27 Jan, 2026 - 12:00

AST Terni, sindacati all’attacco: “Subito il tavolo di monitoraggio bloccato da 7 mesi”

AST Terni, sindacati all’attacco: “Subito il tavolo di monitoraggio bloccato da 7 mesi”

Le segreterie nazionali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil hanno inviato una richiesta formale al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e alla sottosegretaria Fausta Bergamotto per ottenere una rapida convocazione sul dossier AST Terni e sull’attuazione dell’Accordo di programma, firmato nel 2025 per il rilancio del sito siderurgico umbro. Nella missiva protocollata lunedì 26 gennaio, le organizzazioni sollecitano anche l’intervento della Struttura per le crisi d’impresa guidata da Mattia Losego, con il coinvolgimento di Giampiero Castano. Un atto formale che cristallizza la profonda insoddisfazione dei sindacati dopo mesi di silenzi istituzionali. A firmare la lettera per la Fim Cisl Valerio D’Alò, per la Fiom Cgil Loris Scarpa e per la Uilm Uil Guglielmo Gambardella.

La richiesta formale arriva dopo l’allarme lanciato dalle sigle territoriali

La lettera al Mimit non è un fulmine a ciel sereno, ma il punto di arrivo di una tensione crescente, formalizzata soltanto sei giorni prima in un duro comunicato unitario delle organizzazioni di categoria di Terni. In quel testo, datato 20 gennaio, le Fim Cisl Fiom Cgil Uilm Uil e Cgil Cisl Uil di Terni avevano messo nero su bianco una grave carenza informativa e di confronto istituzionale, lamentando che a sette mesi dalla firma dell’Accordo di Programma – siglato l’11 giugno 2025 – non fosse ancora stato attivato il tavolo di monitoraggio previsto.

Un meccanismo che, come ricordano i sindacati, doveva essere convocato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per “monitorare il rispetto degli impegni e delle tempistiche”, con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e delle amministrazioni competenti. “Un tavolo che, ad oggi, non è mai stato convocato, privando i lavoratori di un confronto trasparente e strutturato sul futuro industriale, occupazionale e ambientale di AST”, si legge nel comunicato. A questa assenza si aggiunge un altro vulnus: le organizzazioni territoriali stanno ancora aspettando di ricevere dagli enti firmatari gli allegati tecnici dell’Accordo, documenti considerati essenziali per valutarne la tenuta e la realizzazione concreta.

Lo stallo istituzionale e il paradosso degli annunci unilaterali

La mossa delle segreterie nazionali mette quindi il governo di fronte a una contraddizione lampante. Da un lato, nelle ultime settimane, si sono moltiplicati gli interventi pubblici che esaltano il ruolo strategico dell’intesa per AST Terni-Arvedi, definita dal Viceministro del Mimit uno degli assi portanti della politica industriale nazionale. Dall’altro, gli strumenti di governance pattuiti per tradurre le dichiarazioni in fatti restano inoperosi.

I sindacati avevano denunciato un metodo che procede per annunci unilaterali, senza alcun coinvolgimento delle parti sociali”, citando come ultimo esempio l’iniziativa dell’Assessorato all’ambiente della Regione Umbria sulla qualità dell’aria e sul nichel, presentata come prima applicazione concreta dell’Accordo ma discussa senza un confronto preliminare con i rappresentanti dei lavoratori. Un approccio che risulta ancora più incomprensibile alla luce dell’incontro chiarificatore organizzato in Prefettura a marzo 2025 proprio sui temi ambientali.

All'irritazione ddei sindacati per l'evento aveva risposto l'assessore all'ambiente Thomas De Luca evidenziando l'impegno della Regione per l'attuazione dellìAccordo di programma. "È impegno del sottoscritto, di concerto con il collega Francesco De Rebotti, riconvocare un tavolo di confronto con i sindacati nel più breve tempo possibile per l'aggiornamento richiesto sullo stato d'attuazione dell'Accordo, sia per quanto concerne sia le tematiche ambientali che quelle energetiche, a prescindere dalla mancata convocazione dei tavoli da parte del Governo".

La partita da 1,1 miliardi tra fondi Invitalia e risorse dirette

A rendere ancora più urgente l’avvio di un monitoraggio serrato è l’entità della posta in gioco. L’Accordo di programma prevede infatti investimenti complessivi per oltre 1,1 miliardi di euro: 557 milioni entro il 2028 e ulteriori 573 in una seconda fase, destinati alla riconversione industriale, alla decarbonizzazione e alla messa in sicurezza ambientale dello stabilimento.

Il sostegno pubblico si articola su due canali principali. Il primo è il Contratto di sviluppo gestito da Invitalia, che il 19 dicembre 2025 ha deliberato una componente pubblica di circa 350 milioni di euro a supporto del piano industriale del Gruppo Arvedi. Il secondo canale è costituito da risorse dirette statali previste in legge di bilancio per un totale di 105 milioni di euro (35 milioni l’anno dal 2026 al 2028), originariamente ipotizzate come credito d’imposta e poi configurate come contributi a fondo perduto più immediatamente spendibili.

La trattativa si sposta a Roma, in attesa di un segnale dal Mimit

Con la lettera al ministro Adolfo Urso e alla sottosegretaria Fausta Bergamotto, la vertenza si sposta quindi da Terni ai tavoli romani del Mimit, chiamati a dare una risposta tempestiva. Le organizzazioni sindacali, nel loro comunicato del 20 gennaio, avevano già chiarito la postura: “Riteniamo politicamente e istituzionalmente non corretto alimentare il dibattito pubblico sull’evoluzione dell’Accordo di Programma senza dare attuazione agli strumenti di governance previsti”.

Ora, con la richiesta formale delle segreterie nazionali, la palla passa al governo. L’obiettivo dichiarato delle organizzazioni rimane quello di evitare che l’Accordo di Programma resti “un contenitore di enunciazioni” e di trasformarlo invece in uno strumento concreto per lo sviluppo di produzioni di eccellenza e a maggiore compatibilità ambientale, a garanzia dei livelli occupazionali e di sicurezza. La convocazione del tavolo di monitoraggio, mai attivato, è il primo e indispensabile passo per uscire dall’impasse.

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Federico Zacaglioni
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