Si fa sempre più critico il quadro per il settore delle costruzioni in Umbria, dove l’aumento dei prezzi dei materiali e le difficoltà nelle catene di approvvigionamento rischiano di compromettere la continuità dei cantieri. A lanciare l’allarme è Ance Umbria, che segnala una situazione in rapido deterioramento a seguito delle tensioni geopolitiche internazionali, con effetti diretti su costi, tempi e sostenibilità economica delle opere.
Fin dalle prime fasi del nuovo scenario internazionale, l’associazione ha attivato un monitoraggio costante sul territorio, raccogliendo segnalazioni diffuse da parte delle imprese.
“Anche in Umbria Ance - informa il presidente regionale Massimo Ponteggia - ha raccolto numerose segnalazioni da parte delle imprese riguardo rincari improvvisi ed in alcuni casi ingiustificati dei materiali da costruzione e delle fonti energetiche e crescenti criticità nelle catene di approvvigionamento. Da qui la necessità, sollecitata anche da Ance a livello nazionale, di interventi per arginare gli effetti speculativi che le tensioni geopolitiche stanno creando sui prezzi. Ma agire solo su carburanti e bollette non basta: serve una misura ad hoc anche per i materiali non soggetti alle accise”.
Un quadro che, secondo l’associazione, non può essere affrontato con strumenti ordinari, ma richiede misure specifiche e tempestive per evitare ripercussioni sull’intero comparto.
A destare maggiore preoccupazione sono i rincari che colpiscono i materiali più utilizzati nei cantieri, con incrementi che in alcuni casi risultano improvvisi e difficilmente sostenibili.
"Già dalla scorsa settimana, e con una drammatica accelerazione - spiega il vice presidente di Ance Umbria, Albano Morelli - stiamo ricevendo segnalazioni, da parte delle nostre imprese, di rincari dei materiali da costruzione. In particolare per i derivati petrolchimici, come il bitume il cui prezzo è praticamente raddoppiato. Ma rincari si evidenziano anche per altri materiali legati a produzioni altamente energivore, come l'acciaio e l'alluminio. E in generale, tutti i prodotti risentono degli aumenti dei costi di trasporto. Tra l'altro, evidenziamo con preoccupazione l'emergere di difficoltà nel reperimento di alcune forniture essenziali, con comunicazioni da parte dei fornitori circa l'impossibilità di garantire i tempi di consegna originariamente pattuiti”.
Non si tratta solo di un aumento dei costi, ma di una vera e propria crisi della filiera, che mette a rischio la programmazione dei lavori e la tenuta dei contratti già sottoscritti.
L'impatto della crisi risulta particolarmente rilevante in Umbria, dove il comparto edilizio è impegnato su due fronti strategici: da un lato i cantieri legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza, dall’altro gli interventi di ricostruzione post-sisma.
"Purtroppo - continua il presidente di Ance Umbria Massimo Ponteggia - gli effetti delle tensioni geopolitiche sulle materie prime riguardano tutta la filiera dell'edilizia, che nel territorio umbro è impegnata in uno sforzo importante per portare a termine i lavori del Pnrr nei tempi previsti, oltre che nella ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Tale situazione sta determinando un quadro di forte incertezza, con effetti rilevanti sulla sostenibilità economica dei contratti in corso e sulla programmazione delle attività di cantiere”.
Il rischio evidenziato è quello di rallentamenti o sospensioni, con possibili conseguenze anche sul rispetto delle scadenze fissate a livello nazionale ed europeo.
Per fronteggiare l'emergenza, Ance Umbria chiede misure straordinarie in grado di attenuare l’impatto dei rincari sulle imprese. “Ecco perché - prosegue Ponteggia - auspichiamo l'adozione di uno strumento per sterilizzare l'aumento del gettito fiscale derivante dall'incremento dei prezzi di tutti i materiali da costruzione che risentono in modo diretto o indiretto della crisi in atto”.
Una proposta che si inserisce nel solco delle misure già adottate in passato durante altre fasi di emergenza, come quella legata al conflitto russo-ucraino, e che mira a riequilibrare il rapporto tra costi sostenuti e margini operativi delle imprese.
Oltre agli interventi normativi, l’associazione richiama anche la responsabilità delle stazioni appaltanti nella gestione dei contratti pubblici.
"In tale difficile contesto - informa a questo proposito il vice presidente Morelli - Ance Umbria ha da subito offerto un concreto supporto alle imprese impegnate nell'esecuzione di lavori pubblici, affinché possano rappresentare tempestivamente alle stazioni appaltanti le criticità sopravvenute e richiedere l'attivazione degli strumenti previsti dall'ordinamento a tutela dell'equilibrio economico del contratto e della esecuzione delle opere nel rispetto del programma. Quello che chiediamo in particolare alle stazioni appaltanti, dato il momento critico ed i rischi conseguenti, è di non lasciare le imprese sole, anche nell'interesse della collettività, attivando le procedure ordinarie e straordinarie da gestire con la maggiore flessibilità, provvedendo laddove possibile alla rinegoziazione delle condizioni contrattuali di appalto (come consentito dal nuovo Codice appalti) o, in casi di necessità, alla sospensione o quantomeno alla proroga dei tempi di consegna delle opere, con disapplicazioni di penali, visto che eventuali ritardi dovuti al mancato approvvigionamento dei materiali non sono imputabili alle imprese”.
Il quadro delineato da Ance Umbria restituisce l’immagine di un settore in equilibrio sempre più precario, esposto a dinamiche globali che si riflettono direttamente sul livello locale. Il rischio, in assenza di interventi tempestivi, è quello di un effetto a catena sull’intero sistema economico regionale: rallentamento degli investimenti, perdita di posti di lavoro e difficoltà nel completamento delle opere pubbliche.
Per questo, il messaggio dell’associazione è chiaro: senza un’azione coordinata tra istituzioni, imprese e sistema degli appalti, le tensioni sui prezzi potrebbero trasformarsi rapidamente in una crisi strutturale del comparto edilizio.