27 Apr, 2026 - 20:00

Bandecchi criticato per aver cantato Bella ciao. La replica: "Canto quello che mi pare"

Bandecchi criticato per aver cantato Bella ciao. La replica: "Canto quello che mi pare"

Il 25 aprile in Italia si celebra la Liberazione dal nazifascismo, una data simbolo per la storia di tutti gli italiani, della democrazia e della Repubblica. Un anniversario che ha esso stesso i suoi simboli, uno di questi è una canzone: 'Bella ciao' che negli anni è diventata l'inno della Resistenza. Un brano che tutti conoscono e che anche il sindaco di Terni, in occasione dell'ultima festa della Liberazione, ha intonato con orgoglio in Consiglio comunale. Nell'aula gremita di Palazzo Spada c'erano il prefetto Antonietta Orlando, la presidente della Regione Stefania Proietti, altri rappresentanti delle istituzioni oltre alle associazioni combattentistiche e alle forze dell’ordine. Quel canto che ha messo tutti d'accordo è stato un momento di unità, al di là di ogni colore politico.

Il sindaco Bandecchi: "Nessuno può dirmi che non posso cantare Bella ciao"

Eppure a qualcuno l'episodio sembra sia andato di traverso. Bandecchi, che in passato è stato paracadutista nella Folgore, è stato criticato per aver cantato 'Bella ciao' proprio perché proveniente da quel Corpo. E così dal primo cittadino di Terni, per tutta risposta, è arrivata una puntuale lezione di storia dove ha fatto luce su un aspetto forse meno noto, ma non per questo meno essenziale, della Resistenza: quello della partecipazione delle forze armate alla guerra di liberazione.

"Canto quello che mi pare e anche Bella ciao. Nessuno può dirmi che non posso cantare Bella ciao" ha affermato nella seduta di oggi, 27 aprile, del Consiglio comunale. Un intervento molto diretto, come tipico dello stile comunicativo di Bandecchi che, ha aggiunto rivolgendosi chi l'ha contestato, "su quale montagna sarei stato sono problemi e fatti miei".

"Alla Liberazione presero parte oltre 16mila paracadutisti"

Ed è qui che il sindaco ha spiegato con riferimenti puntuali cosa abbia significato la Liberazione per le forze armate. "Ricordo ancora che tra i partigiani c'erano 150mila soldati, inclusi oltre 16mila paracadutisti italiani che diventarono le divisioni Folgore e Nembo dopo l'8 settembre - ha puntualizzato -. Ricordo la battaglia di Cassino dove qualcuno combatté con gli alleati e qualcuno con i tedeschi".

Capitolo storico a parte, il sindaco si è risentito per gli attacchi ricevuti e non le ha mandate di certo a dire. "Voglio ricordare a tutti che il prossimo che mi chiama fascista lo tratterò da comunista. Cioè farò ciò che fanno i comunisti ai fascisti, derivazione sconcertante del partito socialista tra gulag e sistemi con olio di ricino. Io voglio ricordare a tutti i poco intelligenti che ci sono in giro per il mondo, che il prossimo che mi chiama fascista lo tratterò evidentemente da comunista".

Il primo cittadino di Terni rivendica la propria libertà personale

Il primo cittadino ha rivendicato con forza la propria libertà personale rispondendo per le rime a chi lo ha criticato dandogli del "fascista". Anche in questa occasione, l'inquilino di Palazzo Spada ha ribadito la sua vocazione liberale e ha voluto lanciare un avvertimento: "Il prossimo che mi offende gli spezzo le gambe".

E proprio contro chi l'ha insultato ha spiegato che chi prese parte alle grandi battaglie per la Liberazione (lo sbarco in Normandia, in Sicilia e ad Anzio) erano "persone diverse che però hanno ammazzato i fascisti". Insomma uniti per lo stesso scopo al di là delle differenze.

La citazione dell'ultimatum di Pertini

E se qualcuno avesse nutrito ancora qualche dubbio, Bandecchi ha concluso il suo animato intervento con una parafrasi direttamente da Sandro Pertini. Presidente della Repubblica e partigiano, il 25 aprile 1945 il giovane Pertini rivolse via radio il celebre ultimatum: "Arrendersi o perire" rivolto a tutte le forze nazifasciste, tedesche e repubblichine che poi capitolarono. 

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Sara Costanzi
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