Era il 29 giugno del 2020, con l'emergenza Covid che stava attraversando una delle sue fasi più difficili, quando a Perugia arrivò Raffaele Cantone a capo della Procura della Repubblica. Oggi, dopo quasi sei anni, il magistrato lascia ufficialmente la sede umbra per fare ritorno nella sua Campania, dove da lunedì 27 aprile sarà alla guida della Procura di Salerno. L'Ufficio perugino risponderà al procuratore aggiunto Gennaro Iannarone in attesa della nomina del nuovo procuratore.
In Umbria Cantone si è occupato di inchieste e casi importanti che ha seguito personalmente. C'è stata l'inchiesta sui dossieraggi con i presunti accessi abusivi alle banche dati della Procura antimafia nazionale, quella sull'esame farsa del calciatore Luis Suarez e il caso dell'ex magistrato Luca Palamara, per nominarne solo alcuni. E ancora, più recentemente, le morti di due giovanissimi che hanno scosso profondamente l'opinione pubblica, Andrea Prospero e l'omicidio di Hekuran Cumani, con entrambi i processi tuttora in corso.
In un'intervista pubblicata oggi sul Corriere dell'Umbria, Cantone ha tracciato un bilancio del suo lavoro nel capoluogo umbro, facendo il punto su emergenze, necessità ed esperienze vissute. Il quadro che dipinge sulla criminalità nel cuore verde d'Italia fa riflettere su diversi aspetti, a partire dall'uso di droge che ha definito "amplissimo", sia di quelle tradizionali che sintetiche, e trasversale dove le mafie dello spaccio "albanesi e nigeriane, stanno facendo un salto di qualità". "Non sono le mafie degli omicidi e degli attentati" ha spiegato, si tratta di organizzazioni che danno meno nell'occhio ma che stanno crescendo. L'Umbria, ha detto, non presenta "strutture criminali autoctone" e pur avendo un "livello di legalità molto alto", deve far fronte all'emergenza droga "che si accompagna a tutta una serie di episodi di criminalità violenta da parte di immigrati di seconda generazione, strutturati in bande".
Nel corso del suo servizio a Perugia, il tragico caso di Andrea Prospero è stato quello che l'ha colpito di più, "forse più come genitore che come magistrato, perché non si riesce a spiegare come un ragazzo, che non dovrebbe avere nessuna pulsione di quel tipo, arrivi a suicidarsi con quelle modalità, in quel contesto".
Infine il delicato ruolo della Procura di Perugia che è competente anche per tutti i procedimenti che riguardano i magistrati in servizio a Roma, sia come accusati che come parti offese. Su questo fronte ha ricordato come particolarmente complessa dal punto di vista investigativo sia stata l'inchiesta sui dossieraggi, un lavoro svolto da "un piccolo ufficio". Un "grande limite" ha osservato, perché "tutte le volte, alla fine, è necessario utilizzare polizia giudiziaria non del posto, con tutti i problemi che ne conseguono".
"È stato un onore per la nostra regione poter contare sull’azione di Raffaele Cantone nel ruolo di procuratore della Repubblica di Perugia, per il rigore, l’equilibrio e il senso delle istituzioni con cui ha guidato un ufficio di grande rilievo". Così la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha voluto ringraziare Cantone, in partenza per la Procura salernitana.

"Nel corso del suo mandato – ha aggiunto la presidente – il procuratore Cantone ha offerto un contributo significativo alla tutela della legalità, affrontando con competenza e autorevolezza sfide complesse. A lui va il più sentito ringraziamento per il lavoro svolto e per l’impegno profuso in questi anni al servizio della nostra comunità. Nel formulargli i migliori auguri per il nuovo e prestigioso incarico che si appresta a ricoprire, siamo certi che saprà continuare a distinguersi per professionalità, dedizione e alto senso dello Stato" ha concluso la governatrice.