La Terza Commissione consiliare dell’Assemblea legislativa dell’Umbria ha dato il via libera all’unanimità al Calendario venatorio regionale 2026-2027, confermando in ogni sua parte la proposta elaborata dall’assessorato alla Caccia guidato da Simona Meloni. L’atto fissa l’apertura generale della stagione a domenica 20 settembre 2026 – la terza domenica del mese, come prescrive la normativa nazionale – e approda al traguardo politico dopo settimane di confronto serrato con associazioni venatorie, Ambiti territoriali di caccia e sigle ambientaliste. Un passaggio che, per la prima volta dopo diverse stagioni, nasce con l’ambizione dichiarata di azzerare il rischio di impugnative e ricorsi amministrativi.
Il calendario ricalca nella sostanza quello della stagione scorsa, l’unico a memoria recente a non aver subito alcuna impugnazione davanti al Tar. Un precedente che l’assessorato ha voluto trasformare in una piattaforma di stabilità, mettendo al centro la tenuta tecnica del documento e la ricerca di un equilibrio – delicatissimo in una regione dove la tradizione venatoria affonda radici antiche – tra tutela della fauna, salvaguardia degli habitat e continuità dell’attività venatoria.
“Ringrazio il presidente e tutti i componenti della Terza Commissione per il lavoro svolto e per il voto unanime espresso su un atto importante e particolarmente delicato”, ha dichiarato l’assessore Simona Meloni subito dopo il voto. “È un risultato che nasce da un grande lavoro dell’assessorato con gli uffici regionali e da un percorso di partecipazione e condivisione con tutti i soggetti interessati: associazioni venatorie, associazioni ambientaliste, Atc e il lavoro della commissione con le varie audizioni. Grazie a tutti i consiglieri e le consigliere di maggioranza e minoranza che hanno contribuito”.
Il voto della Terza Commissione non è stato un atto formale. È arrivato al termine di un ciclo di audizioni nel quale sono stati ascoltati, uno per uno, i portatori di interesse che da anni animano il dibattito sulla gestione faunistica in Umbria. Dai rappresentanti delle doppiette ai delegati delle associazioni ambientaliste, passando per i presidenti degli Atc e gli uffici tecnici regionali, il documento è stato limato cercando punti di sintesi senza sconfessare l’impianto della legge quadro nazionale, la 157 del 1992, e le indicazioni scientifiche fornite da Ispra.
“Abbiamo costruito un calendario equilibrato, rispettoso delle norme, della tutela ambientale e delle esigenze del mondo venatorio, cercando punti di sintesi nell’interesse generale”, ha spiegato Meloni. “Quello che mi preme è dare dignità a tutti i tipi di caccia e consentire a tutti i cacciatori e le cacciatrici di conoscere sin dall’inizio della stagione venatoria regole chiare e trasparenti evitando ogni impugnativa o ricorso al Tar”.
La strategia è trasparente: blindare il provvedimento sul piano amministrativo offrendo a tutti gli attori un terreno di regole certe, definite prima dell’apertura e non suscettibili di stop improvvisi per via giudiziaria. Un obiettivo che la stagione precedente ha dimostrato raggiungibile e che ora si tenta di replicare con un percorso ancora più strutturato.
L’impalcatura tecnica del calendario è quella già validata dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. L’apertura generale, si diceva, scatterà il 20 settembre 2026, in conformità con l’articolo 18 della legge 157/1992. La scelta della terza domenica di settembre non è soltanto un adempimento burocratico: serve a distribuire la pressione venatoria su una superficie più ampia nei primi giorni di attività, evitando che l’onda d’urto si concentri su poche specie nelle battute iniziali.
Il testo disciplina poi le scansioni temporali per le diverse specie cacciabili e contiene un capitolo specifico dedicato alla caccia di selezione ai cervidi e bovidi, costruito sulle linee guida Ispra per la gestione degli ungulati (documento n. 91 del 2013). I tempi di prelievo sono stati calibrati sulle indicazioni tecniche più aggiornate, con l’obiettivo di mantenere in equilibrio le popolazioni di questi animali in un territorio che, negli ultimi decenni, ha visto una espansione significativa della fauna selvatica di grossa taglia.
Il calendario recepisce inoltre le modifiche introdotte dalla Direttiva comunitaria 147/2009 e le misure di conservazione approvate dalla Giunta regionale per la gestione delle Zone di protezione speciale (Zps), confermando il rispetto degli obblighi comunitari in materia di salvaguardia degli habitat naturali. Un passaggio non secondario, perché proprio la mancata o incompleta valutazione di incidenza sulle Zps era stata in passato all’origine di diversi ricorsi.
“La proposta di Calendario venatorio approvata dalla Giunta è un documento solido e con garanzie per tutto il mondo venatorio”, ha sottolineato ancora l’assessore Meloni. “Ricalca il Calendario dello scorso anno che, mi preme ricordare, non ha subito impugnazioni. La nostra regione vanta una profonda tradizione venatoria. Anche per questo, nella definizione del nuovo Calendario, abbiamo operato con grande attenzione tecnica e un costante spirito di confronto con tutti i soggetti interessati”.
La proposta di calendario, già sottoposta alla Consulta Faunistico-Venatoria regionale e approvata dalla stessa Terza Commissione per l’espressione del parere definitivo, è stata trasmessa a Ispra e al Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale. L’ultimo miglio dell’iter è già tracciato. Ma il segnale politico uscito dall’aula di Palazzo Cesaroni – un consenso che ha saldato maggioranza e opposizione – suggerisce che il margine per nuovi fronti di conflitto si sia ridotto al minimo.