06 Jun, 2026 - 11:40

Cgil Terni 130 anni: il segretario Landini contro il governo su industria ed energia, oggi l'ultima giornata della festa

Cgil Terni 130 anni: il segretario Landini contro il governo su industria ed energia, oggi l'ultima giornata della festa

I centotrent’anni di storia della Camera del Lavoro di Terni arrivano oggi al loro atto conclusivo, siglando settimane di mobilitazione che hanno riportato nelle strade l'identità profonda di una comunità sindacale. Tra la memoria storica custodita nella mostra fotografica di vico San Procolo - meta di studenti e istituzioni - e i dibattiti a cielo aperto di piazza Clai, la ricorrenza si è trasformata in un grande forum politico e sociale. Il culmine della celebrazione ha visto ieri sera la partecipazione del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha incrociato le istanze del territorio prima del concerto Jam Session con i Malalingua. Questa sera il sipario calerà formalmente con l'intervento di Fabrizio Russo, segretario generale della Filcams Cgil, accompagnato dalle note di Enrico Capuano e della Tammuriata Rock. Ma è la riflessione sul futuro del modello industriale italiano, sollevata dal leader di Corso d'Italia, a ridefinire i confini di un anniversario che si dimostra tutto tranne che una semplice celebrazione nostalgica.

Parlando a margine dell’incontro, il segretario generale ha tracciato un bilancio sullo stato di salute dell'organizzazione, legandolo a doppio filo alla tenuta democratica del Paese: “Cgil ha 130 anni e sta abbastanza bene, anzi, pensa di campare molti altri anni oltre i 130. E credo che in realtà questa è la storia del nostro Paese che dimostra come la democrazia, la crescita è frutto delle lotte, delle battaglie e del lavoro sostanzialmente delle persone.” Una vitalità che deve però misurarsi con le profonde trasformazioni tecnologiche e le minacce alla stabilità geopolitica. “I diritti del lavoro possono svilupparsi se c'è la pace, se al centro c'è la persona e non il mercato e non il profitto”, ha rimarcato il leader sindacale.

Dalle acciaierie di Terni alla crisi dell'automotive: l'assenza di investimenti che minaccia la manifattura italiana

Il contesto locale si fa specchio di una crisi strutturale che investe l’intera penisola. Se storicamente il Movimento Operaio Ternano ha rappresentato un'avanguardia nazionale, oggi il territorio sconta le incertezze di un sistema industriale fragile. Un declino non isolato, come evidenziato dallo stesso segretario generale, che ha richiamato i nodi irrisolti della siderurgia, a partire dall'Ilva, e le forti difficoltà del settore automobilistico legate ai ritardi di Stellantis, fino alla contrazione della chimica di base. Il nodo risiede nella riduzione strutturale degli investimenti sia pubblici che privati negli ultimi trent'anni, un vuoto che ha privato il Paese di una visione strategica sul proprio futuro manifatturiero.

Di fronte alle parziali misure europee sulle limitazioni alle importazioni d'acciaio, Maurizio Landini ha ribadito l'insufficienza di risposte puramente nazionali o basate sulla logica dei dazi, inadatte a invertire la rotta nel lungo periodo. “Serve che ci sia anche, noi lo diciamo da tempo, anche un nuovo piano di investimenti europeo bisogna superare la logica del debito pubblico e dell'assenza di investimenti”, ha spiegato il leader della Cgil. L'Italia, in questo scenario, sconta una doppia debolezza, stretta tra l'esaurimento imminente dei fondi del Pnrr e l'assenza di una politica energetica nazionale in grado di garantire l'autonomia alle imprese, elemento che storicamente ha decretato la nascita e lo sviluppo del polo industriale ternano.

La transizione energetica tra i limiti delle accise e lo scontro frontale sul decreto del primo maggio

Il dibattito si sposta inevitabilmente sulle strategie energetiche e sul contrasto alle misure economiche dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Il segretario della Cgil ha liquidato come una discussione “un po' surreale” il recente ritorno di interesse per l'energia nucleare nel dibattito pubblico italiano. “Questa storia di riprendere con l'energia nucleare che se va bene sarà tra 10 o 15 anni in realtà è uno specchietto per le allodole”, ha rimarcato Maurizio Landini, indicando nelle fonti rinnovabili, negli investimenti infrastrutturali e nello sdoppiamento del prezzo del gas le uniche strade percorribili nell'immediato per dare ossigeno a famiglie e imprese.

Altrettanto netto il giudizio sulle ultime dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, in merito alla possibile proroga del taglio delle accise fino a fine giugno. “Siamo ai pannicelli caldi”, ha liquidato il segretario, evidenziando come il Governo eviti di affrontare il nodo degli extraprofitti accumulati dalle grandi imprese energetiche pubbliche, i cui dividendi vengono distribuiti agli azionisti e a fondi stranieri anziché essere reinvestiti nel Paese.

L'affondo finale investe la gestione del mercato del lavoro e il contrasto alla precarietà salariale: “Il decreto 1° marzo è una follia. Si dimostra che qui non vogliono cancellare i contratti pirati qui vogliono addirittura legittimare ulteriormente i contratti pirati.” Per la Cgil, la palla deve tornare alla materia sindacale e alla trattativa aperta tra Cgil, Cisl, Uil e le associazioni datoriali, da blindare attraverso una legge sulla rappresentanza e l'introduzione di un salario orario minimo.

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Federico Zacaglioni
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