07 Jun, 2026 - 13:00

Assisi, si riapre il dibattito sulla cittadinanza onoraria a Mussolini: il Circolo Primomaggio ne chiede la revoca

Assisi, si riapre il dibattito sulla cittadinanza onoraria a Mussolini: il Circolo Primomaggio ne chiede la revoca

Si riapre ad Assisi il dibattito sulla cittadinanza onoraria conferita a Benito Mussolini nel 1923. A chiedere formalmente al Comune la revoca del riconoscimento è il Circolo culturale Primomaggio, che ha inviato una lettera al sindaco Valter Stoppini e agli assessori comunali.

Il documento è firmato dal presidente dell'associazione, Luigino Ciotti, e si aggiunge a una richiesta analoga avanzata nelle scorse settimane dall'Anpi. Non si esclude che nei prossimi giorni possano aderire anche altre realtà associative del territorio.

La questione, che periodicamente riaffiora in numerosi Comuni italiani, coinvolge aspetti storici, simbolici e giuridici e continua a suscitare interpretazioni differenti.

Una cittadinanza concessa nel 1923

Secondo quanto ricordato dal Circolo Primomaggio, la cittadinanza onoraria venne attribuita a Mussolini con una deliberazione della Giunta comunale del 27 settembre 1923 e successivamente confermata dal Consiglio comunale il 15 ottobre dello stesso anno.

Si trattava di un periodo in cui il fascismo era da poco salito al potere e numerose amministrazioni locali conferirono analoghi riconoscimenti al capo del Governo.

Nella lettera inviata al Comune, l'associazione sostiene che tali conferimenti rientrassero in una più ampia strategia politica finalizzata a consolidare il consenso attorno alla figura del Duce.

Secondo il documento, l'attribuzione della cittadinanza onoraria sarebbe stata parte di una campagna di carattere nazionale che interessò numerose città italiane nei primi anni del regime.

Il richiamo ai valori di Assisi

Tra le motivazioni addotte dal Circolo Primomaggio vi è il particolare ruolo che Assisi riveste a livello internazionale come città legata al messaggio di pace di San Francesco.

L'associazione ritiene che la permanenza simbolica della cittadinanza onoraria a Mussolini sia difficilmente conciliabile con l'identità che la città ha costruito nel corso dei decenni.

Nella richiesta vengono inoltre richiamate le responsabilità storiche del regime fascista, dalle campagne militari degli anni Trenta fino alle leggi razziali del 1938 e alla partecipazione italiana alla Seconda guerra mondiale.

Il documento ricorda anche l'impegno della comunità assisana nel salvataggio di centinaia di ebrei perseguitati durante il conflitto e le conseguenze che la guerra ebbe sul territorio locale in termini di vittime, prigionieri e sofferenze per la popolazione civile.

I precedenti in Italia e in Umbria

Il Circolo Primomaggio evidenzia come numerose amministrazioni comunali abbiano già provveduto nel corso degli anni a revocare la cittadinanza onoraria conferita a Mussolini.

Tra i casi più noti vengono ricordati quelli di Milano, Roma, Torino, Bologna, Genova, Napoli e Ferrara. Anche in Umbria diversi Comuni hanno adottato analoghe deliberazioni, tra cui Perugia, Foligno e Terni.

Si tratta tuttavia di decisioni assunte autonomamente dalle singole amministrazioni e non di un obbligo previsto dalla legislazione nazionale.

Ogni Comune, infatti, disciplina la materia attraverso il proprio statuto e i propri regolamenti, nell'ambito dell'autonomia riconosciuta agli enti locali.

Il nodo giuridico della revoca

Proprio sul piano giuridico si concentra uno degli aspetti più interessanti della vicenda.

La cittadinanza onoraria non coincide infatti con la cittadinanza in senso tecnico prevista dall'ordinamento statale, ma costituisce un riconoscimento simbolico attribuito da un ente locale a una persona ritenuta meritevole.

La normativa nazionale non disciplina in modo dettagliato né il conferimento né l'eventuale revoca di tale onorificenza.

Per questo motivo nel tempo si sono sviluppate interpretazioni differenti.

Secondo un primo orientamento, la cittadinanza onoraria avrebbe natura strettamente personale e si estinguerebbe automaticamente con la morte dell'insignito. In questa prospettiva non vi sarebbe nulla da revocare, poiché l'onorificenza avrebbe cessato i propri effetti con il decesso del destinatario.

Un secondo orientamento ritiene invece che il riconoscimento continui a esistere negli atti ufficiali del Comune e che pertanto l'amministrazione possa intervenire successivamente per annullarlo o revocarlo, attribuendo all'atto un valore prevalentemente simbolico e storico.

Entrambe le interpretazioni trovano riscontro in decisioni adottate da diversi enti locali italiani.

Una scelta soprattutto simbolica

Al di là degli aspetti giuridici, gli esperti concordano generalmente su un punto: un'eventuale revoca della cittadinanza onoraria a una persona deceduta non produce effetti concreti sul piano dei diritti o delle situazioni giuridiche soggettive.

Si tratta piuttosto di una decisione dal forte significato simbolico e istituzionale, attraverso la quale una comunità ridefinisce il proprio rapporto con una determinata pagina della propria storia.

Sarà ora il Comune di Assisi a valutare la richiesta presentata dal Circolo Primomaggio e a decidere se affrontare formalmente la questione in sede consiliare.

Qualunque sarà la scelta finale, il dibattito evidenzia come vicende risalenti a oltre un secolo fa continuino ancora oggi a sollevare interrogativi sul rapporto tra memoria storica, identità civica e significato delle istituzioni pubbliche.

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Mario Farneti
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