05 Jun, 2026 - 13:25

Controlli dei Carabinieri nei locali del Ternano: sequestri per carenze igieniche, lavoro nero e telecamere abusive

Controlli dei Carabinieri nei locali del Ternano: sequestri per carenze igieniche, lavoro nero e telecamere abusive

Non si è trattato di semplici verifiche di routine, ma di un intervento strutturato che ha passato al setaccio il cuore commerciale ed enogastronomico della provincia di Terni. I Carabinieri del Nas di Perugia e quelli del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Terni, muovendosi in sinergia con l’Ispettorato Territoriale del Lavoro e il Comando Provinciale dell’Arma, hanno fatto scattare un’operazione a largo raggio tra l’Amerino e l’Orvietano. Sotto la lente d'ingrandimento sono finiti bar, ristoranti e strutture ricreative, in un quadrante geografico strategico per il turismo e la ristorazione locale. Il bilancio finale descrive una realtà frammentata ma segnata da irregolarità pesanti: tre titolari denunciati, due attività imprenditoriali immediatamente sospese e sanzioni complessive che sfiorano i 18mila euro. Al centro dei provvedimenti, il sequestro amministrativo di tonnellate di alimenti in cattivo stato di conservazione e la scoperta di impieghi irregolari che violano i diritti fondamentali dei lavoratori.

Il caso del bar-pizzeria nell'Amerino: carenze igieniche strutturali e cinquantamila euro di alimenti bloccati dai militari del Nas

L’episodio più eclatante sul fronte della sicurezza alimentare si è consumato nel comprensorio amerino. Durante l’ispezione in un noto bar-pizzeria della zona, gli specialisti del Nucleo Antisofisticazione di Perugia hanno riscontrato anomalie profonde nella gestione delle scorte alimentari. Le carenti condizioni igienico-sanitarie riscontrate nei locali adibiti a deposito hanno costretto i militari a disporre l’immediata sospensione dell’attività del magazzino.

La misura cautelare ha comportato il blocco preventivo di alimenti e bevande pronti per essere somministrati al pubblico, per un valore commerciale stimato in circa 50.000 euro. “La tutela della salute pubblica non ammette deroghe o leggerezze nella catena di conservazione”, spiegano fonti vicine agli ambienti investigativi, sottolineando come la prevenzione di potenziali rischi rappresenti una priorità assoluta nei mesi di maggiore affluenza. Al titolare d’azienda è stata contestata una sanzione amministrativa di 3.000 euro, insieme all'obbligo tassativo di ripristinare gli standard di salubrità previsti dalle severe normative europee prima di poter riutilizzare i locali.

Lavoro sommerso e controllo a distanza dei dipendenti: la mano pesante dell'Ispettorato nell’area amerino-narnese

Se l'igiene rappresenta il primo pilastro della legalità commerciale, la dignità del lavoro ne costituisce l'ossatura fondamentale. In un'altra operazione condotta congiuntamente dal NIL e dall’ITL, le forze dell'ordine hanno scoperto una lavoratrice impiegata completamente in nero all'interno di un'azienda del distretto amerino-narnese. Un caso di sfruttamento totale che ha fatto scattare l’applicazione immediata dell’Articolo 14 del D.lgs. 81/2008, la norma cardine che impone la sospensione dell’attività imprenditoriale quando la quota di lavoro sommerso supera le soglie di tolleranza di legge.

Al datore di lavoro è stata notificata una sanzione di 2.500 euro a cui si aggiunge una maxi-sanzione di 1.950 euro specificamente legata all'impiego di personale non registrato. Ma i controlli non si sono fermati ai contratti. La stessa ispezione ha rivelato una violazione sistematica dello Statuto dei Lavoratori: la presenza di un impianto di videosorveglianza non autorizzato dall'Ispettorato e installato al di fuori dei rigidi accordi sindacali, configurando il reato di controllo a distanza della manodopera. Il proprietario è stato quindi deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica, dovendo rispondere anche di gravi inadempienze in materia di prevenzione degli incendi, causate dal posizionamento errato di un estintore, nascosto alla vista e inutilizzabile in caso di emergenza. Poco distante, una dinamica speculare ha visto come protagonista la titolare di un’altra struttura: le telecamere abusive al piano terra erano due, e anche in questo caso un estintore era sepolto sotto cumuli di materiali di scarto. Per lei è scattato il deferimento e un’ammenda penale complessiva di 4.476 euro.

Emergenza e sicurezza evase nell'Orvietano: la chiusura del ristorante sprovvisto del piano di evacuazione obbligatorio

L'ultima tranche dell'attività ispettiva ha interessato l'Orvietano, spostando il focus investigativo sulla gestione logistica del rischio e sulla pianificazione delle emergenze all'interno degli esercizi pubblici. All'interno di una nota attività di ristorazione, i tecnici dell'Ispettorato e i militari dell'Arma hanno accertato la totale assenza del Piano di Evacuazione ed Emergenza.

Si tratta di un documento fondamentale per l'incolumità pubblica, la cui mancanza impedisce la corretta gestione dei flussi di personale e clienti in caso di incendi o calamità naturali. Di fronte a una stabile lacuna strutturale, le autorità non hanno potuto fare altro che decretare la sospensione immediata della licenza di ristorazione per evitare rischi incolpevoli ai frequentatori del locale. Il titolare, un 60enne straniero, è stato deferito in stato di libertà all'autorità giudiziaria competente, mentre le sanzioni amministrative e le ammende penali comminate a suo carico hanno raggiunto l’importo complessivo di circa 6.000 euro.

La sicurezza sui luoghi di lavoro non è un costo o un adempimento burocratico, ma una garanzia di civiltà”, si legge nelle relazioni tecniche che hanno accompagnato l'esito del blitz. Questa campagna straordinaria ribadisce la linea della fermezza istituzionale: la ripresa economica del territorio e lo sviluppo delle attività ricreative devono procedere di pari passo con il rispetto della legge, a tutela sia dei consumatori sia degli imprenditori che operano correttamente sul mercato.

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Federico Zacaglioni
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