Ha fatto parlare i fatti e adesso, con merito, si prende un ruolo di primo piano. La decisione della Pallacanestro Trieste di affidare la panchina all’eugubino Francesco Taccetti non è figlia dell’urgenza, ma di una visione strategica che mette al centro il capitale umano già presente nel club. In un mondo sportivo che spesso cerca soluzioni esterne per risolvere crisi di identità, la società giuliana ha scelto di guardare dentro le proprie mura, valorizzando un legame nato diciotto mesi fa. La nomina di Taccetti è il risultato di un rapporto di fiducia cementato dal lavoro quotidiano in palestra e da una profonda sintonia con lo spogliatoio. È la vittoria della continuità su una rivoluzione che avrebbe rischiato di disperdere il patrimonio di conoscenze tecniche e relazionali costruito finora.
Francesco Taccetti porta con sé un profilo che definire atipico è riduttivo. La sua carriera è una sintesi perfetta tra la precisione millimetrica dell’ingegnere e l’intuizione dell’uomo di sport. Dalle scrivanie del management aziendale ai parquet di tutta Italia, il suo cammino è stato scandito da una crescita metodica e costante. Le esperienze vissute accanto a maestri come Attilio Caja e tanti altri, oltre ai trionfi recenti, culminati con la vittoria della Coppa Italia 2023 a Brescia, hanno forgiato un allenatore capace di gestire la pressione dell’alto livello. Proprio quel ricordo resta una bussola per il presente, perché domani sera debutterà proprio nelle final eight della coppa nazionale contro Milano: “ La Coppa Italia -ha affermato il coach eugubino ai canali ufficiali della società- è un evento in cui può succedere di tutto e i valori di partenza sono sempre molto relativi sulla partita secca. La chiave è essere pronti per giocarsela, essere presenti in ogni minuto della partita e imparare da quello che c’è dentro la gara per fare grandi risultati”.
Il passaggio da assistente a capo allenatore viene vissuto da Taccetti con un pragmatismo rinfrescante. Non c'è la volontà di cambiare pelle, ma quella di evolvere restando fedeli ai propri principi. Il tecnico ha sottolineato come la sua missione sia proteggere ciò che di buono è stato creato: “Alla fine l’unico reale cambiamento, soprattutto nel mio caso, è quello del ruolo formale. Il mio obiettivo è rimanere lo stesso tipo di allenatore che sono stato da assistente, perché penso che il lavoro portato avanti in questi quasi due anni e il rapporto costruito con la squadra non debbano cambiare rispetto a quello per cui sono nati”. In questo percorso, l'influenza di coach Israel Gonzàlez resta un pilastro: “In questi mesi ho imparato tanto anche lavorando al fianco di Israel Gonzàlez... è un bagaglio importante che porterò con me”.
Trieste sa di avere talento, ma Taccetti è consapevole che quello e senza costanza è solo un’occasione mancata. La sua ricetta per il futuro biancorosso è priva di slogan ad effetto, ma ricca di sostanza: “Credo che questa squadra abbia già dimostrato il potenziale che ha. Dobbiamo solo trovare le chiavi giuste per renderlo qualcosa che esprimiamo sul campo in ogni partita e quindi essere un pochino più consistenti ogni sera”. La ricerca di questa "consistenza" passerà attraverso un’organizzazione capillare e una condivisione totale delle responsabilità, coinvolgendo ogni membro dell'organizzazione, dagli assistenti agli uffici, in un corpo unico proteso verso l'obiettivo.
Ciò che definisce veramente la nuova era Taccetti è la centralità della relazione umana. La sua è una guida che non si impone con il timore, ma con l'ascolto e la trasparenza. “Sicuramente un leader empatico, perché è come sono io come persona. Per me la comunicazione a tutti i livelli rimarrà una parte fondamentale del mio ruolo”, ha spiegato il tecnico. Il patto stretto con i giocatori nel suo primo discorso ufficiale è basato su una promessa di sincerità assoluta: “Ho detto ai ragazzi che sarò me stesso... Gli ho detto che li guarderò in faccia tutte le volte che ci saranno cose da migliorare, dicendo la verità e costruendo un dialogo su come farlo”. In questa nuova avventura, le emozioni non saranno un tabù, ma il motore immobile del progetto: “Continuerò a vivere questa avventura con tutte le emozioni del caso, perché le emozioni fanno parte del gioco e non possiamo nasconderle”.