Non è solo una circolare tecnica, ma la cartina al tornasole di una sfida: trasformare un incentivo nazionale in carburante per un’economia di territori segnati dal terremoto e dallo spopolamento. Con il via libera operativo dell’INPS al Bonus ZES Unica, l’Umbria e le Marche entrano nella fase attuativa di una misura che sposta il confine degli aiuti dall’emergenza alla prospettiva. L’Istituto, con la Circolare INPS n. 10, rende finalmente spendibile per gli imprenditori delle due regioni dell’Appennino centrale l’esonero contributivo al 100% per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori over 35 inoccupati da almeno due anni. Uno strumento nato per il Mezzogiorno, ora allargato a queste aree interne, dove il rischio non è solo la disoccupazione, ma la desertificazione umana ed economica. Una scommessa sulla capacità di tenere insieme ricostruzione post-sisma e ricostruzione di futuro.

La Circolare INPS n. 10 delinea il perimetro concreto dell’agevolazione, tracciando confini precisi. Possono accedere al beneficio i datori di lavoro privati - compresi quelli agricoli - che operano nei comuni ricadenti nelle Zone Economiche Speciali (ZES) di Umbria e Marche, con non più di 10 dipendenti al momento dell’assunzione. La finestra temporale è cruciale e definita: devono aver assunto nuovo personale non dirigenziale, a tempo indeterminato, nel periodo compreso tra il 19 novembre e il 31 dicembre 2025. Il lavoratore assunto deve avere più di 35 anni ed essere iscritto al Centro per l’Impiego come disoccupato da almeno 24 mesi. Per queste assunzioni, l’INPS riconosce un’esenzione totale dai contributi a carico del datore di lavoro, per una durata massima di 12 mesi e fino a un massimo di 6.000 euro annui per ciascun beneficiario. Un alleggerimento diretto sui costi pensato per rendere conveniente puntare sulla stabilizzazione occupazionale proprio dove il mercato del lavoro è più fragile.

Le parole del Commissario straordinario al sisma 2016, Guido Castelli, vanno dritte al cuore politico della questione, oltre la tecnicalità. “Questo strumento va nella direzione voluta e sostenuta dalle istituzioni locali e dal tessuto imprenditoriale: incentivare le imprese che investono e assumono in territori che hanno bisogno di politiche attive, mirate e continuative”, afferma Castelli. Per lui, l’estensione della ZES a questi territori “rafforza la strategia di sviluppo che stiamo adottando per i territori colpiti dal sisma, valorizzando il lavoro come motore della rinascita economica e sociale”. Il nesso tra incentivo, occupazione e tenuta demografica è esplicito: “Creare lavoro in questa vasta area interna significa dare la possibilità a tante persone di restare nei propri territori di nascita, preservare la vitalità dei nostri borghi e, dunque, contrastare lo spopolamento”. Il Bonus ZES Unica diventa, nelle sue intenzioni, un tassello di una politica più ampia che cerca di saldare la ricostruzione fisica con la “riparazione” di un tessuto comunitario e produttivo.
Il via libera dell’INPS arriva in un momento di passaggio, quasi a testare l’efficacia dello strumento in vista di una possibile proroga. Il Ministero del Lavoro e il Ministero dell’Economia, infatti, sono già al lavoro per definire nelle prossime settimane le disposizioni relative al rinnovo per il 2026 degli incentivi al lavoro previsti dal Decreto Coesione, tra i quali rientra anche questo bonus per gli over 35 nelle aree ZES. La sperimentazione umbro-marchigiana del 2025 assumerà quindi un valore doppio: sarà una risposta immediata alle esigenze di alcune imprese in un periodo limitato, ma fornirà anche dati e casi concreti per valutare l’impatto reale della misura e la sua eventuale riconferma o rimodulazione. La sfida per le istituzioni locali sarà ora quella di accompagnare le piccole e piccolissime imprese - spesso distanti dalla complessità della normativa sugli incentivi - nella piena fruizione di questa opportunità, trasformando l’annuncio in contratti effettivi. Per l’Umbria, in particolare, si tratta di un banco di prova sulla capacità di far fruttare un’arma in più nella battaglia, sempre più urgente, contro l’emorragia di forza lavoro e giovani. L’esonero contributivo è sul tavolo. Ora tocca al territorio dimostrare di saperlo usare.