Il Cammino di Sant’Ubaldo, itinerario devozionale e turistico che collega Gubbio ad Apecchio attraversando l’Appennino tra Umbria e Marche, torna al centro del dibattito politico regionale.
Non tanto per i suoi contenuti – ampiamente condivisi – ma per quanto accaduto in Consiglio regionale, dove una mozione dedicata alla sua valorizzazione non è stata votata a causa della mancanza del numero legale.
Un episodio che ha immediatamente acceso la polemica tra maggioranza e opposizione, ma che soprattutto ha riaperto una questione più ampia: il rapporto tra Gubbio e la Regione Umbria, percepito da molti come sempre più sbilanciato.

Il Cammino di Sant’Ubaldo rappresenta un’iniziativa di grande valore culturale e turistico. Il percorso si sviluppa tra Gubbio, Scheggia, Cantiano e altre località appenniniche, fino ad arrivare ad Apecchio, seguendo i luoghi legati al patrono eugubino.
Si tratta di un progetto che unisce spiritualità, natura e turismo lento, sostenuto da un protocollo d’intesa tra Comuni, Diocesi e CAI, e che punta a costruire una rete capace di valorizzare il territorio in chiave sostenibile.
Accanto al tracciato principale, esistono percorsi locali come il sentiero che conduce alla Basilica di Sant’Ubaldo sul Monte Ingino o l’anello escursionistico che collega la città alla vetta. Un sistema articolato che potrebbe rappresentare una leva importante per lo sviluppo turistico dell’area.
Proprio su questo progetto si è concentrata la mozione presentata in Assemblea legislativa regionale, con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento del Cammino come itinerario strategico nell’ambito della legge nazionale sui cammini d’Italia.
Tuttavia, la discussione non è arrivata al voto. Durante la seduta, infatti, i banchi della Giunta sono rimasti vuoti e la maggioranza non ha garantito il numero legale necessario, facendo decadere di fatto la possibilità di approvare l’atto.
Un passaggio che ha suscitato reazioni immediate. Da una parte, l’opposizione ha parlato di irresponsabilità istituzionale e di occasione mancata per il territorio. Dall’altra, il Partito Democratico ha respinto le accuse, attribuendo la mancata votazione a una scelta dell’opposizione stessa, accusata di aver fatto venir meno il numero legale.
Il confronto politico si è acceso rapidamente, con posizioni contrapposte. L’ex presidente della Regione Donatella Tesei ha denunciato quello che definisce un ulteriore segnale di disattenzione verso Gubbio, sottolineando come la mozione rappresentasse un’opportunità concreta per valorizzare un’iniziativa importante.
Il Partito Democratico di Gubbio, invece, rivendica la bontà della proposta e annuncia che la mozione verrà ripresentata, accusando la destra regionale di strumentalizzazione politica.
Al di là delle responsabilità, resta il dato politico: un progetto condiviso non è riuscito a trovare un passaggio formale in aula, lasciando aperta una questione che riguarda direttamente il territorio.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio, segnato da una percezione diffusa di marginalità. Negli ultimi anni, Gubbio è rimasta fuori da alcuni tavoli strategici, come quello per le celebrazioni dell’ottavo centenario francescano, con risorse e visibilità concentrate in larga parte su altri territori, in particolare Assisi.
Un elemento che ha alimentato un sentimento di frustrazione e distanza rispetto alle scelte regionali. Il caso del Cammino di Sant’Ubaldo rischia di rafforzare questa percezione, dando l’impressione di un territorio che fatica a ottenere riconoscimento e attenzione.

Pur nel clima di scontro politico, il progetto del Cammino resta sul tavolo. La sua valorizzazione è considerata da più parti una priorità, non solo per il valore simbolico legato al patrono, ma anche per le opportunità economiche e turistiche che può generare.
La sfida, ora, sarà quella di superare le divisioni e riportare il confronto su un piano operativo, capace di tradurre le intenzioni in risultati concreti.
L’episodio del Consiglio regionale rappresenta un segnale che va oltre la singola mozione. Per molti, è l’ennesimo episodio che conferma una difficoltà strutturale nel rapporto tra Gubbio e la Regione.
Non mancano, anche se spesso espressi a bassa voce, sentimenti di disillusione che portano qualcuno a guardare oltre i confini regionali, ipotizzando scenari alternativi che fino a poco tempo fa sarebbero sembrati impensabili.
Al di là delle polemiche, resta la necessità di dare seguito a un progetto che ha tutte le caratteristiche per diventare un punto di riferimento per il turismo lento e la valorizzazione culturale.
Il Cammino di Sant’Ubaldo può rappresentare una risorsa strategica per Gubbio e per l’intero territorio appenninico. Ma perché questo accada, serviranno scelte chiare, collaborazione istituzionale e una visione condivisa.
Perché, al di là delle divisioni politiche, la questione riguarda il futuro di un territorio che chiede di essere ascoltato e valorizzato.