Una casa qualunque, una paura che cresce giorno dopo giorno. E poi quella decisione sofferta, estrema, forse l’unica possibile per tentare di fermare una deriva che sembrava ormai fuori controllo. È così che a Bettona, piccolo centro della provincia di Perugia, una madre ha scelto di rivolgersi ai Carabinieri per chiedere aiuto per il proprio figlio, ancora minorenne. Una richiesta disperata, maturata dopo aver compreso che il ragazzo stava imboccando una strada pericolosa, fatta di droga e possibili conseguenze irreversibili.
Da quella telefonata al Numero Unico di Emergenza 112 è scattato l’intervento dei Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Assisi, culminato con l’arresto di un diciassettenne, ritenuto responsabile di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Un’operazione che, al di là dell’esito giudiziario, racconta una storia di disagio, paura e di un tentativo estremo di salvare un figlio prima che fosse troppo tardi.
Quando i militari sono arrivati nell’abitazione indicata dalla donna, il clima era carico di tensione. La madre aveva segnalato comportamenti sospetti e un cambiamento evidente nel figlio, temendo che potesse essere coinvolto in attività legate allo spaccio. A quel punto, i Carabinieri hanno avviato una perquisizione domiciliare che ha rapidamente confermato i sospetti.
All’interno dell’abitazione sono stati rinvenuti 400 grammi di hashish, 750 grammi di marijuana, 100 grammi di cocaina e 17 grammi di Mdma, oltre a un bilancino di precisione, elemento ritenuto indicativo dell’attività di confezionamento e cessione della droga. Un quantitativo complessivo che ha fatto parlare gli investigatori di un vero e proprio “emporio” dello spaccio, incompatibile con l’uso personale e chiaramente riconducibile alla detenzione finalizzata alla vendita.
Tutto il materiale è stato immediatamente posto sotto sequestro. Per il ragazzo, appena diciassettenne, è scattato l’arresto. Su disposizione della Procura della Repubblica per i Minorenni di Perugia, il giovane è stato accompagnato presso il Centro di Prima Accoglienza (CPA) di Firenze, dove resterà a disposizione dell’Autorità Giudiziaria minorile in attesa delle decisioni successive. Un epilogo drammatico, che affonda le radici in un contesto familiare complesso e in un disagio che la madre ha tentato di arginare con l’unico strumento che le sembrava rimasto: chiedere aiuto allo Stato.
Dal punto di vista giuridico, il caso rientra pienamente nella fattispecie prevista dall’articolo 73 del D.P.R. 309/1990, il Testo Unico sugli stupefacenti, che punisce la detenzione ai fini di spaccio di sostanze illegali. La legge non fa sconti sul piano della qualificazione del reato nemmeno quando l’autore è minorenne, soprattutto in presenza di quantitativi ingenti e di più tipologie di droga, come avvenuto nel caso di Bettona.
La distinzione fondamentale è quella tra uso personale e detenzione finalizzata allo spaccio. Nel primo caso, il legislatore prevede sanzioni amministrative; nel secondo, scatta il reato penale. La presenza di un bilancino di precisione, la varietà delle sostanze e le quantità sequestrate rappresentano tutti elementi che, secondo la giurisprudenza consolidata, rafforzano l’ipotesi di spaccio.
Per i minorenni, tuttavia, il procedimento segue le regole del processo penale minorile, ispirato a criteri di finalità educativa e rieducativa. Questo non significa assenza di conseguenze: le pene previste dall’articolo 73 possono arrivare, per i maggiorenni, fino a 20 anni di reclusione nei casi più gravi. Per i minorenni, il giudice valuta l’età, la personalità del ragazzo, il contesto familiare e sociale, oltre alla possibilità di recupero.
Le misure applicabili possono variare dalla permanenza in comunità, alla messa alla prova, fino alla detenzione in istituto penale minorile nei casi ritenuti più allarmanti. La custodia presso un Centro di Prima Accoglienza, come quello di Firenze, è una misura temporanea che serve a valutare il percorso più adeguato da intraprendere.
Va inoltre considerata la possibile applicazione di aggravanti, legate alla quantità e al tipo di sostanze detenute. Cocaina e Mdma, considerate droghe “pesanti”, comportano un trattamento sanzionatorio più severo rispetto alle droghe leggere.