La notte tra lunedì 19 e martedì 20 gennaio 2026 il cielo sopra Gubbio ha regalato uno spettacolo tanto raro quanto affascinante: un’aurora boreale visibile anche alle nostre latitudini. Un fenomeno insolito per l’Umbria, ma non del tutto sconosciuto, che ha attirato l’attenzione di appassionati e curiosi.
Le fotografie che pubblichiamo sono state scattate da Valerio, fotografo eugubino amatoriale, dalla Piana di Gubbio, e pubblicate da quotidiano online Cronaca Eugubina. Queste foto testimoniano chiaramente la presenza di bagliori luminosi rossastri e violacei all’orizzonte, compatibili con un evento aurorale.

A documentare l’evento è stato proprio Valerio, che racconta:
«Sono state visibili aurore boreali in gran parte d’Europa, Italia compresa, dove però le nuvole hanno parzialmente coperto il fenomeno, altrimenti visibile anche a Gubbio. Vi invio queste due foto che ho scattato dalla piana di Gubbio».
Un’occasione resa possibile da condizioni atmosferiche favorevoli e da una notte parzialmente sgombra di nubi, soprattutto lungo l’Appennino centrale.
Secondo quanto riportato dai principali mezzi di informazione nazionali, l’evento è stato provocato da una tempesta geomagnetica di livello G4, una delle più intense degli ultimi anni.
Si tratta di un fenomeno legato all’attività del Sole. In presenza di una espulsione di massa coronale (CME), enormi quantità di particelle cariche vengono scagliate nello spazio. Quando queste particelle raggiungono la Terra, interagiscono con il campo magnetico terrestre e con gli strati superiori dell’atmosfera.
L’ossigeno e l’azoto, eccitati dall’impatto, emettono luce: verde, rossa, violacea. Nascono così i caratteristici drappeggi luminosi delle aurore.
Normalmente questo accade solo alle alte latitudini — Scandinavia, Islanda, Canada — ma durante tempeste solari particolarmente violente l’aurora può spingersi fino al Mediterraneo.
Quella osservata nei giorni scorsi è stata un’aurora debole ma significativa, visibile “a macchia di leopardo” in diverse zone d’Italia, soprattutto nel Nord Est e lungo l’Appennino centrale.
Eventi simili sono rari, ma non eccezionali: negli ultimi decenni se ne sono registrati alcuni, sempre legati a picchi di attività solare.
Eppure, il cielo di Gubbio conserva nella sua storia un precedente molto più grandioso e impressionante, che risale a quasi tre secoli fa.
Nella notte del 26 dicembre 1737, il cielo sopra Gubbio si trasformò in uno spettacolo che lasciò attonita la popolazione.

Un documento d’archivio racconta di un “gran lume” che assunse la forma di una “ruota di fuoco” e di una “strada luminosa”, tanto intensa da rischiarare le strade cittadine «come di giorno».
Il fenomeno durò oltre sei ore, generando paura e sgomento. In un’epoca priva di conoscenze scientifiche sull’attività solare, l’evento venne interpretato come presagio di sventura.
Oggi sappiamo che si trattò di una aurora boreale eccezionale, una delle più potenti mai osservate in Europa centrale.
Le testimonianze non riguardano solo Gubbio. Le cronache dell’epoca confermano che quel dicembre fu segnato da una tempesta magnetica di portata continentale.
Tra il 16 e il 17 dicembre 1737, un’aurora spettacolare fu osservata a Montpellier e Parigi, e descritta come visibile addirittura fino a Lisbona.
A Roma, Gianfrancesco Baldini pubblicò nel 1738 una Relazione sull’aurora del 16 dicembre. A Padova e Venezia furono scritti discorsi e resoconti sull’evento.
Persino negli Stati Uniti, a Philadelphia, il 29 dicembre fu osservata un’altra aurora, segno che la tempesta solare si protrasse per settimane.
A Gubbio, secondo i documenti, la luce sembrava provenire dalla direzione di Firenze, disegnando nel cielo una traiettoria luminosa che colpì profondamente l’immaginario collettivo.
Quella che gli eugubini del Settecento descrissero come una “ruota di fuoco” era in realtà la manifestazione estrema della forza del Sole, capace di trasformare per una notte il cielo umbro in un palcoscenico polare.

Nel 1737 il fenomeno fu letto con timore. Oggi lo riconosciamo come una preziosa testimonianza di meteorologia spaziale in età pre-scientifica, utile anche agli studiosi moderni per ricostruire l’attività solare del passato.
Il recente evento del gennaio 2026, molto più modesto, riporta però alla memoria quella notte lontana, ricordandoci che il cielo sopra Gubbio non è immutabile.
Ogni tanto, anche alle nostre latitudini, il Sole torna a farsi vedere. E per qualche ora, come accadde quasi tre secoli fa, il cielo dell’Umbria si accende di luce nordica.
(Foto dell'aurora boreale da Cronaca Eugubina, ricostruzioni storiche dell'autore)