L'inchiesta che sta scuotendo le procure di Roma, Milano e Terni scoperchia una gestione quantomeno opaca dei prestiti bancari. Al centro della vicenda -come scrive AGI- troviamo la AU79 S.r.l., una casa di produzione cinematografica che, nell’ottobre 2022, diventa il fulcro di un’operazione finanziaria milionaria. In un incontro tenutosi nella sede romana di Alessandro Di Paolo, vicino alla Ternana durante la gestione Guida, si pongono le basi per un finanziamento da 1,5 milioni di euro erogato da Banca Progetto. L’obiettivo dichiarato era la produzione della pellicola "I Fratelli Re", ma -sempre secondo quanto riporta AGI- le carte giudiziarie oggi raccontano una storia molto diversa, fatta di triangolazioni societarie e controlli mancati.
Il passaggio cruciale dell’operazione avviene sotto la lente di Ida Ruggiero, agente monomandataria dell’istituto bancario. Per la gestione della pratica, la Ruggiero incassa una provvigione di 43.000 euro, ma è ciò che omette di dichiarare a sollevare i dubbi più pesanti. Nella sua relazione istruttoria, la donna descrive gli uffici della società come idonei e spaziosi, sollecitando un aumento di capitale sociale per autorizzare il prestito. Tuttavia, secondo gli inquirenti, la Ruggiero avrebbe ignorato un macroscopico conflitto d’interessi: il coinvolgimento del marito, l’avvocato Andrea Centofanti, presente ai vertici societari e beneficiario finale di una parte dei fondi tramite il pagamento di parcelle professionali.
Mentre Banca Progetto deliberava la concessione del prestito nel dicembre 2022 -una sorta di "regalo di Natale" approvato in tempi record- la Guardia di Finanza -continua AGI- era già sulle tracce di quelli che vengono definiti "mutui allegri". Le anomalie riscontrate dai detective sono molteplici: dalle date di inizio produzione del film, dichiarate come imminenti ma in realtà posticipate, alla mancata verifica dei reali titolari della società. Se sulla carta figurava Mario Cardarelli, per gli investigatori il vero "dominus" era Antonio Scaramuzzino, figura chiave legata a doppio filo agli interessi di Di Paolo.
Il cuore dell’informativa di 152 pagine depositata alla Procura di Roma rivela il destino finale del denaro. Invece di finanziare macchine da presa e scenografie, i capitali sarebbero stati dirottati verso il mondo del calcio. In particolare, i fondi sono finiti nelle casse della Triestina Calcio S.p.a., mascherati da operazioni in favore della Atlas Consulting. Il meccanismo - secondo l'agenzia di stampa - era sistematico: il denaro pubblico o bancario entrava per scopi culturali e usciva sotto forma di bonifici, prestiti o pagamenti di fatture verso una galassia di società collegate al gruppo Scaramuzzino-Di Paolo. Anche l'aumento di capitale necessario per ottenere il prestito sarebbe stato fittizio, versato dai genitori di Di Paolo e poi immediatamente recuperato.
Il modello operativo non si esaurisce con la AU79. Un caso analogo -sottolinea AGI- riguarda la società Ligea Srl, che avrebbe ottenuto milioni per acquisire quote di produzione, salvo poi utilizzare quei fondi per ripianare i debiti di realtà in crisi come la Ternana Calcio e la Crik Crok. Situazioni tutte da verificare con le indagini in corso.
La complessità di queste manovre avrebbe spinto la magistratura a coordinarsi su più fronti, secondo quanto ipotizzato dall'agenzia di stampa: a Roma si indaga sui flussi, a Milano sulla gestione bancaria e a Terni, a seguito di esposti della famiglia Rizzo tramite i propri legali, si dovrebbe andare a scavare nei sisteni di gestione aziendale e nei bilanci delle passate gestioni calcistiche.
A distanza di oltre tre anni dai primi finanziamenti, il film "I Fratelli Re" risulta ancora "in corso di realizzazione", una chimera cinematografica che è servita da ariete per sfondare le casseforti bancarie. L'indagine mette in luce la fragilità dei sistemi di controllo antiriciclaggio e la facilità con cui il denaro destinato all'industria creativa possa essere cannibalizzato per coprire buchi di gestione in altri settori. Mentre la giustizia fa il suo corso, resta l'immagine di un sistema dove "pagava Pantalone", ovvero la banca e indirettamente il sistema pubblico, per alimentare -conclude AGI- le ambizioni sportive e personali di un ristretto gruppo di potere.