito l’atteggiamento ostile e poco collaborativo del 32enne, visibilmente in stato alterato.
Durante il controllo di polizia, l’uomo avrebbe provato ad aggredire il rivale, ma è stato bloccato da uno degli agenti che, è stato spintonato, aggredito e minacciato dal cittadino albanese.
Dopo averlo accompagnato presso gli uffici del Commissariato, il 32enne è stato tratto in arresto per i reati di minaccia e resistenza a Pubblico Ufficiale.
Il Gip ha convalidato l'arresto disponendo l’applicazione della misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di Umbertide.
Nei suoi confronti, inoltre, il Questore ha emesso il provvedimento del "Daspo Willy" nei confronti del 32enne al quale sarà vietato l’accesso al pubblico esercizio teatro dell’evento per la durata di due anni.
Il "Daspo Willy" è una misura finalizzata dal Questore per prevenire ulteriori episodi di violenza e a garantire maggiore sicurezza nei luoghi di aggregazione. Il "Daspo Willy" è stato introdotto nel dicembre 2020, dopo il tragico omicidio di Willy Monteiro, un giovane ucciso a Colleferro (Roma).
L'obiettivo è tutelare la sicurezza dei cittadini che frequentano regolarmente questi luoghi, prevenendo nuovi episodi di violenza. Tale provvedimento rappresenta un divieto di accesso a pubblici esercizi e locali di intrattenimento.
Nello specifico, la violazione del provvedimento può comportare gravi conseguenze, tra cui una pena detentiva da 1 a 3 anni di carcere e una multa che può variare tra i 10.000 e i 24.000 euro.
Nel quadro normativo italiano, il reato di resistenza a pubblico ufficiale è previsto dall’articolo 337 del Codice Penale, che punisce chiunque, mediante violenza o minaccia, si oppone a un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni.
La pena prevista è la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se la condotta è accompagnata da atti di violenza fisica, come aggressioni o tentativi di fuga che mettono in pericolo l’incolumità degli agenti, il giudice può valutare anche l’aggravante delle lesioni personali (articolo 582 c.p.).