Il dimensionamento scolastico voluto dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, in Umbria continua a suscitare battaglie su ogni fronte. Prima il commissarimaneto delle deleghe occorso perché la Regione non si è adeguata alle direttive ministeriali. E ora, con l'intervento effettivo del commissario, Ernesto Pellecchia, le due dirigenze in meno che erano state al centro del lungo braccio tra governo regionale e governo nazionale, che dovranno diventare realtà. O dovrebbero. Il condizionale è d'obbligo perché né Gubbio né a Città di Castello - che perderebbero una dirigenza ciascuno - hanno intenzione di procedere agli accorpamenti. Lo scontro è aperto e dall'amministrazione tifernate stanno già preparando il ricorso al Tar.
"L’amministrazione comunale di Città di Castello - si legge in una nota - ha attivato le procedure per la presentazione di un ricorso al Tar contro il decreto direttoriale 62 del 28 gennaio 2026 che definisce l’assetto dell’organizzazione del sistema scolastico della regione Umbria nell'anno 2026/2027".
Le delibera dell'Ufficio Scolastico Regionale (USR) è stata pubblicata mercoledì 28 gennaio. Il Comune di Città di Castello ha avanzato richiesta di accesso agli atti, già depositata presso l'USR, per conoscere le "motivazioni che non sono state pubblicate e che siamo tenuti a sapere, perché sono il fondamento dell’accorpamento di istituti".
Nel frattempo sono partite anche due missive, una al Mim e l'altra al direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Umbria, "nella sua veste anche di commissario ad acta per il dimensionamento scolastico" per richiedere un confronto urgente.
Il sindaco Luca Secondi e l'assessora alle politiche scolastiche Letizia Guerri hanno parlato di "Una decisione arrivata come un fulmine a ciel sereno, senza un minimo confronto, una minima interlocuzione da parte dei livelli istituzionali preposti, fatto questo che onestamente dispiace e rende ancora più inaccettabile quanto sta accadendo".
Nel piano iniziale del dimensionamento, infatti, oltre a Gubbio che era in ballo da tempo, c'erano altre due Direzioni didattiche di Terni. Qui era previsto l'accorpamento tra la 'Don Milani' e la 'De Filis' che invece non sono state toccate mentre la scelta del commissarrio è ricaduta sul tifernate.
La decisione del commissario a Città di Castello è stata fortemente contestata dall'amministrazione comunale che fin da principio ha annunciato battaglia in ogni sede. "L’accorpamento deciso per Città di Castello - spiegano isindaco e assessora - non è fondato ed è illogico perché con direzioni didattiche dai numeri altissimi, 800 studenti cadauna, si andrebbero a definire due istituti comprensivi tra i più grandi in Umbria, mentre in altre città ci sono direzioni didattiche con numeri molto inferiori".
A rendere la questione ancora più complessa sul piano logistico c'è la demolizione della Dante Alighieri- oggetto di un intervento previsto dal Pnrr - dove i lavori però non stanno procedendo col Comune che ha diffidato la ditta appaltatrice. "Dividere inoltre la Dante Alighieri dalla Giovanni Pascoli è assurdo - osservano su questo Secondi e Guerri - perché la Dante Alighieri, interessata da un intervento del PNRR attualmente fermo in conseguenza della rescissione contrattuale per inadempienza da parte dell’azienda a cui ha affidato i lavori Invitalia, non c’è più e vengono divisi due istituti che hanno attualmente una sola sede. Ecco perché reagiamo ed ecco perché daremo seguito a tutte le azioni in nostro potere con fermezza e determinazione per tutelare il sistema scolastico e gli studenti di Città di Castello da quella che riteniamo un’autentica ingiustizia”
"L’auspicio – concludono i due amministratori – è che si comprenda che siamo di fronte a un provvedimento sbagliato in modo sostanziale e che si abbiano la forza, il coraggio e l’onestà intellettuale di tornare indietro per rivedere una decisione che ferisce l’intera comunità di Città di Castello".