Dietro la vetrina di un ristorante di Città della Pieve, dove per mesi aveva lavorato a stretto contatto con il titolare, la fiducia si è trasformata in tradimento. Una relazione professionale ordinaria, costruita sulla quotidianità del lavoro, si è infranta in pochi minuti. Nei giorni successivi alle festività natalizie, una dipendente, già nota alle forze dell’ordine, è stata denunciata per furto aggravato su autovettura dopo aver infranto il parabrezza dell’auto del datore di lavoro e aver sottratto una borsa contenente alcune migliaia di euro, corrispondenti all’incasso del periodo natalizio.
L’episodio ha dato avvio a una rapida e articolata attività investigativa condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Città della Pieve, intervenuti a seguito di una chiamata al 112 - Numero Unico di Emergenza. A chiedere aiuto è stato lo stesso titolare del ristorante, che ha segnalato la presenza di un soggetto intento a colpire con violenza il parabrezza della propria autovettura, parcheggiata nei pressi del locale.
Quando i militari sono giunti sul posto, il danno era già stato consumato. Il parabrezza della vettura, descritta come di elevato valore, risultava completamente sfondato. Il danneggiamento non aveva un fine dimostrativo ma funzionale: consentire l’accesso all’abitacolo e appropriarsi di una borsa nascosta sotto il sedile, all’interno della quale erano custodite alcune migliaia di euro. Denaro che rappresentava l’incasso dell’attività commerciale relativo all’intero periodo natalizio, non ancora versato in banca a causa della chiusura degli sportelli durante le festività.
Nel corso dei primi accertamenti, i Carabinieri hanno repertato una serie di tracce ematiche, ritenute compatibili con le modalità dell’azione violenta. Contestualmente sono stati acquisiti i filmati del sistema di videosorveglianza installato nell’area del parcheggio. Le immagini hanno mostrato un soggetto impacciato, con in mano un martello da carpentiere, vestito con abiti maschili ma con fattezze riconducibili a una donna. Il volto era nascosto da un cappuccio, ma corporatura e movenze hanno orientato fin da subito i sospetti degli investigatori.
Nonostante il tentativo di camuffamento, gli operanti hanno iniziato a ipotizzare che potesse trattarsi di una dipendente del ristorante, già conosciuta dalle forze dell’ordine e fisicamente compatibile con la persona ripresa nei filmati. Un’intuizione investigativa che ha trovato conferma in tempi rapidi, grazie a un’attività coordinata e svolta sotto la direzione del Pubblico Ministero di turno della Procura della Repubblica di Perugia.
La svolta è arrivata con la perquisizione domiciliare della sospettata. All’interno dell’abitazione, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno rinvenuto e sequestrato parte della refurtiva, i capi di abbigliamento indossati durante il furto e sostanza stupefacente del tipo cocaina. Elementi che hanno consolidato il quadro indiziario e portato alla denuncia in stato di libertà della donna per furto aggravato su autovettura.
Nel raccogliere la denuncia del commerciante, è emerso anche un precedente significativo. Solo pochi mesi prima, la stessa dipendente era stata ripresa mentre occultava le mance destinate all’intero staff del ristorante. In quella circostanza, il titolare aveva scelto di non procedere formalmente, concedendo una possibilità di ravvedimento. Una decisione che oggi appare come l’ultimo tentativo di salvaguardare un rapporto di lavoro ormai compromesso.
Secondo quanto riferito dagli inquirenti, “la posizione dell’indagata è attualmente al vaglio dell’Autorità Giudiziaria”. L’indagine prosegue ora sul piano giudiziario, mentre la vicenda lascia sul territorio un segno profondo. Non solo per il danno economico subito, ma per il valore simbolico di una fiducia tradita all’interno di un contesto lavorativo ristretto.
Il caso di Città della Pieve restituisce l’immagine di una comunità colpita da un episodio che va oltre la cronaca nera. Racconta di rapporti professionali incrinati, di scelte mancate e di un confine sottile tra opportunità concessa e responsabilità disattesa. Ora spetterà alla magistratura chiarire ogni aspetto della vicenda e accertare le responsabilità, mentre per il titolare resta la consapevolezza che il danno più difficile da riparare non è stato quello al parabrezza, ma quello alla fiducia.