Non è più solo un problema di viabilità. È un collo di bottiglia che pesa sull’economia umbra, un muro contro cui si infrangono turismo e investimenti, un paradosso per cui la principale porta d’accesso dall’A1 verso la regione Umbria si trasforma regolarmente in una trappola per auto e tir. Il casello di Orte, nodo nevralgico che sorge fisicamente nel Lazio ma che rappresenta la via obbligata per chi arriva a Terni, Perugia e oltre, è tornato al centro del dibattito politico. A suonare la carica nell’Aula di Palazzo Cesaroni, è stato il consigliere Enrico Melasecche (Lega), che ha denunciato file chilometriche, rischi per la sicurezza stradale e un effetto deterrente ormai strutturale. Dall’altra parte, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Francesco De Rebotti, ha provato a tenere il filo della continuità, indicando una strada precisa: l’ampliamento con due stalli aggiuntivi all’attuale casello. Una soluzione che, se da un lato accende un barlume di concretezza, dall’altro rischia di essere solo un cerotto su una ferita che sanguina da decenni.
“Adesso - ha incalzato Melasecche in Aula - servono cronoprogramma e decisioni rapide. Basta con la burocratizzazione, bisogna passare dalle parole ai fatti".
Il problema non è nuovo, ma la sua urgenza è esplosa con la ripresa dei flussi turistici e le ambizioni di rilancio industriale della conca ternana. Il casello di Orte è la porta d’accesso principale per chi proviene da Roma e dal Sud Italia, ma la sua attuale configurazione infrastrutturale si è rivelata incapace di smaltire il traffico, generando ritardi che non sono più solo un fastidio per i pendolari.
Nel suo intervento durante il question time, Melasecche ha dipinto uno scenario da incubo per chiunque abbia provato a entrare o uscire dall’Umbria in determinati fine settimana. “In occasione di eventi di richiamo - ha spiegato - si registrano file chilometriche per uscire dal casello di Orte, con doppie file che risalgono il Raccordo Terni-Orte fino a Narni e che iniziano a formarsi già lungo la E45". Un corto circuito che costringe i turisti a strategie surreali: “Anticipare al primo pomeriggio la propria permanenza per evitare di trovarsi bloccati".
Una situazione che diventa ancora più critica durante le manutenzioni autostradali, quando i sistemi di pagamento veloce vengono vanificati. Ma il nodo non è solo logistico. Melasecche ha sottolineato come questa strozzatura rappresenti un evidente deterrente per il turismo verso l’Umbria, un messaggio implicito che scoraggia i visitatori. E c’è di più: nell’Area di crisi complessa Terni/Narni, dove si tenta il rilancio produttivo, è prevista anche la realizzazione del parco “Mirabilandia” in prossimità del casello. “Un intervento strutturale - ha insistito - non è più rinviabile".
La risposta dell’assessore De Rebotti è arrivata in Aula con il tono di chi sa di dover navigare tra competenze limitate e una burocrazia complessa. Pur non sminuendo la gravità della situazione, l’esponente della Giunta ha rivendicato la continuità con il lavoro avviato nella scorsa legislatura, sottolineando che “l’attenzione della Regione rimane costante".
Davanti al Consiglio, De Rebotti ha elencato le opzioni tecniche valutate: un nuovo casello più a nord (soluzione “complessa e costosa”), il potenziamento strutturale dell’attuale impianto e il miglioramento della rotatoria di svincolo con un bypass dedicato. Ma la soluzione “più idonea” su cui la Regione sta cercando di convergere è un’altra: l’ampliamento con due stalli aggiuntivi all’attuale casello.
“Stiamo lavorando - ha detto De Rebotti - affinché le interlocuzioni istituzionali con i soggetti competenti come Mit, Anas, Società Autostrade e Regione Lazio, proseguano così da giungere alla definizione e programmazione della soluzione infrastrutturale più idonea". L’assessore ha poi legato questa partita a un quadro più ampio, quello dei contratti di programma per le grandi infrastrutture, indicando il nodo di Orte come priorità insieme al “completamento della 675 e allo svincolo di Fabro".

Se la continuità dell’azione è un dato acquisito, a far scattare la scintilla nel confronto politico è stata la questione dei tempi. Nella sua replica, Melasecche ha voluto smarcarsi da qualsiasi tentativo di dilatazione burocratica, definendo l’intervento dei due stalli aggiuntivi “cosa abbastanza banale".
“Aprire due stalli in più è cosa abbastanza banale. La invito ad evitare la burocratizzazione della cosa - ha incalzato il consigliere, rivolgendosi all’assessore - Il confronto diretto con la società Autostrade può velocemente portare ad un investimento semplice. Così intanto si toglie quel tappo".
Un passaggio, questo, che ha trasformato la risposta istituzionale in un pressing serrato. Melasecche ha detto di apprezzare che “continuino le interlocuzioni” , ma ha messo in guardia dal rischio che il progetto resti impantanato in riunioni senza esiti. La sua richiesta è chiara: un cronoprogramma. “Mi auguro che si arrivi presto a un cronoprogramma, perché bisogna passare dalle parole ai fatti".

Al di là della dialettica politica, il caso Orte rappresenta oggi uno degli snodi più delicati per il futuro infrastrutturale della regione. La sua rilevanza trascende i confini provinciali e tocca la competitività stessa dell’Umbria. Il fatto che l’opera ricada in territorio laziale complica ulteriormente le cose, costringendo la Regione Umbria a fare da pungolo costante verso Roma. Ma con il completamento dei lavori di collegamento ferroviario della piattaforma logistica di Terni-Narni all’orizzonte, la pressione sul nodo stradale di Orte è destinata ad aumentare ulteriormente.
L’assessore De Rebotti ha parlato di “sostenibilità finanziaria” delle opere proposte, un cauto ottimismo che trova riscontro nella volontà di inserire Orte nei prossimi contratti di programma. La sfida, ora, è trasformare la soluzione tecnica dei due stalli in un cantiere veloce, evitando che l’ennesimo tavolo tecnico diventi l’ennesimo alibi per rimandare.
Per l’Umbria, sbloccare Orte significa restituire ossigeno a un’intera economia. Significa, come hanno ripetuto in coro sia la maggioranza che l’opposizione nel merito, permettere a chi arriva da fuori di non iniziare le vacanze con un’ora di coda.