La Regione Umbria è stata condannata a risarcire un cittadino di Acquasparta per i danni subiti alla propria auto dopo un incidente con un cinghiale avvenuto nel novembre 2019 lungo la strada statale 3 bis Tiberina, nel tratto compreso tra Terni e Acquasparta.
A stabilirlo è stato il giudice di pace di Terni, Helenia Ercoli, che ha riconosciuto all’automobilista un risarcimento pari a 3.650 euro, oltre interessi e rivalutazione monetaria, per i danni materiali e le spese necessarie al ripristino del veicolo.
Il sinistro risale a una notte del novembre 2019, quando l’uomo, alla guida della propria Mercedes Classe A, si è trovato improvvisamente davanti un cinghiale che aveva attraversato la carreggiata. L’impatto è stato inevitabile e l’animale è morto sul colpo.

Sul posto è intervenuta la Polizia di Stato per i rilievi di rito. Dagli accertamenti è emerso che la velocità del mezzo era commisurata alle condizioni generali della strada e che non vi erano elementi tali da attribuire una responsabilità diretta al conducente. È stata inoltre rilevata l’assenza di segnaletica specifica relativa all’attraversamento di animali selvatici e di particolari dispositivi di sicurezza nel tratto interessato.
Fortunatamente l’automobilista non ha riportato conseguenze fisiche, ma i danni al veicolo sono stati significativi, rendendo necessario un intervento di riparazione.
Il tratto della SS3 bis Tiberina interessato dall’incidente è già stato teatro di altri episodi gravi. Nel settembre 2020, infatti, un 54enne di Acquasparta perse la vita dopo aver urtato un ungulato ed essere finito contro un albero.
Si tratta di un’area in cui il fenomeno della presenza di fauna selvatica lungo la carreggiata è noto e che negli anni ha alimentato preoccupazioni tra i residenti e gli automobilisti che percorrono quotidianamente quella strada.
Dopo l’incidente, il cittadino ha deciso di citare in giudizio la Regione Umbria per ottenere il risarcimento dei danni subiti. A rappresentarlo sono stati gli avvocati Antonella Dello Stritto e Loris Mattrella, che hanno sostenuto la responsabilità dell’ente in relazione alla gestione della fauna selvatica.
La tesi difensiva si è fondata sul principio secondo cui la fauna selvatica rientra nella sfera di competenza della Regione, cui spetta il compito di programmazione e coordinamento in materia di pianificazione faunistico-venatoria e di contenimento della proliferazione degli ungulati.
Il giudice di pace ha accolto le argomentazioni della parte attrice, ritenendo provati sia l’evento sia il nesso di causalità tra l’impatto con il cinghiale e i danni riportati dal veicolo.
Nelle motivazioni si legge che “è emersa chiaramente la prova dell’evento, del nesso di causalità tra l’evento ed il danno, nonché la condotta colposa in concreto della Regione Umbria, non avendo fornito la prova di aver correttamente realizzato le campagne volte al contenimento della proliferazione della fauna selvatica”.
In particolare, il giudice ha rilevato che la Regione non ha dimostrato di aver adottato, nella zona in cui è avvenuto il sinistro, le cautele esigibili per adempiere al proprio compito di pianificazione e coordinamento, né di aver dato concreta attuazione alle misure necessarie.
La sentenza si inserisce nel solco di un contenzioso sempre più frequente legato agli incidenti causati da animali selvatici. Il tema della responsabilità dell’ente pubblico è spesso al centro di dispute giudiziarie, soprattutto in territori caratterizzati da un’elevata presenza di ungulati.
Negli ultimi anni la Regione Umbria ha annunciato interventi e stanziamenti per fronteggiare il fenomeno, compresi fondi destinati al risarcimento dei danni ai veicoli causati dalla fauna selvatica. Tuttavia, i casi concreti continuano ad arrivare nelle aule giudiziarie, dove viene valutata, di volta in volta, l’effettiva adozione delle misure preventive e di contenimento.

La decisione del giudice di pace di Terni rappresenta un precedente importante per i cittadini che si trovano coinvolti in incidenti analoghi. Il riconoscimento della responsabilità della Regione si fonda non su un principio automatico, ma sulla verifica puntuale della condotta dell’ente e della prova del nesso causale tra evento e danno.
Nel caso specifico, l’assenza di segnaletica e la mancata dimostrazione di adeguate misure di controllo della fauna hanno pesato nella valutazione finale.
Per il cittadino di Acquasparta si chiude così una vicenda durata diversi anni, con il riconoscimento di un risarcimento economico che copre i danni materiali subiti. Resta aperta, più in generale, la questione della sicurezza stradale in aree interessate dalla presenza di animali selvatici e del ruolo delle istituzioni nella prevenzione di episodi che, come dimostrano i precedenti, possono avere conseguenze ben più gravi.