Una situazione fuori controllo quella denunciata dal Sappe dell'Umbria, il Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria, all'interno del carcere di Orvieto. Secondo la ricostruzione nella tarda serata di mercoledì un detenuto magrebino, sotto l’effetto di psicofarmaci, ha incendiato la propria cella e distrutto molte delle suppellettili presenti per futili motivi. Il giorno seguente, ieri mattina, alcuni detenuti magrebini, hanno invece preso di mira un altro ristretto in articolo 21 - e quindi che non avrebbe dovuto avere contatti con gli altri ristretti - trasportandolo di peso nella sezione comune e costringendolo con la forza in un’area non consentita.
Il segretario nazionale del Sappe per l'Umbria Fabrizio Bonino, lancia un nuovo grido d'allarme sugli "ennesimi gravi disordini nella Casa di reclusione di Orvieto, teatro ormai quasi settimanale di eventi critici che mettono a rischio la sicurezza dell’intero istituto". Non è la prima volta infatti che nell'Istituto si verificano episodi particolarmente critici. Appena qualche settimana fa un detenuto ubriaco e sotto l'effetto di droghe aveva devastato l'infermeria e aggredito un agente.
Bonino punta il dito contro la carenza di organico spiegando che i fatti sono avvenuti "senza che i pochi e "abbandonati" poliziotti penitenziari presenti potessero intervenire, a causa dell’esiguità delle unità in servizio. Un organico - aggiunge - ridotto all’osso e mal distribuito, che impedisce qualsiasi azione tempestiva di contrasto. Il carcere di Orvieto è ormai una polveriera destinata a esplodere, dove i detenuti si muovono liberamente mentre la polizia penitenziaria è costretta a subire".
Molta l'amarezza anche perché, afferma il sindacalista, fino a qualche tempo fa la struttura di Orvieto era "un modello in fatto di trattamento, di rieducazione e di sicurezza". Le domande sono molte di fronte a certi avvenimenti che "ormai si ripetono con spaventosa regolarità nel carcere al centro della rupe".
Ma c'è anche altro, prosegue il segretario, proponendo uno spunto di riflessione verso la comunità locale ed le istituzioni. Da un lato, sostiene, prendono spesso piede iniziative per progetti di reinserimento dei ristretti e proposte anche per l'attivazione di un Garante comunale, ma chi, ogni giorno vive l'ambiente del carcere ha un punto di vista diverso. "Dispiace invece non sentire alcuna voce circa la resistenza di molti detenuti a qualsiasi forma di rieducazione e trattamento - sottolinea il sindacalista -. Nel frattempo, lo Stato conta e paga i danni materiali a strutture ed arredi, oltre al mantenimento ordinario di moltissimi di questi soggetti".
L'appello di Bonino è netto e senza mezzi termini: "Chi ha la responsabilità del carcere di Orvieto 'batta un colpo' e faccia sentire la propria autorevole voce. Metta in campo azioni concrete e incisive per salvaguardare l’incolumità di chi ogni giorno va a lavorare in quel penitenziario, invece di perdersi in inutili (ed a nostro modesto avviso "ipocrite") attestazioni di vicinanza e di ringraziamento al personale".
E sul garante aggiunge che "le uniche vere "vittime", gli unici eroi e anche gli unici bisognosi di un garante sono la polizia penitenziaria, gli educatori, il personale sanitario e tutte le persone che quotidianamente lavorano in quel contesto. A tutti loro la vicinanza e la solidarietà del Sappe, tutto il resto è fantasia".
Il primo sindacato della Polizia Penitenziaria sollecita quindi interventi urgenti per riportare sicurezza e ordine nella Casa di reclusione di Orvieto. Tra le priorità indicate figurano una più equa distribuzione del personale di polizia presente, con il potenziamento del reparto detentivo e la razionalizzazione degli uffici; l'adozione di misure disciplinari severe nei confronti dei detenuti responsabili dei disordini e la predisposizione di un piano straordinario di sicurezza interno "per restituire legalità e controllo".