02 Mar, 2026 - 15:10

L'attacco di Bandecchi a Trump: “Nemmeno la guerra sapete fare”. E in Umbria scatta l’allarme energia e carburante

L'attacco di Bandecchi a Trump: “Nemmeno la guerra sapete fare”. E in Umbria scatta l’allarme energia e carburante

Mentre il mondo trattiene il fiato davanti allo specchio di mare più conteso del pianeta, lo Stretto di Hormuz, trasformato in una trappola per centinaia di petroliere, la voce di Stefano Bandecchi squarcia il coro della diplomazia e dei comunicati ufficiali. Il sindaco di Terni, con il suo stile diretto, ha preso di mira Donald Trump con una invettiva social che lascia poco spazio all’interpretazione. “Nemmeno la guerra sapete fare”, attacca il primo cittadino, intervenendo nel dibattito sulla crisi mediorientale con il consueto linguaggio senza filtri.

Se da un lato la politica internazionale cerca di districarsi tra le rappresaglie di Teheran e le mosse della Casa Bianca, dall’altro l’Umbria si scopre vulnerabile. La chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas mondiale, non è solo una schermaglia lontana: è un colpo diretto al portafoglio di famiglie e imprese. E così l'assessore regionale all'ambiente e all'energia Thomas De Luca rilancia il tema della crescita delle rinnovabili e dell'autosufficienza energetica regionale. 

Il sindaco di Terni sulla guerra in Iran: “Non ci hanno capito nulla”

Stefano Bandecchi non usa mezzi termini per bocciare la linea della Casa Bianca. In un video pubblicato sui suoi canali social, il sindaco torna sulle sue precedenti dichiarazioni, amplificando il disappunto per l’escalation militare voluta dall’amministrazione Trump. “Molti di voi mi hanno criticato perché io ho detto che la strategia di Trump è una strategia da ca... e ho detto che non ci ha capito una mazza”, esordisce.

Nel mirino del primo cittadino finisce la gestione dell’offensiva, che a suo dire sta provocando danni collaterali ben oltre i confini iraniani. “Continuate a criticarmi - prosegue - oggi è stato bombardato Cipro, e poi sono state bombardate comunque ancora Dubai, Abu Dhabi e tutti gli Emirati. Il Qatar, beh, non so dove pensa di arrivare”.

Ma è la chiusura del ragionamento a contenere la provocazione più forte, un’immagine che mescola geopolitica e cambiamento culturale. “Senza mezzo milione di uomini che invadono l'Iran - afferma Bandecchi - i ragazzi iraniani si metteranno il velo, anche i maschi, e si faranno crescere la barba obbligatoriamente”. Un passaggio che fotografa la sua idea di una guerra fatta a metà, destinata a fallire e a produrre l’effetto opposto. “Ci avete poco da festeggiare, questo modo di fare la guerra è un modo da c... che solo un c... può fare, nemmeno la guerra sapete fare. Comunque, signori, ci hanno portati in un casino allucinante e non hanno risolto un c...”. E sull’epilogo, la sua ricetta è quantomeno originale: “Volete sapere come finisce? Finirà che alla fine gli iraniani diranno una supercazzola”.

Per Bandecchi rischio di attacchi verso l'Italia e aumenti della benzina

In un secondo video, Stefano Bandecchi, sindaco di Terni e presidente della Provincia invita a fare "attenzione" perché "si corre il rischio che arrivi qualche bomba anche a Sigonella" e di "pagare la benzina un pò di più. Intanto - dice Bandecchi - anche l'Arabia Saudita è entrata in guerra perché anche lì sono stati bombardati pozzi petroliferi e centrali. Andiamo avanti a tarallucci e vino. Americani e israeliani bombardano aspettando una grande rivoluzione interna, disarmata e pacifista possibilmente. Preparatevi a beccare qualcosa anche qua perché arriverà dai posti più vicini" ha avvertito ancora Bandecchi.

"E cosa faremo noi? - aggiunge -. Niente, staremo zitti e muti. Questo è il grande piano che Trump ha messo in campo. Il niente cosmico". Il leader di Dimensione Bandecchi sostiene che lui avrebbe invaso l'Iran. "Avrei cambiato tutta la storia - afferma - però mi sarei organizzato con almeno una milionata di persone già pronte al comando. Non come è successo in Iraq, in Afghanistan, in Siria e in Libia".

L’incubo Hormuz e la scossa sui prezzi del petrolio e dell'energia

Lungi dall’essere una “supercazzola”, la crisi in Medio Oriente sta già producendo effetti devastanti sulle economie occidentali. Mentre Bandecchi pubblicava il suo sfogo, nel Golfo Persico si materializzava lo scenario più temuto dagli analisti. La rappresaglia di Teheran ha portato al blocco de facto dello Stretto di Hormuz, l’imbottigliamento di circa 150 navi e la cancellazione di oltre cinquemila voli sugli hub di Dubai e Doha.

I mercati hanno reagito con il consueto nervosismo: il prezzo del petrolio Brent ha fatto un balzo in avanti, toccando punte dell’8% e superando quota 80 dollari al barile, con gli istituti di credito che già ipotizzano un ritorno verso i 100 dollari. Un’impennata che rischia di riaccendere la fiammata inflazionistica e di pesare come un macigno sulle bollette di famiglie e imprese.

La risposta umbra, l'assessore De Luca: “Autoprodursi energia è un diritto”

In questo contesto di fuoco, la voce della politica regionale si alza per chiedere conto al Governo e provare a blindare il territorio. A parlare è Thomas De Luca, assessore regionale all’Energia, all’Ambiente e alla programmazione urbanistica della Regione Umbria, che lancia un allarme chiaro: la dipendenza energetica è una ferita letale per il territorio.

Quanto paventato nel giugno del 2025 è purtroppo divenuto realtà. La chiusura dello Stretto di Hormuz, rotta strategica per il trasporto marittimo di petrolio, rischia di trascinare l'economia globale in un quadro di profonda incertezza”, dichiara l’assessore. Un’incertezza che l’Umbria non può permettersi di subire passivamente.

De Luca non si limita alla fotografia del disastro, ma rilancia la sfida dell’autonomia energetica. “Mentre Donald Trump dichiara cinicamente di 'non essere preoccupato' per l'impatto sui prezzi, noi ci troviamo nuovamente a pagare duramente le violazioni del diritto internazionale”, incalza. La ricetta, per l’assessore, è una sola: accelerare sulla transizione, senza più tentennamenti.

Abbiamo bisogno di impianti ora: idroelettrici, eolici e fotovoltaici sono le uniche risposte concrete per mettere in sicurezza le nostre famiglie e le nostre imprese. Anche di grandi impianti situati nella giusta collocazione”, scandisce De Luca, richiamando l’impianto della legge regionale “Energia Umbra”, approvata nei mesi scorsi per conciliare lo sviluppo delle rinnovabili con la tutela del paesaggio.

La richiesta al governo: fotovoltaico su ogni tetto e un nuovo Superbonus

L’assessore regionale entra nel merito delle soluzioni, ricordando che la Regione ha già tracciato la strada. “Il Piano delle aree di accelerazione è in fase di completamento del percorso di valutazione ambientale, saremo tra le prime regioni ad avere questo strumento”. Ma da sola, la pianificazione non basta: servono risorse.

È bene ricordare che oggi ogni edificio è area idonea. Quindi installare un impianto fotovoltaico su qualsiasi copertura è oggi un percorso assolutamente semplificato, anche in area vincolata”, spiega l’esponente della giunta regionale, sottolineando come il quadro normativo regionale abbia già rimosso molti ostacoli burocratici.

L’appello finale è diretto a Roma. “La Regione sta facendo la sua parte ma serve uno strumento straordinario di finanziamento da parte del Governo al fine di garantire concretamente il diritto all’autoproduzione di energia”. Un diritto che, per De Luca, deve diventare universale. “Se non intendono chiamarlo Superbonus, lo chiamino come vogliono - conclude - ma è evidente che oggi più che mai è necessario che ci sia un impianto fotovoltaico per ogni tetto”.

Un grido d’allarme che arriva mentre le cronache internazionali raccontano di un mondo che torna a dividersi lungo le linee del petrolio, e mentre l’Umbria prova a costruire la sua trincea energetica, fatta di pannelli solari e comunità rinnovabili, per non farsi trovare ancora una volta impreparata di fronte alla storia.

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Federico Zacaglioni
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