02 Apr, 2025 - 21:30

Chiusura edicola storica a Terni: addio al chiosco di via Leopardi

Chiusura edicola storica a Terni: addio al chiosco di via Leopardi

A Terni si spegne un altro presidio di quartiere. Il chiosco tra via Leopardi e via Manzoni ha abbassato la saracinesca il 29 marzo, dopo diciannove anni sotto la guida di Massimiliano Battistelli. Un pezzo di città che se ne va in silenzio, sotto il peso di conti che non tornano e di un mestiere che da tempo arranca. L'edicola, radicata nel tessuto urbano da ben prima della gestione attuale, ha stretto i denti finché ha potuto. Poi ha dovuto arrendersi a un'equazione che non lascia spazio alla nostalgia.

Perché l'edicola ha chiuso: i motivi spiegati dal titolare

"Tanto impegno, tanto sacrificio e zero guadagni", racconta Battistelli, che ha deciso di lasciare il bancone per voltare pagina. Il mestiere, dice, non sta più in piedi: le uscite superano di gran lunga le entrate, e l'equilibrio economico non regge. Alle spese fisse che corrono, si aggiunge un mercato editoriale che si restringe ogni giorno. Nessuno all'orizzonte pronto a rilevare l'attività. Il chiosco verrà smontato, pezzo dopo pezzo, come una scenografia a fine spettacolo.

Le edicole che hanno chiuso a Terni negli ultimi mesi

Negli ultimi dodici mesi, a Terni, si sono spenti molti fari che per decenni hanno illuminato angoli di vita quotidiana. Le edicole hanno chiuso una dopo l'altra: quella dei fratelli Ciarulli in viale della Stazione ha calato la serranda dopo sessantacinque anni, trascinandosi dietro una storia familiare fatta di albe, parole stampate e saluti al volo. E poi quelle in piazzale Adriatico, via Lungonera Savoia, via Carrara: tutte inghiottite da un silenzio che sa di resa.

Nel mosaico delle perdite, spicca anche quella di piazza Valnerina. Lì Stefano Palladino ha lasciato il bancone dopo quarantadue anni di servizio. Il suo chiosco non era solo una rivendita di giornali, ma una piazza dentro la piazza: rifugio di racconti, crocevia di abitudini, punto fermo per generazioni di residenti. "Per 42 anni questa rivendita di giornali ha tenuto unito un quartiere. È stata punto di riferimento per amici, colleghi, mamme, nonni, commercianti, operai", aveva raccontato con la voce rotta, mentre l’edicola veniva smontata come se si stesse strappando un pezzo di memoria collettiva.

I limiti di legge che frenano la trasformazione delle edicole

Tra i nodi più stretti da sciogliere c'è quello delle regole che imbrigliano ogni tentativo di reinventarsi. Qualcuno ha provato a introdurre piccoli oggetti, passatempi per l'infanzia, biglietti da grattare. Tentativi timidi, frenati da norme che lasciano poco spazio all'iniziativa. Intanto il cartaceo perde colpi, l'online guadagna terreno e i margini si assottigliano fino a scomparire. Dall'altro lato della bilancia, le spese: bollette, tributi e oneri che non concedono tregua.

Le proposte per salvare le edicole a Terni e in Umbria

A livello regionale si rincorrono da tempo progetti per tentare di frenare l’emorragia. Si va dall’idea di reinventare le edicole come snodi turistici, fino alla proposta di riconvertirle in piccole stazioni di servizio urbano, con funzioni ibride e distributori automatici. Suggestioni su carta che, finora, non hanno trovato concretezza. Il territorio resta in attesa, mentre i chioschi spariscono uno dopo l’altro.

L'appello di Confcommercio e la voce del territorio

"Il problema è che questa non è più un'attività redditizia, non esiste un contratto nazionale, non c'è stata evoluzione, costi e spese tante e niente guadagni", conclude Battistelli. Una dichiarazione che pesa come un macigno, scattata come una polaroid su un mestiere che per anni ha scandito le giornate di interi quartieri e che oggi viene archiviato in fretta, come fosse superfluo. Ma chi ha vissuto quelle albe dietro al bancone, sa che non lo era affatto.

La chiusura delle edicole come emergenza sociale

Il presidente di Confcommercio, Stefano Lupi, aveva colto nel segno: "Ogni edicola che chiude è una ferita sociale che non si rimargina". Un'affermazione che va oltre il lamento di categoria e fotografa una lenta disgregazione urbana. Ogni chiosco smontato è un angolo che perde voce, una routine che si spezza, un legame che si allenta. Terni si ritrova più silenziosa, meno connessa, più distante da se stessa.

AUTORE
foto autore
Francesca Secci
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE