12 May, 2026 - 23:30

Cinghiali: “La Polizia provinciale coordini gli abbattimenti”. Bandecchi: “Costi alle stelle, li scaricano sui cacciatori”

Cinghiali: “La Polizia provinciale coordini gli abbattimenti”. Bandecchi: “Costi alle stelle, li scaricano sui cacciatori”

La guerra ai cinghiali, in provincia di Terni, si combatte ormai su due fronti. Quello, concreto e quotidiano, degli allevatori e degli automobilisti che vedono i branchi invadere strade e colture. E quello, altrettanto aspro, delle competizioni istituzionali tra chi dovrebbe gestire l’emergenza. Una lettera spedita nelle scorse ore dalla Provincia alla Regione Umbria e all’Ambito territoriale di caccia (Atc) n. 3 ha rotto un silenzio che durava da mesi: l’amministrazione provinciale vuole che alla Polizia provinciale venga riconosciuto, finalmente e in modo effettivo, il ruolo di coordinamento delle operazioni di abbattimento previsto dalla legge. Perché senza un’autorità che tenga le fila, avverte il presidente Stefano Bandecchi, si rischia di perdere non solo la legittimità degli interventi, ma anche la sicurezza di chi vi partecipa. Mentre i costi della gestione, denuncia lo stesso presidente, continuano a lievitare a carico dei cacciatori. Sullo sfondo, l’ombra lunga della peste suina africana e un’ordinanza commissariale che, nelle intenzioni, dovrebbe invece chiarire le competenze.

Il documento, firmato dal comandante della Polizia provinciale, è un richiamo secco alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, quella fondamentale sulla caccia. La norma, ricorda la Provincia, assegna alle Regioni il compito di controllare la fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia attraverso piani specifici. Ma l’esecuzione di quei piani - recita il testo - deve avvenire “sotto il coordinamento della Polizia provinciale”. Parole chiare, sulla carta. Nella pratica, secondo quanto si legge nella lettera, quel coordinamento è stato finora interpretato in modo riduttivo, quasi come una mera informativa postuma, svuotando di senso il ruolo di vigilanza attiva che la legge vorrebbe.

Bandecchi attacca: “Costi scaricati sui cacciatori, tra quote Atc e fascette per i capi abbattuti”

Non è solo una questione di gerarchie. Il presidente della Provincia, Stefano Bandecchi, alza il tono e allarga il tiro, portando la polemica su un terreno economico che brucia. Mentre le istituzioni discutono di competenze, i numeri parlano chiaro.

“Il ruolo della Polizia provinciale è fondamentale nell’attività di coordinamento, vigilanza e controllo”, sottolinea Bandecchi“Tutti gli interventi - ricorda - devono essere coordinati solo ed esclusivamente dagli agenti della Polizia provinciale. Mentre l’emergenza cinghiali è reale - fa notare - i costi di gestione del settore venatorio vengono scaricati inesorabilmente dalla Regione sui cacciatori. Ne sono un esempio l’aumento delle quote Atc e la spesa per le fascette inamovibili per marcare i cinghiali abbattuti durante le attività di controllo e selezione”.

Un sistema, quello descritto da Bandecchi, che affida ai cacciatori volontari il grosso delle operazioni di contenimento, ma che allo stesso tempo chiede loro un sacrificio economico crescente. Le quote annuali per l’adesione agli Atc sono aumentate, e ogni capo abbattuto deve ora essere marcato con fascette speciali - un costo aggiuntivo, non previsto in passato, che grava interamente sulla tasca di chi presta servizio sul campo. Una contraddizione, secondo il presidente, difficile da far digerire a chi già opera in condizioni di rischio.

Coordinamento a rischio, la Provincia avverte: interventi senza Polizia provinciale sono irregolari

Ma il cuore della lettera è un altro, ed è un avvertimento che nessuno può permettersi di ignorare. La Polizia provinciale, si legge nel documento, non può e non vuole assumersi responsabilità per attività di controllo che non siano state preventivamente comunicate, concordate e coordinate. L’assenza di un coordinamento formale, spiega la missiva, non è un dettaglio burocratico: “può determinare una carenza dei presupposti organizzativi e procedurali richiesti dalla normativa vigente, tale da rendere l’operazione di controllo con armi non conforme alle disposizioni di legge e, pertanto, suscettibile di essere qualificata come attività svolta in condizioni di irregolarità o illiceità sotto il profilo amministrativo e della sicurezza”.

Tradotto: senza il via libera e la supervisione della Polizia provinciale, un cacciatore che spara a un cinghiale anche in piena regola potrebbe ritrovarsi, dal punto di vista legale, in una zona grigia molto pericolosa. Una responsabilità che nessuno, né i volontari né l’amministrazione, è disposto a farsi carico.

Non solo. La Provincia ha voluto blindare la sua richiesta richiamando anche l’ordinanza n. 1 del 2026 del Commissario straordinario alla peste suina africana. Un documento che, lungi dal ridimensionare il ruolo della polizia provinciale, lo conferma e lo rafforza: la Polizia provinciale è infatti indicata come il soggetto deputato al coordinamento, alla vigilanza e al controllo delle attività di gestione e contenimento, “con particolare riferimento all’impiego di armi da fuoco e ad attività che si svolgono in contesti complessi e caratterizzati da elevati profili di rischio, a maggior ragione nelle attività notturne”.

Le operazioni di contenimento della specie contro la peste africana aprono il problema delle regole 

Le operazioni in questione non sono battute di caccia tradizionali in aperta campagna. Gli interventi di contenimento dei cinghiali, ricorda la Provincia, possono avvenire “nell’arco delle 24 ore”, in zone vietate alla caccia, nei parchi, ma anche in prossimità di case, strade, scuole, centri abitati e addirittura in ambito urbano o periurbano. In questi contesti, un errore può costare caro. Per questo, la Provincia chiede regole chiare: ogni intervento deve essere comunicato alla Polizia provinciale almeno 48 ore prima dell’esecuzione, con tutti gli elementi necessari a valutare rischi e interferenze con altre operazioni in corso. Solo così, spiega la lettera, la Polizia potrà effettuare verifiche e sopralluoghi preventivi, analizzare possibili conflitti e garantire “il corretto coordinamento delle attività”.

La conclusione della missiva non lascia spazio a interpretazioni: “Tutti gli interventi - conclude la lettera - che dovessero essere svolti senza il passaggio preventivo attraverso la Polizia provinciale, saranno da considerarsi non coordinati e quindi mancanti di un elemento di legittimazione”.

Ora la parola passa alla Regione e all’Atc 3. Dovranno rispondere, e presto, perché il tempo delle emergenza non aspetta le beghe burocratiche. I cinghiali continuano a moltiplicarsi, gli incidenti aumentano, e i cacciatori, sempre più soli e gravati da costi crescenti, aspettano di sapere con quali regole giocare la prossima partita.

AUTORE
foto autore
Federico Zacaglioni
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE