23 Mar, 2026 - 13:24

Rifiuti pericolosi e amianto, blitz dei carabinieri forestali a Campello sul Clitunno: sequestrata discarica abusiva da 800 metri cubi

Rifiuti pericolosi e amianto, blitz dei carabinieri forestali a Campello sul Clitunno: sequestrata discarica abusiva da 800 metri cubi

Da un controllo su strada a un intervento di rilievo ambientale: è così che i carabinieri del nucleo forestale sono arrivati a scoprire una maxi discarica abusiva con un accumulo di circa 800 metri cubi di rifiuti. L’operazione ha portato al sequestro di un’area in cui erano stati stoccati materiali pericolosi e non pericolosi, depositati sia a cielo aperto sia all’interno di manufatti situati in un ampio compendio immobiliare.

Le irregolarità e l’avvio dell’indagine

Gli accertamenti sono scattati a seguito di un controllo su strada, durante il quale i militari hanno riscontrato anomalie nel trasporto dei rifiuti. Quanto emerso ha sollevato dubbi sulla regolarità della gestione dei materiali, rendendo necessario un approfondimento investigativo che ha portato alla luce una vera e propria attività abusiva di deposito e smaltimento di rifiuti di varia natura.

L’indagine si è quindi sviluppata con una perquisizione disposta dall’autorità giudiziaria e svolta presso il domicilio di uno dei tre indagati. È in questa fase che i carabinieri forestali hanno individuato l’area utilizzata come discarica, consentendo di quantificare l’entità dei rifiuti accumulati e di identificarne la tipologia.

Amianto e sostanze pericolose tra i materiali sequestrati

Tra i rifiuti rinvenuti figurano frantumi e manufatti in amianto, elemento che conferisce all’intera vicenda un particolare rilievo sotto il profilo sanitario e ambientale. Oltre a questi, sono stati sequestrati imballaggi contenenti olio minerale esausto, vernici e altre sostanze pericolose, oltre a una vasta gamma di materiali eterogenei.

Nel dettaglio, l’area risultava occupata da grandi e piccoli elettrodomestici dismessi, componenti di veicoli, pneumatici fuori uso, materiale edile derivante da demolizioni, rottami metallici e scarti in legno e plastica. Un quadro che evidenzia una gestione completamente non autorizzata e priva delle cautele previste dalla normativa vigente.

La presenza di rifiuti pericolosi, in particolare amianto e sostanze oleose o chimiche, richiede infatti specifiche procedure di trattamento e smaltimento, che risultano incompatibili con un deposito improvvisato e non controllato.

Un deposito a cielo aperto in area privata

Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, i rifiuti erano ammassati nei pressi di un’abitazione e all’interno di alcuni manufatti situati in un ampio compendio immobiliare. Una modalità di stoccaggio che, oltre a configurare ipotesi di reato ambientale, esponeva l’area a un progressivo degrado e a possibili fenomeni di contaminazione del terreno e delle acque circostanti.

Il deposito a cielo aperto, unitamente alla presenza di materiali pericolosi, rappresenta uno degli aspetti più critici dell’intera operazione. In assenza di sistemi di contenimento e protezione adeguati, il rischio di dispersione di sostanze nocive nell’ambiente è elevato, mettendo a repentaglio la sicurezza sanitaria e la qualità ambientale del territorio circostante.

Tre indagati, accertamenti in corso

Nel procedimento risultano indagate tre persone. L’inchiesta è coordinata dall’autorità giudiziaria e prosegue per definire nel dettaglio le responsabilità e la natura dell’attività illecita. Il sequestro dell’area e dei rifiuti ha consentito di bloccare ogni ulteriore utilizzo del sito e di avviare le verifiche tecniche necessarie.

Tutela ambientale e rischio sanitario

La scoperta della discarica abusiva riporta al centro il tema della tutela ambientale e della corretta gestione dei rifiuti, in particolare quando si tratta di materiali classificati come pericolosi. L’amianto, così come gli oli esausti e le sostanze chimiche, rappresenta un fattore di rischio significativo se non trattato secondo le procedure previste.

Episodi come quello emerso a Campello sul Clitunno mettono in evidenza le possibili conseguenze sul territorio, con effetti che possono protrarsi nel tempo e interessare suolo, aria e falde acquifere. Da qui la necessità di un’azione tempestiva di contrasto agli illeciti ambientali e di successivi interventi di bonifica e messa in sicurezza, fondamentali per tutelare l’ambiente e la salute pubblica.

Verso la messa in sicurezza dell’area

Dopo il sequestro si apre ora la fase degli accertamenti tecnici e delle eventuali operazioni di bonifica, passaggi necessari per il ripristino delle condizioni di sicurezza dell’area. Un iter che richiederà tempi definiti e interventi mirati, resi ancora più complessi dalla presenza di materiali classificati come pericolosi, che impongono procedure specifiche e rigorosi standard di gestione.

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Francesco Mastrodicasa
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