Il consiglio comunale di Terni diventa ancora una volta il teatro dello scontro frontale tra il sindaco Stefano Bandecchi e una parte del mondo dell’informazione, con effetti politici che vanno oltre il caso personale. Nel mirino del primo cittadino finiscono alcune testate locali, accusate di costruire “complotti” attorno all’ex vicesindaco Riccardo Corridore e di attribuirgli frasi mai pronunciate, fino al confronto diretto in aula con un cronista, minacciato di azioni legali per presunti comportamenti irrispettosi e per la postura tenuta nell'emiciclo.
Da un lato l’Ordine dei giornalisti dell’Umbria parla di “ennesima aggressione verbale” e di fine dell’agibilità democratica sul territorio, dall’altro Bandecchi rivendica il diritto di contestare ricostruzioni considerate fantasiose e chiede “maggiore professionalità”, intrecciando la difesa dei suoi collaboratori a un discorso più ampio sulla sanità, i servizi pubblici e il rapporto di forza con Perugia. Sulla vicenda PD e M5S evocano ormai una “linea rossa” superata nei rapporti tra istituzioni e stampa.

Ma cosa è successo in consiglio comunale? Il sindaco di Terni Stefano Bandecchi è intervenuto in assemblea sulla situazione politica locale criticando alcune testate, accusandole di fare un giornalismo scorretto a favore delle opposizioni e di attribuirgli parole non sue.
Il nodo politico ruota attorno alla figura dell’ex vice sindaco Corridore e ai sospetti, alimentati da alcune cronache, di trame interne alla maggioranza. Cene, incontri informali, una pizza con i consiglieri Andrea Sterlini, Andrea Colasanti e Marina Severoni: tutti episodi che, nella lettura di Bandecchi, sono stati montati ad arte per insinuare divisioni inesistenti. “Non ho nulla da eccepire sul mio ex vicesindaco né sui consiglieri di AP che sorreggono la maggioranza”, ha scandito, spostando il fuoco della discussione sui “vitali” dossier cittadini.
Il sindaco, visibilmente infastidito dai continui articoli che coinvolgono l'ex vicesindaco, l'avvocato Riccardo Corridore, si è sfogato per le ricostruzioni di gossip politico. Questo momento di forte insofferenza è poi culminato poi in uno scontro diretto con un giornalista presente in aula, al quale Bandecchi si è rivolto in modo molto diretto, intimandogli di non fare gesti con le mani o tenere attegggiamenti non consoni nell'emiciclo mentre lui parlava e minacciando di portarlo in tribunale.
Nel comunicato diffuso dal Comune di Terni, Stefano Bandecchi respinge “in totale disaccordo” la nota dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria (che lo aveva censurato per le sue esternazioni, ndr) e le prese di posizione dei partiti, accusandoli di “strumentalizzare e travisare” quanto avvenuto in aula.
Il sindaco ribadisce che in consiglio comunale “non ho aggredito verbalmente né minacciato”, ma di aver “ricostruito alcune vicende politiche all’insegna della verità”, rivendicando che “è nelle mie facoltà smentire ricostruzioni giornalistiche del tutto fantasiose” che metterebbero in discussione “la lealtà dei miei collaboratori e dei consiglieri comunali di maggioranza”.
Sul caso specifico del cronista, Bandecchi parla di “comportamento di un giornalista che, invece di fare il suo doveroso lavoro, si mette in aula a commentare” e ad adottare “un linguaggio del corpo irrispettoso verso il contesto e le istituzioni”. Si definisce “liberale convinto” e ricorda: “Ai giornalisti ho sempre dato la massima disponibilità, non mi sono mai sottratto alle domande, anche a quelle più scomode”, rivendicando come editore di aver “sempre finanziato il settore con investimenti importanti e con numerose testate”. Da qui la richiesta di “maggiore professionalità”, “resoconti corrispondenti alla realtà” e di un consiglio comunale in cui “si venga per lavorare e non per fare salotto”, perché “la città ha bisogno di un’informazione attenta, professionale, diretta a far conoscere le tante ragioni di Terni”.
Quanto all’Ordine dei Giornalisti, afferma: “Se fosse un club da frequentare non avrei restituito il tesserino”. Bandecchi, dunque, rimanda al mittente le accuse e sposta il baricentro del discorso sulla sua visione di città: “Terni non vuole essere subalterna né alla Regione né tantomeno a qualunque ordine professionale con sede a Perugia”, chiudendo con una promessa di disponibilità “a tutti coloro che hanno qualcosa di sensato da chiedermi”.
Se il sindaco parla di legittima difesa della verità, di tutt’altro avviso è l’Ordine dei giornalisti dell’Umbria, che in una nota durissima ha alzato il livello della denuncia istituzionale. “L’ennesima aggressione verbale, infarcita di minacce, del sindaco di Terni Stefano Bandecchi a un giornalista, nel caso Corso Viola del Messaggero, in un luogo pubblico com’è la sala del Consiglio comunale, segna definitivamente la fine dell’agibilità democratica sul territorio”. Parole che pesano come macigni, specie perché arrivano da un organismo che, in questo e nel precedente mandato, ha più volte tentato di arginare quella che viene descritta come una “pericolosa deriva contro la libertà di stampa”.
L’Ordine non arretra di un millimetro e annuncia battaglia: “L’Odg Umbria continuerà a difendere colleghe e colleghi brutalmente denigrati e a denunciare lo scempio delle Istituzioni che da anni si consuma a Terni”. Un riferimento neppure troppo velato a una lunga scia di episodi che hanno visto il sindaco protagonista di scontri con la stampa, fin dai tempi del suo primo insediamento.
La partita, a questo punto, si sposta sul terreno politico. PD e M5S scelgono la via della condanna senza appello. In una nota coniunta, i gruppi consiliari parlano di “ennesima, inqualificabile, aggressione del sindaco di Terni ai giornalisti e al mondo dell’informazione della città” e avvertono: “Stavolta è stata varcata una linea rossa, con minacce dirette ed esplicite alle persone e a una intera categoria professionale”.
I partiti del Patto Avanti chiamano in causa le autorità superiori, rivolgendo “un appello ai preposti Organi dello Stato affinché questi valori, principi e diritti di libertà di parola e di giudizio vengano doverosamente tutelati e salvaguardati e non calpestati, come pervicacemente continua a fare il sindaco pro-tempore di Terni”.