"La chiusura del centro di teleconduzione Enel di Villa Valle a Terni va evitata". È questo l’appello lanciato dal sindaco di Terni e presidente della Provincia, Stefano Bandecchi, che questa mattina ha inviato una lettera a Enel Produzione e, per conoscenza, ai vertici regionali e nazionali. Un gesto politico forte, con l’obiettivo di aprire immediatamente un confronto istituzionale.
Il primo cittadino sollecita la convocazione di un tavolo nazionale e denuncia come la decisione di Enel sia stata presa “senza il dovuto coinvolgimento delle istituzioni”. Una presa di posizione che fa rumore e apre un fronte destinato a diventare centrale nel dibattito energetico umbro.
La lettera di Bandecchi richiama due precedenti istanze di confronto, inviate a maggio e giugno 2025, rimaste senza riscontro. Da qui la scelta di alzare il livello della vertenza: “Ho voluto aprire una vertenza nazionale in quanto il comportamento di Enel Produzione è inaccettabile. Si tratta di un atto arrogante che non tiene conto dei territori e delle loro peculiarità”.
La difesa del ruolo energetico della città è netta: “Terni è da oltre un secolo terra di energia legata alla risorsa idrica e questo ruolo non può essere messo in discussione per mere logiche di profitto”. Da qui la richiesta di una mobilitazione generale, che coinvolga Regione e ministeri competenti, per scongiurare quello che Bandecchi considera un depotenziamento strutturale della conca ternana.
A fianco del sindaco si schiera il vicepresidente della Provincia, Francesco Ferranti (Forza Italia), che richiama tre punti di criticità: lavoro, infrastruttura e sicurezza.
“Siamo assolutamente contrari, critici e non condividiamo questa reiterata volontà di chiudere il centro di teleconduzione collegato alla centrale elettrica di Galleto” afferma Ferranti.
Secondo il vicepresidente, la decisione di Enel porterebbe a:
una perdita occupazionale diretta e indiretta, legata anche al blocco delle assunzioni già previste;
un depotenziamento della concessione che scade nel 2029, con infrastrutture più deboli da riassegnare;
una riduzione della sicurezza del territorio, poiché il controllo a distanza da altre sedi non può garantire lo stesso livello di presidio in caso di rischio idrogeologico ed esondazioni.
“La teleconduzione si può fare anche altrove – spiega Ferranti – ma averla in prossimità dei bacini idrici e delle dighe ternane è garanzia di tutela per la pubblica incolumità. Rinunciare a questa prossimità significa esporre la popolazione a maggiori rischi”.
L’asse tra Bandecchi e Ferranti evidenzia un fronte istituzionale coeso almeno a Terni. Resta l'imbarazzo della Regione Umbria per la nota della dirigente della Protezione Civile che ha sostanzialmente dato il via libera alla chiusura del Posto di Teleconduzione alla vigilia di Ferragosto. Da Palazzo Donini non arrivano conferme ufficiali, ma l'atto che ha creato i presupposti per l'accelerazione impressa da Enel alla vicenda avrebbe portato a ripercussioni interne sull'organigramma dell'ente.
D'altronde anche a Perugia le risposte politiche contro la decisione dell'Enel erano state uivoche, un atto di indirizzo unitario votato da tutto il consiglio (con Filipponi del PD come primo firmatario) e la posizione netta dell'assessore all'ambiente Thomas De Luca, che aveva incontrato i sindacati e diffuso note contrarie alle scelte aziendali.
Da parte delle istituzioni, dopo la scivolata ferragostana, è ora determinante recuperare unità per bloccare la chiusura del presidio di Villa Valle. La richiesta è chiara: aprire un tavolo nazionale con Enel, Governo e Regione per valutare soluzioni alternative che salvaguardino lavoro, sicurezza e strategia industriale. La partita, però, non riguarda solo l’Umbria. In gioco c’è la tenuta del rapporto tra grandi aziende energetiche e territori che, per decenni, hanno garantito produzione e sviluppo. La volontà del sistema istituzionale è quella di far diventare la vicenda di Villa Valle un caso simbolo, destinato a pesare anche nelle scelte future di politica industriale e ambientale.