10 Jul, 2026 - 22:30

Asta per il marchio della Ternana, la parola ai curatori e al Tribunale fallimentare: due possibili offerte da verificare

Asta per il marchio della Ternana, la parola ai curatori e al Tribunale fallimentare: due possibili offerte da verificare

Il timer si è fermato alle quindici in punto, congelando una snervante attesa durata settimane. A Terni, la partita più emotivamente delicata per il futuro del calcio cittadino non si è giocata sul rettangolo verde, ma sui server cifrati di una piattaforma telematica. Si è conclusa la prima fase dell'asta per l'acquisizione del marchio registrato Ternana Calcio, un patrimonio identitario che comprende anche i trofei della società fallita, attrezzature sportive, arredi e macchine da ufficio.

Secondo le indiscrezioni filtrate in questi giorni, sul tavolo dei curatori fallimentari sarebbero pervenute due sole offerte con cifre ben delineate. Da un lato c'è l'affondo della società di Stefano Bandecchi, l'Università Niccolò Cusano (azionista di riferimento della Nuova Ternana 1925), che avrebbe messo sul piatto il valore della base d'asta, pari a circa 127 mila euro, intenzionata a ricongiungere la storia giuridica a quella sportiva. Dall'altro, si registra la mossa "di testimonianza" portata avanti dall'associazione La Ternana Siamo Noi, che avrebbe presentato l'offerta minima di 95 mila euro.

Tutto da verificare, però. perché nessuna indiscrezione è trapelata dalla piattaforma Gobid, che ha gestito la procedura, né dalla curatela. Vale la pena sottolineare che nessun vincolo di riservatezza era previsto nell'avviso di vendita e nel modulo di offerta (anche per interpretare il comunicato dell'APS dei tifosi, ndr)

.Dai clic di Gobid al tavolo dei curatori: le tappe rigorose del controllo formale e lo scarto tra le cifre

La procedura, inserita nella Liquidazione Giudiziale della Ternana Calcio da parte del Tribunale di Terni, segue un binario normativo rigido, privo di deroghe o concessioni all'emotività della piazza. Con lo scadere del termine delle ore 15, il portale Gobid International Auction Group Srl ha formalmente decretato la fine della raccolta delle offerte irrevocabili d'acquisto. Per considerare valido il proprio inserimento in questa prima fase, ciascun partecipante ha dovuto trasmettere via PEC un modulo d'adesione impeccabile, accompagnato dalla contabile del bonifico bancario del deposito cauzionale, fissato tassativamente al 10% del valore proposto. Una base di partenza complessa, considerando lo scarto tra le due proposte.

Ora i fari si spostano sull'attività dei curatori giudiziari, l'avvocato Renato Ferrara e il dottor Francesco Angeli, ai quali la piattaforma telematica trasmette l'elenco e i dettagli dei partecipanti. Non si tratterà di una semplice ricognizione formale dei soggetti, ma di uno screening profondo e vincolante, propedeutico all'apertura della vera e propria gara competitiva. I professionisti incaricati dal Tribunale esamineranno in prima istanza la regolarità formale dei documenti: carte d'identità e codici fiscali per le persone fisiche, visure camerali aggiornate a non oltre sei mesi e poteri di firma verificati per le persone giuridiche.

Le verifiche sulla congruità economica e il peso del deposito cauzionale a garanzia dei creditori

Successivamente, verrà valutata la congruità economica. I curatori, d'intesa con il Giudice Delegato (la dottoressa Claudia Tordo Caprioli) e il Comitato dei Creditori, mantengono infatti la facoltà insindacabile di bloccare l'iter qualora giudicassero le somme offerte insufficienti o inadeguate a soddisfare le esigenze della liquidazione. L'efficacia stessa dell'offerta resta legata al reale accredito del deposito cauzionale, un vincolo economico che la legge interpreta come impegno d'acquisto formale e definitivo. Chi partecipa deve dimostrare solidità immediata: il 10% versato non è un'opzione spendibile a parole, ma una garanzia reale a tutela della procedura fallimentare.

In questo contesto di estremo rigore burocratico, l'attenzione pubblica è stata catalizzata dalla posizione assunta dai sostenitori organizzati. L'Associazione La Ternana Siamo Noi APS ha diffuso una nota ufficiale caratterizzata da una studiata prudenza, un testo asciutto che si limita a sancire il silenzio stampa dei propri vertici: “L’Associazione La Ternana Siamo Noi APS ringrazia gli organi di stampa per l’attenzione dimostrata attraverso le numerose chiamate e messaggi ricevuti. Tuttavia, si comunica che il Consiglio Direttivo e tutti i membri dell’Associazione si asterranno dal rilasciare qualsivoglia dichiarazione sulla questione. Il presente vincolo di riservatezza resterà in vigore fino al termine dell’asta marchio “Ternana Calcio”. 

Il silenzio strategico di via Aleardi e la metamorfosi dell'azionariato popolare egemonizzato dalla curva

Leggendo tra le righe del comunicato, si sarebbe potuta trarre una chiara evidenza logica per dissipare i dubbi sulla reale partecipazione dei tifosi. Un vincolo di riservatezza farebbe pensare alla volontà di mantenere il riserbo tipico di chi ha formalizzato l'ingresso nell'asta. Ma in realtà il paradosso è questo: il patto di riservatezza è interno all'associazione che ha organizzato l'azionariato popolare.

La scelta del silenzio, dunque, non garantisce visibilità a chi ha deciso di sottoscrivere le quote associative  e non è un'implicita conferma che l'associazione abbia depositato l'offerta formale di 95 mila euro, provvedendo al versamento del bonifico del 10%. Il presidente Carlo Taddei e altri membri del direttivo, come Anacleto Petigliani, nelle scorse settimane avevano annunciato la partecipazione all'asta. Ma manca ora la conferma ufficiale per dare seguito alla promessa di un azionariato popolare, un progetto ambizioso nato poco più di un mese fa ma che, nel tempo, ha perso pezzi significativi lungo la strada.

Il percorso ha registrato strappi dolorosi, a cominciare dall'uscita di scena del Centro Coordinamento Ternana Club, che ha modificato i pesi specifici interni. Nonostante la costante ricerca di equilibrio e lo sforzo unitario profuso dal presidente, l'avvocato Carlo Taddei, il direttivo dell'associazione appare oggi fortemente polarizzato e, nei fatti, quasi monopolizzato dai rappresentanti dei gruppi della Curva Est

La volata finale verso la Fase 2: l'asta telematica con rilanci da cinquemila euro protetta dall'anonimato

Superato lo scoglio delle verifiche della curatela, lo scenario si sposterà rapidamente verso la Fase 2, ovvero l'esperimento di vendita competitivo vero e proprio. Se le offerte della società di Stefano Bandecchi e quella potenziale di La Ternana Siamo Noi supereranno l'esame di regolarità dei curatori Renato Ferrara e Francesco Angeli, la cifra più alta presentata nella prima fase - in questo caso i circa 127 mila euro di UniCusano - diventerà automaticamente la base d'asta della gara online. Sarà lo stesso portale Gobid a registrare la puntata iniziale a nome del miglior offerente, aprendo la strada ai rilanci successivi.

I contendenti ammessi avranno la possibilità di rilanciare con una cifra minima di incremento fissata a 5.000 euro. La sfida telematica avrà una durata minima di tre giorni, con finestre orarie stabilite dal gestore della piattaforma. Un elemento determinante per garantire la regolarità della competizione sarà l'assoluto anonimato delle parti: per l'intera durata dei rilanci, l'identità dei partecipanti rimarrà invisibile agli altri concorrenti. Soltanto al momento della chiusura definitiva della vendita, il sistema svelerà i nomi, decretando chi si sarà aggiudicato il diritto di appuntarsi sul petto il glorioso stemma della Ternana.

La parola passa ora alle carte bollate del Tribunale, prima che la decisione definitiva venga affidata ai clic sulla piattaforma. Qualora l'offerta fosse unica si potrebbe procedere subito all'assegnazione, viceversa ci saranno altri tre giorni minimo per i rilanci.

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Federico Zacaglioni
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