03 Jul, 2026 - 22:00

Bandecchi risponde all'Anm sulle indagini a Terni: “Chiedo rispetto, lo stigma sociale distrugge l'indagato”

Bandecchi risponde all'Anm sulle indagini a Terni: “Chiedo rispetto, lo stigma sociale distrugge l'indagato”

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento istituzionale di Stefano Bandecchi, Sindaco di Terni e Presidente della Provincia di Terni, inviato in replica alla nota ufficiale diffusa dalla Giunta dell’Anm di Perugia. Il documento affronta il tema del bilanciamento tra l'azione penale, la presunzione di non colpevolezza e l'impatto della sovraesposizione mediatica sulle cariche pubbliche e sui privati cittadini. Nel testo, il primo cittadino lancia un appello chiaro alle toghe: “Riportiamo la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”, precisando la natura della sua formale rimostranza: “Chiedo un minimo di rispetto. Non ho fatto nulla di male. Il mio dissenso è verso una situazione ingiusta”.

di Stefano Bandecchi (Sindaco di Terni e Presidente della Provincia di Terni)

Il richiamo all'Anm e il valore della presunzione di innocenza

“Sono contento e ringrazio la giunta dell’ANM di Perugia per aver ricordato a tutti che l’attività della Procura della Repubblica di Terni si svolge con piena osservanza del principio di presunzione di innocenza e che le indagini hanno il solo scopo di accertare i fatti e verificare la fondatezza delle ipotesi investigative, nell’interesse della collettività e a tutela della legalità.

Così come ho apprezzato pubblicamente - dichiara il sindaco Stefano Bandecchi - il comunicato stampa di ieri del Procuratore di Terni che ha voluto sottolineare che gli indagati devono ritenersi innocenti.

Tutto questo mi conforta molto in un momento come quello attuale, nel quale io sono improvvisamente diventato per tutti, un disonesto o, peggio, un corruttore. Nulla di più letale per un cittadino, figuriamoci per un uomo politico e per un imprenditore. E oggi proprio da politico che vi parlo.

La critica all'esposizione mediatica e la tutela dello Stato di diritto

Desidero far presente agli addetti ai lavori, magistrati dell’associazionismo giudiziario, che la presunzione di innocenza ha un significato nello stato di diritto solo se la stessa da formula di principio diventa un modo di trattare chi è sottoposto alle indagini.

L’indagato dovrebbe essere trattato come se non fosse indagato. E ciò l’esatto contrario di quanto accade.

Quando la giunta Anm esprime ai magistrati della Procura di Terni convinta vicinanza perché chiamati a svolgere il proprio lavoro in un contesto di forte esposizione mediatica, si è forse chiesta quale sia la “causa” di questa esposizione mediatica?

Si è cercato di mantenere massimo riserbo sulle indagini in corso e sui soggetti coinvolti? Si è cercato di bilanciare il diritto di cronaca, e lo dico da editore, con il diritto di difesa dell’indagato e con il diritto del cittadino indagato a continuare ad avere una vita normale, pur da indagato? Lascio agli addetti ai lavori le risposte.

La richiesta di cautela operativa contro lo stigma sociale del sospetto

La mia posizione è molto semplice. La Procura può e deve fare tutte le indagini tutte le indagini che ritiene nei miei confronti. Mai ostacolerò queste attività, la mia disponibilità è totale e anzi ne sono lieto perché la Procura stessa, all’esito, certificherà la mia correttezza.

Ma chiedo un minimo di rispetto per non diventare, come sono diventato, un corruttore senza aver fatto nulla di male. Perché non serve una ingiusta condanna per portare un cittadino alla rovina, basta meno. Basta lo stigma sociale che deriva dall’essere stato accusato di un grave reato.

E se anche l’ipotesi investigativa risulta infondata, il danno rimane. Per sempre. Per questo chiedo rispettosamente cautela e massima attenzione nello scrutinare i fatti e nel procedere ad attività di indagine con spiegamento di uomini e mezzi.

Il dissenso verso il sistema e la difesa dei cittadini senza voce

Se questa mia posizione genera fastidio o preoccupazione, me ne dolgo sinceramente. Ma non posso arretrare perché voglio contribuire alla evoluzione del sistema giudiziario di questo Paese. E ritengo che le mie parole vadano in quella auspicabile direzione.

Sono un uomo delle Istituzioni ed il mio fermo e irrevocabile dissenso è indirizzato non certo alle persone fisiche dei magistrati di Terni che peraltro sconosco e per i quali quindi neppure potrei esprimere apprezzamenti. Il mio dissenso è indirizzato alla situazione nella quale ingiustamente mi trovo. E nella quale si trovano migliaia di cittadini che non hanno voce. Ed è per tutti quelli che si trovano nella condizione di trovarsi accusati ingiustamente, si alza la mia voce.

La proposta di un confronto con la Giunta per il futuro delle istituzioni

Una voce che chiede rispetto non formale delle garanzie, che chiede un trattamento degno di uno stato di diritto della posizione dell’indagato che per tutta la durata del procedimento deve poter svolgere liberamente e senza stigmi sociali i propri compiti e le proprie attività. Da condannato sconterà le sue pene, non prima.

Sono pronto a confrontarmi non solo sulla vicenda della mia accusa ma anche su questi temi se i membri della Giunta ne avranno piacere. Il vostro interesse è il mio. Riportiamo la fiducia dei cittadini nelle istituzioni senza contrapposizioni. Ne usciremo tutti rafforzati.

AUTORE
foto autore
Redazione
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE