04 Jul, 2026 - 09:00

Caso Bagnorese, lavori conclusi ma la strada resta bloccata dalle indagini: la Provincia di Terni cerca una soluzione

Caso Bagnorese, lavori conclusi ma la strada resta bloccata dalle indagini: la Provincia di Terni cerca una soluzione

Una striscia d’asfalto nuova, le barriere metalliche già posizionate per delimitare il senso unico alternato e un nastro inaugurale che, per ora, nessuno può tagliare. L'odissea della strada Bagnorese, arteria cruciale per i collegamenti del comprensorio di Orvieto e per l'economia del territorio, si arricchisce di un capitolo paradossale dove i cantieri finiscono e la burocrazia giudiziaria si blocca. La riapertura del tracciato era fissata per oggi, ma il subbuglio giudiziario che ha colpito i vertici amministrativi della Provincia di Terni ha congelato l'atto finale. Mentre a Palazzo Bazzani si cercano disperatamente soluzioni tecniche e percorsi alternativi per aggirare l'impasse e concedere il via libera alla circolazione, il presidente dell'ente, Stefano Bandecchi, affida ai social la propria verità. Mostra i lavori conclusi, rivendica l'efficacia dell'intervento e lancia strali polemici contro i suoi oppositori e la magistratura, aprendo un fronte di scontro istituzionale che coinvolge il Comune di Orvieto e riaccende i riflettori sulle competenze irrisolte della Regione Umbria.

L'impasse burocratica a Palazzo Bazzani e i 300 mila euro anticipati dalla Provincia

Il nodo che stringe la viabilità orvietana non è più tecnico, ma squisitamente amministrativo e procedurale. I lavori di messa in sicurezza, attesi da mesi da residenti e imprese, sono formalmente conclusi. A confermare lo sforzo finanziario e operativo dell'ente provinciale è il vicepresidente della Provincia di Terni, Francesco Maria Ferranti, che non nasconde la gravità del danno subito dal tessuto economico locale e delinea i contorni di un'operazione che ha visto l'amministrazione provinciale spingersi oltre le proprie strette competenze per supplire alle carenze strutturali di altri livelli istituzionali.

“Ci sono le imprese che utilizzano quella strada per il trasporto merci, quindi un danno economico e c'è anche un comitato civico, il comitato Bagnorese, che ne richiedeva l'apertura, c'è il sindaco d'Orvieto che sollecitava alla provincia e alla regione un giorno sì e l'altro pure, noi ci siamo fatti carico di questa criticità, abbiamo anticipato oltre 300 mila euro di lavori anche per conto della regione. Dell'Umbria che ne avrebbe competenze che ancora non l'ha fatto ci siamo impegnati a riaprire almeno una corsia per riprendere il transito su questa importante arteria via del nostro territorio e far diminuire il disagio affrontato da cittadini, imprese e da numerosi comuni del territorio” spiega con fermezza Francesco Maria Ferranti.

La macchina amministrativa si è inceppata a un metro dal traguardo, proprio nel momento in cui doveva essere siglata l'ordinanza di riapertura al traffico. L'inchiesta giudiziaria che ha travolto i vertici dell'ente ha di fatto privato l'ufficio tecnico della firma decisiva. “Eravamo pronti a poterla aprire oggi, gli events intercorsi di giovedì non l'hanno reso possibile perché chi doveva firmare l'ordinanza non lo può fare perché interessato dalle indagini in corso, però stiamo lavorando a fare in modo di assegnare questa competenza ad un'altra figura dell’ente e quindi seppur con un ulteriore ritardo che avrei preferito evitare presto di riaprirà al traffico” conclude il vicepresidente, delineando la strategia d'emergenza per ridare funzioni operative a Palazzo Bazzani.

L'affondo social di Bandecchi e la sfida aperta a chi ha chiamato in causa la Procura

Nel bel mezzo del cortocircuito burocratico, il presidente Stefano Bandecchi sceglie la via della comunicazione diretta e priva di filtri istituzionali per rivendicare la paternità dell'opera e attaccare frontalmente i suoi detrattori. Attraverso i propri canali social, il numero uno della Provincia ha mostrato le immagini della carreggiata completata, accompagnandole con parole sferzanti che lasciano poco spazio alla diplomazia: “La strada a Orvieto è finita per il momento a senso alternato. Io il mio lavoro lo faccio bene e pulito. Sarà che ho studiato meglio di chi lo fa con tanto clamore per non arrivare a niente e romperlo solo le scatole”.

La polemica, tuttavia, si fa ben più pesante quando tocca le vicende giudiziarie collegate all'appalto per la sistemazione stradale nell'orvietano. Stefano Bandecchi, coinvolto in prima persona dalle indagini, ha chiarito la sua posizione di totale rottura rispetto alle consuetudini amministrative, chiedendo alla Procura di farsi carico della riapertura della strada.

“Poteva aprire oggi, è pronta per essere aperta su una corsia, ma non riaprirà. Io non firmerò nulla” aveva tuonato il presidente in un video precedente, rivolgendosi in modo esplicito al procuratore di Terni. Secondo la ricostruzione del presidente della Provincia, senza l'intervento d'urgenza dell'ente da lui guidato, la strada Bagnorese sarebbe rimasta chiusa a tempo indeterminato: “se la Provincia non l'avesse messa a posto, non sarebbe mai stata riaperta”. Da qui, la provocazione finale all'indirizzo dei magistrati: “Il dirigente non può aprire: ci vada lei ad aprirla, dottore. Potrebbe aprire perché è pronta, faccia lei un provvedimento”.

Il capo di Palazzo Bazzani non ha risparmiato valutazioni pesanti sulla natura dei reati che gli vengono contestati, evocando gli spettri della legge Severino ed escludendo categoricamente l'ipotesi di fare un passo indietro o di rassegnare le dimissioni per alleggerire la propria posizione giudiziaria.

“I tre capi di accusa che la Procura di Terni mi contesta sono tutti nella legge Severino, reati per cui non si potrebbe più fare politica e non si deve più stare nel panorama pubblico nazionale. Se non voglio andare in galera, quindi, dovrei dimettermi oggi da presidente della Provincia di Terni: tutti sereni, starò sei mesi in galera poi una volta uscito continuerò a fare il mio lavoro. Figuriamoci se mi faccio piegare ora da persone che per portarmi in questa situazione, si inventano delle c... inaudite” ha concluso Stefano Bandecchi, blindando la sua poltrona.

I disagi dei cittadini di Canale e le contromisure del Comune di Orvieto

Mentre lo scontro politico e giudiziario si consuma sull'asse Terni-Orvieto, la pressione delle comunità locali si fa insostenibile. A farsi portavoce del malessere dei residenti, in particolare degli abitanti della frazione di Canale, è la sindaca di Orvieto, Roberta Tardani. La prima cittadina segue da vicino l'evoluzione del dossier e ha avviato una fitta rete di contatti con il vicepresidente della Provincia per fare in modo che le vicende della magistratura non finiscano per paralizzare la vita quotidiana e l'economia del territorio.

“Ho parlato con il vicepresidente della Provincia di Terni, Francesco Ferranti, sollecitandolo a trovare tutte le soluzioni possibili affinché si possa procedere alla riapertura a senso unico alternato della Strada Bagnorese come era programmato. Mi ha riferito che stanno predisponendo le procedure amministrative necessarie per consentire di sbloccare la situazione che si è venuta a creare dopo l’indagine della magistratura” ha reso noto Roberta Tardani tramite un intervento pubblico su Facebook.

La preoccupazione principale della sindaca resta la tutela di una popolazione stremata da mesi di deviazioni forzate e vie di comunicazione precluse, un quadro che rischia di peggiorare se i tempi dell'amministrazione provinciale dovessero allungarsi ulteriormente. “Quanto accaduto in questi giorni non deve avere ripercussioni sui cittadini di Canale che attendono di poter veder ripristinato un collegamento importante dopo mesi di disagi” ha sottolineato la sindaca di Orvieto, annunciando al contempo un piano di interventi straordinari sulla viabilità secondaria gestita direttamente dal Comune per alleggerire la pressione sul comparto. “Intanto lunedì e martedì prossimo, come annunciato, interverremo sulla strada de La Cacciata per asfaltare i tratti più critici e rendere maggiormente sicuro uno dei percorsi alternativi alla chiusura della Bagnorese” ha concluso Roberta Tardani, cercando di dare risposte immediate a un territorio sospeso tra efficienza dei cantieri e paralisi dei palazzi.

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Federico Zacaglioni
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