È stato l'episodio più infuocato di una già movimentata mattina. Lo scontro verbale fra il sindaco e presidente della Provincia di Terni Stefano Bandecchi e l'assessore regionale Fabio Barcaioli che continua anche al di fuori dalle aule istituzionali.
Per comprendere l'accaduto è bene fare un passo indietro e, doverosamente, contestualizzare. La circostanza: l'audizione straordinaria, giovedì 5 febbraio, di Bandecchi al termine dei dieci giorni di sit-in per il nuovo ospedale di Terni. Il luogo: la Sala Partecipazione di Palazzo Cesaroni gremita da coloro che da Terni sono venuti a chiedere certezze e chiarezza al governo regionale.
Sul piccolo palco, al lungo tavolo seduti - da sinistra a destra -: il consigliere e capogruppo della Lega Enrico Melasecche, il consigliere del PD Cristian Betti, Bandecchi, la presidente Proietti e l'assessore regionale Francesco De Rebotti.
Il nodo della discordia: Bandecchi che mentre rappresentava le sue richieste a Proietti ha detto chiaro e tondo che parlava nell'interesse di tutti gli umbri, dal momento che sul piatto c'è stata anche - fortunamente scongiurata - l'evenienza del declassamento dell'ospedale di Terni da DEA di secodo livello. Tra il pubblico l'assessore regionale Fabio Barcaioli ha però dissentito e rivolgendosi a Bandecchi ha voluto chiarire: "Parli a nome del Comune di Terni, non di tutti gli umbri".
Dalla platea si è levata immediatamente un'ondata di protesta contro l'assessore regionale - tra chi gli chiedeva di uscire, chi di vergognarsi, chi si è limitato a sentenziare che non è un umbro -. Bandecchi, in risposta, ai microfoni ha pronunciato un'unica frase: "Attenti, che se mi alzo di voi non resta neanche un brandello".
A due giorni di distanza Barcaioli è tornato sulla questione, definendo "surreale" l'episodio e accusando Bandecchi di non aver rispetto per le istituzioni "ancor di più per il ruolo che ricopre".
Il sindaco di Terni, sostiene l'assessore, "ha ignorato il tema dell’ospedale pubblico, concentrando la propria iniziativa su un progetto, quello dello stadio-clinica, legato ai suoi interessi privati, che, dopo il ricorso al Tar e la virata della Giunta Regionale in favore dell’ospedale pubblico, è di fatto passato in secondo piano".
La questione ospedale, secondo Barcaioli, sarebbe un "goffo" tentativo da parte di Bandecchi di "riciclarsi come paladino dell’interesse comune" affermando inoltre che l'esternazione del sindaco sarebbe arrivata in preda alla "confusione", ovvero "quando le sue affermazioni sono state contraddette, ha reagito ricoprendo di insulti chi osava dissentire ed è arrivato a formulare minacce nei confronti di un assessore regionale".
Per Barcaioli "Dire 'state attenti, se mi alzo in piedi di voi non resta neanche un brandello' è un grave atto che travalica ogni limite del confronto democratico". Gli annunci sono due: "Sul piano politico non faremo alcun passo indietro nella difesa del ruolo delle istituzioni e del rispetto che esse meritano. Sul piano giudiziario non può passare l’idea che sia normale, in una sede istituzionale, che un sindaco minacci fisicamente un rappresentante della Regione".
"Le istituzioni - ha concluso - sono il luogo del confronto e del dissenso, non dell’intimidazione, e chi non accetta di essere contraddetto dimostra di non essere all’altezza del ruolo che ricopre".
"L'assessore Barcaroli è un provocatore seriale, tutta la sala ha assistito al suo show. Le sue insistenti derisioni e provocazioni sono state ammonite anche dalla sua presidente" questa la netta replica di Bandecchi all'Ansa. L'inquilino di Palazzo Spada ha definito Barcaioli "un uomo di zero valore politico". Un fatto, spiega, sostenuto dal non essere "mai stato eletto dal popolo, neppure per sbaglio".
E la chiude con serenità: "Ritengo che le sue parole mi scivolino addosso come l'acqua. Ciò che dice mi offende e dimostra la sua zero valenza politica". Infine lancia un appello alla governatrice affinché intervenga: "Chiedo alla presidente Proietti di 'rimettere a posto' il suo assessore provocatore".