“I numeri parlano chiaro e dicono che siamo vivi e vegeti”. Con queste parole il sindaco di Terni Stefano Bandecchi rilancia l’azione della sua amministrazione e respinge le critiche delle opposizioni e i rumors, le narrazioni e le indiscrezioni e le ricostruzioni che finiscono sulla stampa.
Al centro della rivendicazione c’è il bilancio consuntivo, che il primo cittadino definisce il migliore degli ultimi trent’anni, portato ad esempio come prova concreta della tenuta del Comune anche in un contesto economico segnato da una crisi internazionale pesante. Bandecchi attacca frontalmente chi, a suo dire, continua a descrivere una città in difficoltà e una maggioranza fragile, ridimensionando anche le recenti uscite dal gruppo consiliare. Il messaggio è politico prima ancora che contabile: la giunta rivendica stabilità, risultati e una visione di lungo periodo, mentre accusa le opposizioni di restare ancorate a una lettura distante dalla realtà amministrativa e dai dati ufficiali.
Sindaco, il consuntivo è appena passato in Consiglio comunale. Cosa risponde a chi continua a descrivere un’amministrazione in affanno?
“Rassicuriamo tutti quelli che ci danno per morti. Oggi in Comune tutti zitti davanti al consuntivo migliore degli ultimi 30 anni ternani, in barba alle stupidaggini scritte sino al giorno prima e nonostante la crisi internazionale peggiore degli ultimi novanta anni”.
Eppure nell'ultima settimana non si è parlato d'altro che di una maggioranza ridimensionata. Qual è la situazione numerica reale e come giudica l’uscita di due consiglieri?
“I consiglieri di maggioranza da qualche mese sono 19 non 21, due fortunatamente se ne sono andati in partiti minori, dove possono ambire a maggiori spazi e forte autonomia critica, mentre erano castrati nella maggioranza dove non si può dire ogni cosa che ti passa per la testa, dato che si deve guidare il Comune in modo corretto, cosa incomprensibile per le minoranze”.

Lei ha criticato apertamente la narrazione che rimbalza fuori dal Palazzo. Cosa le sta particolarmente stretto del racconto che viene fatto della città?
“Sono dispiaciuto per le opposizioni e per alcune ricostruzioni fatte da media che sono più vicini alle tesi delle opposizioni, che non riescono a dare una informazione giusta alla cittadinanza. Per me la realtà è ben diversa”.
Le vengono rimproverati i modi diretti. Il fatto che su alcuni indicatori Terni sia ancora in una fase critica. Ogni giorno escono comunicati in cui si chiedono le sue dimissioni. È una lettura che la preoccupa?
“Queste ricostruzioni suonano come un disco rotto. I politicanti ternani sono convinti che il popolo non veda l’ora di ripoterli avere alla guida di una città che stava nel baratro sino a tre anni fa. Convinzione che nasce dal fatto che tra loro si consolano”.
Uno dei fronti più caldi è il mutuo per la manutenzione stradale. Perché, secondo lei, viene criticato con tanta durezza?
“I politici locali di opposizione temono l’unico mutuo che il Comune sta facendo da tre anni a questa parte, per rifare circa cinquecento chilometri di strade, ma forse seicento. Potete ridere, ma state attenti alle paresi facciali”.
Da quasi tre anni si ripete che la sua esperienza amministrativa sarebbe dovuta finire in fretta. Quanto conta, oggi, essere ancora in sella?
“Dovevamo andare a casa dopo due mesi, tutta la politica locale è imbestialita con noi, certa stampa e certi media ci danno per morti tutti i giorni, ma io ringrazio i cittadini che oramai sanno vedere la differenza tra i disoccupati prestati alla politica e chi la politica la fa entrare nella vita di tutti in modo positivo lavorando bene. Un bacetto a chi ce la tira e non vince mai, purtroppo dovete aspettare altri due anni, per poi sopportarci per altri cinque, ma questa è una storia diversa e la scriveremo dopo”.