17 Jan, 2026 - 09:47

Beni confiscati alle mafie, l’Umbria alza la voce: “Destinare il 2% del Fondo unico di giustizia al riuso sociale”

Beni confiscati alle mafie, l’Umbria alza la voce: “Destinare il 2% del Fondo unico di giustizia al riuso sociale”

Con una conferenza stampa svoltasi venerdì 16 gennaio alla Camera del lavoro di Perugia ha preso ufficialmente il via anche in Umbria la campagna nazionale “Diamo linfa al bene”, promossa dall’associazione Libera e sostenuta dallo Spi Cgil, con l’obiettivo di sollecitare il Governo a destinare il 2% del Fondo unico di giustizia al finanziamento dei progetti di riuso sociale dei beni sequestrati e confiscati alle mafie.

L'iniziativa si inserisce in un percorso di mobilitazione e sensibilizzazione che punta a trasformare patrimoni di origine illecita in risorse concrete per la collettività, sostenendo associazioni, cooperative ed enti impegnati nella gestione dei beni confiscati e nella loro restituzione alla comunità sotto forma di servizi, lavoro e inclusione sociale.

I numeri in Umbria: oltre settanta beni confiscati

Il tema riguarda da vicino anche il territorio umbro. In regione sono infatti oltre settanta i beni confiscati alle mafie nel corso degli anni, tra immobili e terreni di diversa tipologia e dimensione, distribuiti sull’intero territorio. Solo due risultano attualmente già affidati e costituiscono esempi concreti di riuso sociale avviato, mentre la stragrande maggioranza necessita ancora di interventi strutturali, risorse economiche e investimenti mirati per poter essere pienamente recuperata e resa funzionale alle finalità sociali e produttive previste dalla normativa. “Bisognerebbe abbreviare i tempi burocratici e snellire le complesse procedure di affidamento”, è stato sottolineato, richiamando l’attenzione sulla necessità di strumenti più rapidi ed efficaci per evitare che patrimoni sottratti alla criminalità organizzata restino inutilizzati o in stato di abbandono.

Le esperienze già attive: Pietralunga e Acquasparta

Tra i casi emblematici citati figurano circa 100 ettari di terreno a Pietralunga, sequestrati alla ’ndrangheta e oggi gestiti dalla cooperativa Pane&Olio, e un immobile ad Acquasparta, noto come Casa Biagetti, confiscato a soggetti legati a un clan mafioso siciliano.

In quest’ultimo caso, la struttura è stata trasformata in appartamenti a canone concordato destinati a giovani coppie e single con bassi redditi, dimostrando come il riuso sociale possa generare risposte concrete a bisogni abitativi e sociali del territorio. Esperienze virtuose che, tuttavia, necessitano di sostegno economico per consolidarsi e diventare replicabili.

La richiesta: investire il 2% del Fondo unico di giustizia

A illustrare l’iniziativa sono stati Andrea Farinelli, segretario generale dello Spi Cgil Umbria, Patrizia Venturini, segretaria regionale dello Spi Cgil Umbria, e Brunetta Bellucci, responsabile del presidio Libera di Perugia. Presenti anche i segretari generali provinciali dello Spi Cgil di Perugia e Terni, Fabrizio Fratini e Attilio Romanelli.

"A trent’anni dalla legge 109 del 1996, con cui l’Italia ha scelto di restituire alla collettività ciò che le mafie le avevano sottratto - ha ricordato Bellucci -, sono oltre 1.200 le esperienze di riuso sociale che hanno trasformato luoghi criminali in presìdi di democrazia, lavoro e inclusione. Oggi il denaro sequestrato e confiscato costituisce il Fondo unico di giustizia. Chiediamo che una piccola parte di esso possa essere reinvestita per cambiare volto ai patrimoni illeciti e rigenerare i territori feriti dalla presenza mafiosa. Basterebbe il 2% del Fondo perché il denaro sottratto torni a far crescere il bene comune”.

Mobilitazione e vertenza pubblica

Per dare forza alla richiesta, Libera e Spi Cgil avvieranno una mobilitazione capillare su tutto il territorio regionale. Grazie alla presenza diffusa delle strutture sindacali e associative, verranno distribuite cartoline contenenti l’appello, che saranno inviate al Governo per aprire una vertenza pubblica e diretta sulla destinazione delle risorse.

L'obiettivo è rendere strutturale il finanziamento del riuso sociale, superando la logica dei bandi occasionali e garantendo continuità ai progetti.

Il ruolo del sindacato e il valore della legalità

"Da sempre siamo in prima fila contro le mafie - ha sottolineato Venturini -, lo testimoniano i tanti sindacalisti assassinati dalle organizzazioni criminali, e da oltre 25 anni collaboriamo con Libera, organizzando tutt’ora tantissime iniziative sulla legalità con i ragazzi e adesso contribuendo a portare avanti questo progetto”.

"Un paese civile, infatti, non può avere una parte consistente della sua economia che opera nell’illegalità perché ciò nuoce a tutto il sistema, a chi agisce onestamente, ai lavoratori e alle lavoratrici”, ha aggiunto.“È essenziale sostenere le realtà sociali a cui vengono affidati i beni confiscati affinché riescano a portare avanti i loro progetti e a dimostrare che si può benissimo vivere lavorando onestamente e con un’economia legale e corretta. Senza questo sostegno, tali rischierebbero di rimanere abbandonati o finire nuovamente nelle mani della criminalità organizzata”.

Un investimento sul futuro dei territori

Secondo i promotori, destinare una quota del Fondo unico di giustizia al riuso sociale rappresenterebbe non solo una scelta simbolica, ma un vero investimento strutturale sul futuro dei territori. Il recupero dei beni confiscati consentirebbe infatti di rafforzare il presidio di legalità, creare occupazione, offrire servizi e generare economie sane, sottraendo spazi e risorse alla criminalità organizzata.

La campagna “Diamo linfa al bene” prosegue ora il suo percorso di sensibilizzazione, con l’obiettivo di portare il tema all’attenzione del Governo e dell’opinione pubblica, affinché il patrimonio sottratto alle mafie possa tornare definitivamente a beneficio della collettività.

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Francesco Mastrodicasa
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