C’è un filo economico che attraversa la cosiddetta “guerra del cemento” made in Gubbio.
A metterlo in evidenza è un’inchiesta pubblicata dal Corriere dell’Umbria del 28 febbraio, che analizza le mosse imprenditoriali del re del cashmere Brunello Cucinelli e la sua crescente presenza nel tessuto produttivo regionale.
Al centro dell’attenzione c’è l’offerta da 450 milioni di euro per il 25% di Financo, la holding che controlla Colacem, mossa condivisa con Gianluca Vacchi. Un’operazione che non si limita a inserirsi nel braccio di ferro interno alla famiglia Colaiacovo, ma che apre un capitolo più ampio sulle strategie di espansione del magnate umbro.

L’interessamento per il colosso del cemento non nasce oggi. Già in precedenza, attraverso la società Eques, Cucinelli aveva sostenuto con un prestito superiore ai 120 milioni di euro l’impresa dell’amico Giuseppe Colaiacovo, in difficoltà finanziaria.
Secondo la ricostruzione del quotidiano, lo schema è ricorrente: prima il sostegno finanziario, poi il tentativo di entrare nel capitale valorizzando le quote. Un approccio che consente di consolidare relazioni e, al tempo stesso, di aprire la porta a eventuali acquisizioni.
Nel caso Colacem, l’operazione assume una portata simbolica ed economica rilevante: si tratta del terzo produttore italiano di cemento e della principale realtà industriale dell’Umbria.
L’operazione nel settore del cemento si colloca fuori dal core business del lusso che ha reso celebre Cucinelli. Ma la diversificazione è ormai una strategia consolidata.
Due anni fa l’imprenditore è entrato nella ISA, storica azienda di Bastia Umbra specializzata in arredamento professionale e refrigerazione per gelaterie. L’intervento, presentato come filantropico, è avvenuto attraverso la sottoscrizione di un aumento di capitale insieme alla famiglia Giulietti e a Invitalia.
Cucinelli aveva definito l’operazione un sostegno al territorio più che un investimento, sottolineando il legame personale con il presidente Carlo Giulietti.
Nella filiera del lusso, il “visionario garbato” - come si è definito nel film autobiografico - ha rafforzato la propria presenza con l’acquisizione della Sartoria Eugubina, realtà salvata anni fa dalle sue stesse sarte e cresciuta fino a raddoppiare il numero di dipendenti.
L’operazione si affianca all’apertura della manifattura contemporanea di Penne, in Abruzzo, e conferma una strategia che punta al controllo diretto delle competenze artigianali e della qualità produttiva.

Tra il 2022 e il 2024 si sviluppa l’operazione sul lanificio Cariaggi, eccellenza del cachemere con sede a Cagli. Cucinelli ha acquisito il 43% delle quote in mano alla famiglia Caprai, consolidando il legame con un fornitore storico.
Successivamente ha ceduto il 18,5% delle proprie azioni a Chanel, creando un assetto in cui la famiglia Cariaggi mantiene il 51%, mentre Cucinelli e Chanel detengono ciascuno il 24,5%.
L’operazione è stata definita dallo stesso imprenditore “di importanza storica”, come esempio di collaborazione nella filiera italiana del lusso.
L’attivismo societario non si ferma qui. Cucinelli ha rilevato e ristrutturato l’ex Sicel di Corciano, trasformandola nei magazzini della propria azienda, recuperando un sito produttivo ormai dismesso.
E oggi, secondo indiscrezioni riportate dal Corriere dell’Umbria, ci sarebbe un interessamento alle quote di minoranza di un’altra società con utili milionari nella provincia di Perugia. Nessuna conferma ufficiale, ma le voci alimentano l’idea di un’espansione continua.
In una regione dove le banche territoriali sono sempre più rare, il fenomeno appare evidente: un imprenditore con forte liquidità che interviene in settori diversi, sostenendo aziende in difficoltà o acquisendo partecipazioni strategiche.
L’inchiesta del Corriere parla di una dinamica quasi consolidata, un “gioco a Monopoli” nel cuore verde d’Italia. Ma dietro l’immagine resta una strategia imprenditoriale chiara: diversificazione, consolidamento della filiera e rafforzamento del peso economico regionale.
Cucinelli ha spesso descritto le proprie operazioni come gesti di sostegno al territorio e alle “Umane Risorse”. Tuttavia, l’insieme delle acquisizioni mostra una visione che combina idealità e pragmatismo.
Nel caso Colacem, l’esito dipenderà anche dagli equilibri interni alla famiglia Colaiacovo e dall’esercizio del diritto di prelazione. Ma l’interesse del magnate umbro è un segnale che va oltre il singolo affare.
Il futuro dirà se l’espansione continuerà con la stessa intensità. Intanto, l’Umbria assiste a una fase di profonda trasformazione dei propri assetti economici, con Brunello Cucinelli sempre più protagonista di un risiko imprenditoriale che ridisegna equilibri e prospettive nel cuore della regione.