Il caso dello stadio-clinica di Terni scivola verso una nuova, profonda fase di paralisi istituzionale, stretto nella morsa tra promesse di sviluppo industriale e durissimi atti d'accusa di boicottaggio politico. La puntata del 15 giugno 2026 della trasmissione “Politica Oggi” condotta da Gianluca Nasi ha sollevato il velo sul grande stallo amministrativo che da anni blocca il progetto più discusso dell'Umbria meridionale. In uno studio televisivo segnato dall'assenza della Regione Umbria - con la presidente Stefania Proietti e l’assessore Thomas De Luca che hanno declinato l'invito -, il confronto ha visto schierati gli assessori comunali Sergio Anibaldi e Michela Bordoni, insieme al consigliere regionale Enrico Melasecche, con un netto intervento esterno del sindaco Stefano Bandecchi. Sul tavolo della discussione rimane congelato un piano da 60-70 milioni di investimenti privati e la promessa di 200 posti di lavoro diretti, un’operazione finanziaria e infrastrutturale trasformatasi in un labirinto di ricorsi, conferenze dei servizi, delibere e note contrassegnate dalla formula del sub judice. Mentre l'amministrazione rivendica la piena legittimità dell'iter, la frattura con Perugia rischia di far perdere alla città un treno economico decisivo.
L’immagine plastica di questa faglia istituzionale è racchiusa proprio in quelle sedie rimaste vuote nei laboratori televisivi del dibattito politico locale. Per Michela Bordoni, assessore al Comune di Terni, la mancata partecipazione dei vertici regionali rappresenta una precisa strategia di sottrazione al confronto diretto. “La dirigenza regionale preferisce nascondersi dietro giustificazioni incomprensibili rilasciate sui social media, alimentando una confusione sistematica tra i cittadini”, ha dichiarato l’esponente della giunta ternana, stigmatizzando l'atteggiamento di Palazzo Donini.
Secondo la ricostruzione dell'assessore, l'azione di freno mossa contro lo stadio-clinica non affonda le proprie radici in reali criticità di natura tecnica, bensì in una precisa e strutturata ostilità politica rivolta contro la figura del sindaco Stefano Bandecchi. Michela Bordoni ha evocato l'esistenza di un esplicito doppio standard all'interno delle dinamiche di potere della regione: “In Umbria assistiamo a una narrazione asimmetrica: quando un imprenditore storicamente vicino alla sinistra decide di investire sul territorio viene osannato dalle istituzioni, ma se un industriale a Terni sceglie di scendere direttamente in politica si trasforma immediatamente nel nemico pubblico da ostacolare e distruggere a ogni costo”. Un'analisi che sposta il baricentro del dibattito dall'alveo del diritto amministrativo a quello dello scontro elettorale permanente.

Un'analisi analoga viene tracciata da Enrico Melasecche, consigliere regionale ed ex assessore alle opere pubbliche, la cui memoria storica sul progetto risale ai primi tavoli tecnici istituiti nella Capitale. Enrico Melasecche ha puntato l'indice contro quelle che definisce le contraddizioni interne delle opposizioni, richiamando direttamente l'operato dell'esponente della Regione Umbria oggi assente dal tavolo. “Le motivazioni tecniche addotte dalla Regione servono solo a mascherare decisioni che sono, nella loro essenza, puramente politiche”, ha ammonito il consigliere.
La critica si fa circostanziata quando rievoca i passaggi d'aula del recente passato: “È paradossale notare come lo stesso Thomas De Luca, che oggi demonizza l'intero impianto del progetto dello stadio-clinica, nel 2021 avesse presentato in prima persona una mozione per chiedere con forza l’assegnazione di ben 200 posti letto sanitari, con il solo obiettivo di intercettare il consenso e il favore della tifoseria locale”. Secondo questa lettura, lo scontro attuale dimostrerebbe come le posizioni programmatiche sulla sanità dell'Umbria meridionale mutino radicalmente a seconda della convenienza elettorale del momento, penalizzando la pianificazione a lungo termine e lasciando l'intero territorio in una condizione di cronica incertezza economica.

Il compito di scardinare i rilievi tecnici sollevati da Perugia è spettato a Sergio Anibaldi, assessore comunale e storico project manager dell'intera operazione finanziaria. Con l’accuratezza analitica del tecnico prestato alla cosa pubblica, Sergio Anibaldi ha chiarito che la Conferenza dei Servizi si era conclusa con un esito formalmente positivo, smentendo i presupposti normativi utilizzati per rallentare l’opera. “Il vero cortocircuito informativo è nato attorno a un falso mito burocratico”, ha spiegato l'assessore, precisando i confini della richiesta municipale.
“Nessuno ha mai preteso che la Regione firmasse convenzioni immediate o concedesse l'accreditamento preventivo per una struttura sanitaria che ancora non esiste fisicamente sul territorio”, ha argomentato Sergio Anibaldi. La richiesta formale avanzata dal Comune di Terni si limitava esclusivamente al rilascio del permesso a costruire, subordinando la successiva attivazione all'effettivo inserimento dei posti letto all'interno della futura programmazione sanitaria regionale, seguendo un iter lineare previsto dalle leggi nazionali. L'assessore ha espresso un giudizio severo sulla scelta di congelare la pratica adducendo la pendenza della sentenza del TAR come sub judice: “Questo modo di procedere, senza scadenze certe e rispondendo sempre all'ultimo giorno utile senza un 'sì' o un 'no' chiaro, è amministrativamente inaccettabile”.

L’impatto di questo prolungato blocco amministrativo non si esaurisce nelle aule dei tribunali o nei palazzi della politica, ma produce conseguenze dirette sul bilancio pubblico e sui servizi ai cittadini. Enrico Melasecche ha ricordato che la mancata autorizzazione mette a rischio un investimento privato di 60-70 milioni di euro destinato alla realizzazione di un’opera di pubblica utilità come il nuovo impianto sportivo. “I ritardi accumulati nelle opere pubbliche non sono neutri, poiché fanno lievitare i costi dei materiali in modo esponenziale, rischiando di compromettere definitivamente la sostenibilità finanziaria dei progetti e rendendoli irrealizzabili in futuro”, ha spiegato il consigliere regionale.
A questo elemento si aggiunge la criticità dei conti della sanità umbra. I dati illustrati da Sergio Anibaldi fotografano un quadro di forte sofferenza sul fronte della mobilità passiva: se storicamente la regione registrava un deflusso di 34 milioni di euro all'anno per rimborsare le cure dei cittadini costretti a trasferirsi in strutture sanitarie fuori dai confini regionali, la cifra è drammaticamente salita a circa 50 milioni di euro nel 2025. “Rifiutare l'ingresso di capitali privati regolamentati sul territorio significa continuare a finanziare i sistemi sanitari delle regioni limitrofe, condannando Terni a una continua emorragia di risorse economiche e professionisti d'eccellenza”, ha concluso l'assessore.
A surriscaldare definitivamente lo scenario politico c'è stata l'intervista realizzata in Piazza Ridolfi, di fronte a Palazzo Spada, col sindaco Stefano Bandecchi. Il primo cittadino ha respinto con durezza i dubbi sollevati dagli uffici regionali in merito alle vicende societarie e alla continuità della Ternana Calcio, specificando la netta separazione tra i soggetti giuridici coinvolti. “La società proponente Stadium Spa è un'entità giuridica del tutto autonoma, provvista di un proprio capitale sociale indipendente e pienamente titolare della concessione amministrativa valida per l'edificazione dello stadio”, ha scandito Stefano Bandecchi.

Dal sindaco è arrivato un perentorio ultimatum legale indirizzato direttamente a Palazzo Donini, conseguente alla diffida formale già notificata dal Comune. “La Regione Umbria ha ormai soltanto un giorno e mezzo di tempo per sbloccare definitivamente l'iter autorizzativo”, ha avvertito il sindaco, prefigurando, in caso di ulteriore inerzia, la messa in mora totale dell'ente e l'avvio delle azioni legali per il risarcimento dei danni patrimoniali. Mentre l'opinione pubblica ternana si mostra divisa tra chi intravede nello stallo il fallimento di un'occasione di sviluppo causato da personalismi politici e chi difende l'integrità della sanità pubblica, Sergio Anibaldi ha indicato una possibile via d'uscita: rispolverare il formale Accordo di Programma sull'ospedale tra le due istituzioni, rimasto finora inevaso nei cassetti regionali. La giunta municipale ha chiuso il confronto confermando che, a tutela degli interessi della comunità, non verrà concesso alcun passo indietro.
"Non vedo una schiarita... - ha concluso Anibaldi - vedo una determinazione nostra comunque ad andare avanti e a non mollare. Assolutamente non si molla. Non si molla ad 1 cm".