E' atteso questa settimana un altro passaggio importante della procedura fallimentare della Ternana Calcio. In ragione della necessità di liquidare l'attivo societario, è infatti prossimo ad andare all'asta una parte della storia, del nome e dei colori storici della società fallita. A partire da lunedì, infatti, i curatori fallimentari, il dottor Francesco Angeli e l'avvocato Renato Ferrara, opereranno in stretto raccordo col Tribunale per mettere all'asta la prima tranche dei beni rimasti in pancia alla vecchia compagine calcistica (l'altra tranche è rappresentata dalla partecipazione societaria in Stadium Spa, che rihiederà tempi più lunghi), collocando il marchio rossoverde e la bacheca dei trofei al centro della procedura competitiva.
Non si tratta di una contrapposizione sul campo, ma di un percorso amministrativo volto a rimettere in pista l'identità della Viverna e la memoria fisica delle Fere, generando risorse da distribuire all'internod ella procedura e verso i creditori dopo la chiusura dell'esercizio provvisorio e il naufragio dei tentativi di salvataggio del titolo sportivo professionistico.
La base d'asta complessiva - qualora i lotti formati dai beni mobili e dal marchio immateriale vengano uniti- si dovrebbe aggirare sui 225.000 euro stabiliti dalla perizia ufficiale dell'esperto Maurizio De Filippo, con la possibilità di una riduzione del 15% per agevolare il mercato. Sul tavolo dei curatori è già stata depositata una prima offerta di acquisizione formale presentata dall'Università Niccolò Cusano, legata a Stefano Bandecchi, mentre sul fronte dei sostenitori il Comitato “La Ternana Siamo Noi” ha manifestato con dichiarazioni pubbliche la volontà di intervenire per rilevare il logo. L'asta si svolgerà in modalità telematica, con l'obbligo di una cauzione minima del 10% e la previsione di eventuali rilanci.
Sebbene la pubblicità dell'avviso debba avvenire per legge almeno 30 giorni prima dell'apertura delle buste, il codice non impone scadenze massime per la chiusura della gara. Ma entro un mese e mezzo ci dovrebbe essere l'assegnazione al migliore offerente.

L'incanto giudiziario dovrebbe riguardare un pacchetto composito di beni materiali e immateriali che tracciano la quotidianità e la memoria del club. Da un lato, la procedura mette in vendita le attrezzature fisiche della società: impianti e attrezzature sportive, mobili e arredi, oltre a un vasto comparto di macchine elettroniche comprendente server aziendali, computer, tablet, scanner e monitor. A questi elementi si aggiunge il materiale dal profondo valore affettivo e storico: indumenti sportivi, biancheria, borse, palloni e, soprattutto, le coppe, i trofei e le fotografie che testimoniano le epoche d'oro della squadra.
Il pezzo pregiato della vendita rimane tuttavia rappresentato dalle immobilizzazioni immateriali. Si tratta del marchio ufficiale registrato - l'iconico stemma ovale con la Viverna (il thyrus simbolo della città), i colori rossoverdi e la dicitura Ternana nella parte alta e “1925” sul fondo - , regolarmente coperto da tutela brevettuale, unitamente ai diritti digitali direttamente connessi, come l'utilizzo dei profili social ufficiali e del sito internet del club. Un asset fondamentale per la continuità dell'immagine societaria che, curiosamente, nell'ultimo bilancio contabile della società in liquidazione figurava iscritto per un valore contabile irrisorio, pari a soli 708 euro.

Per comprendere la base di partenza della nuova asta, occorre fare riferimento alla perizia ufficiale redatta nei mesi scorsi dal dottor Maurizio De Filippo. L'esperto nominato dal Tribunale ha valutato i beni materiali e le attrezzature fisiche - assumendone il valore contabile residuo - per una cifra di 98.616 euro. Ben diversa è stata la stima eseguita sul marchio. Essendo un bene immateriale in grado di generare ricavi futuri, specialmente attraverso le sponsorizzazioni e il merchandising, il perito ne ha calcolato il valore economico reale, fissandolo a 126.866 euro.
Al fine di favorire la massima partecipazione possibile e sbloccare rapidamente la liquidità necessaria a soddisfare la platea dei creditori, la base d'asta complessiva originaria potrebbe subire una decurtazione strategica di circa il 15%. Questa opzione tecnica verrebbe utilizzata dai curatori fallimentari per rendere l'acquisizione del pacchetto identitario rossoverde più appetibile sul mercato, accelerando i tempi di conversione in denaro dei pochi cespiti attivi rimasti a disposizione della procedura.
Le dinamiche della vigilia non vedono ancora una contrapposizione aperta in sede d'asta, ma delineano i progetti sul tavolo. L'Università Niccolò Cusano si è mossa d'anticipo, avendo già presentato ufficialmente ai curatori una formale offerta di acquisizione per l'intero pacchetto comprendente i beni mobili e il marchio storico. L'operazione, preannunciata dal sindaco Stefano Bandecchi, si inserisce all'interno di un programma di rinascita del calcio locale strutturato su passaggi societari precisi.
Il progetto si fonda sull'acquisizione dell'Orvietana e su una successiva fusione calcistica con la Ternana Tip Power Futsal. Attraverso questa combinazione di titoli e strutture, il nuovo soggetto giuridico acquisirebbe il diritto di partecipare al campionato di Serie D. A questa realtà verrebbe successivamente cucito addosso lo storico marchio della Viverna, trasferendo così l'eredità simbolica e cromatica del vecchio club all'interno del nuovo perimetro sportivo guidato dall'ateneo privato.
Sul fronte opposto, la tifoseria organizzata ha scelto di muoversi attraverso vie ufficiali per cercare di acquisire il simbolo della squadra della città, come avvenuto ad esempio ad Avellino. Attraverso dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa, il Comitato “La Ternana Siamo Noi” ha fatto sapere di avere un obiettivo secondario e alternativo rispetto alla complessa costituzione ex novo di un club da iscrivere al campionato di Eccellenza: l'intenzione è quella di focalizzare gli sforzi sull'acquisizione del logo storico per utilizzarlo come leva per chiedere rappresentanza nella nuova società o per dare il gradimento a chi volesse utilizzarlo in comodato.
La partecipazione del Comitato, tuttavia, è tutta da verificare e dipenderà strettamente dalla reale disponibilità economica maturata attraverso la campagna di raccolta fondi e le sottoscrizioni dal basso, partite da poco più di una settimana.

Nonostante l'enorme valore affettivo che la comunità attribuisce al simbolo, l'oggetto immateriale dell'asta ha una genesi grafica relativamente moderna. Il logo attuale fu introdotto nel 1999 dalla gestione di Luigi Agarini, l'imprenditore che rilevò la società dopo il fallimento firmato da Fedeli, Allegretti, Barcaroli e Trappetti. Quella fase di rilancio in Serie B vide la presenza iniziale di Alberto Gianni, ed è stata successivamente accompagnata dalle dirigenze guidate da Ballerini, Merlo e Messina.
Fino ad allora, il club aveva utilizzato il classico scudo svizzero rossoverde con la Viverna. Il restyling fu affidato allo studio ternano Media Pubblicità e Marketing, che si ispirò ai marchi ovali in voga negli anni Novanta. In occasione dell'ottantesimo anniversario del club, la presidenza Agarini inserì la data “1925” sotto l'animale mitologico. Il layout rimase invariato durante l'era della famiglia Longarini, mentre sotto la presidenza di Stefano Ranucci e la proprietà di Stefano Bandecchi, si tentò di inserire il nome “Unicusano”. L'esperimento fu accantonato a causa delle contestazioni dei tifosi, portando alla registrazione ufficiale del logo classico alla Camera di Commercio nel settembre 2021, con l'ottenimento della tutela brevettuale nel maggio 2022.
I precedenti storici del calcio italiano dicono che alcune società rinate dopo il crac hanno dovuto attendere anni prima di potersi fregiare nuovamente del proprio logo storico, mentre altre realtà, come il Palermo e il Catania, hanno sfruttato l'occasione del fallimento per rinnovare radicalmente il proprio brand e l'immagine aziendale.
Un elemento di complessità tecnica è legato al fatto che il marchio in vendita rappresenta un patrimonio collettivo concesso in uso a molteplici realtà sportive del territorio nel corso degli anni. Attualmente lo utilizzano la Ternana Women, la Ternana Calcio a 5 femminile e il Ternana Rugby Club, mentre versioni stilizzate e più moderne (non comprese nel perimetro del fallimento) sono impiegate dalla Polisportiva Ternana e dalla stessa Ternana Futsal Tip Power. Chiunque acquisterà il brand dovrà considerare questa rete di licenze preesistenti.
Al di là dei progetti sportivi e delle dichiarazioni d'intenti, l'esito della procedura sarà determinato unicamente dalle reali possibilità economiche dimostrate davanti alla magistratura fallimentare. Il fine primario della liquidazione giudiziale non è di natura sportiva, bensì finanziaria: il Tribunale deve tramutare i lotti in moneta fallimentare da ripartire equamente tra i creditori, attingendo dagli ultimi attivi rimasti in pancia al club di via della Bardesca. Sarà la solidità delle cifre e la regolarità delle cauzioni a decidere a chi affidare i simboli storici delle Fere.