23 May, 2026 - 19:00

Assisi, pistola e munizioni lasciate nella vecchia abitazione: denunciato un 26enne

Assisi, pistola e munizioni lasciate nella vecchia abitazione: denunciato un 26enne

Un controllo amministrativo legato al possesso di armi si è trasformato in un’indagine culminata con una denuncia all’Autorità Giudiziaria. È accaduto ad Assisi, dove gli agenti della Polizia di Stato hanno deferito un giovane di 26 anni con le accuse di omessa custodia di armi e trasferimento delle stesse senza la preventiva autorizzazione dell’Autorità di pubblica sicurezza.

La vicenda prende forma durante un’attività avviata dagli operatori del Commissariato di Assisi per notificare al ragazzo un provvedimento della Prefettura di Perugia. Il documento riguardava il rigetto dell’istanza presentata dal giovane per ottenere l’approvazione alla nomina di guardia particolare giurata e la relativa licenza di porto d’arma. Alla base della decisione prefettizia, secondo quanto emerso, vi sarebbe stato il venir meno del requisito della buona condotta, elemento essenziale previsto dalla normativa italiana per il rilascio delle autorizzazioni in materia di armi.

Sul giovane, infatti, gravava una precedente condanna a otto mesi di reclusione per omissione di soccorso in seguito a un incidente stradale. Proprio quel precedente avrebbe inciso sulla valutazione dell’autorità competente, portando al rigetto della richiesta e all’avvio delle procedure per il ritiro cautelare dell’arma legalmente detenuta dal ventiseienne.

Il controllo della Polizia e la scoperta dell’arma spostata senza autorizzazione

Quando gli agenti si sono presentati presso l’abitazione indicata dal giovane come luogo ufficiale di detenzione dell’arma, si sono però trovati davanti a una situazione diversa rispetto a quella risultante dagli atti amministrativi. La pistola semiautomatica e il relativo munizionamento non erano infatti presenti nel domicilio denunciato.

A quel punto gli operatori hanno chiesto spiegazioni al ventiseienne, cercando di chiarire dove fosse stata trasferita l’arma e per quale motivo non si trovasse più nel luogo comunicato all’autorità di pubblica sicurezza. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giovane avrebbe riferito di aver lasciato la pistola e le cinquanta cartucce nella sua precedente abitazione, situata a Foligno.

Un elemento che ha immediatamente fatto scattare ulteriori verifiche, dal momento che il trasferimento di armi e munizioni deve essere comunicato preventivamente all’autorità competente. Non solo. Durante il controllo, il ragazzo avrebbe inoltre dichiarato agli agenti di trovarsi in stato di ebbrezza, circostanza che ha contribuito ad aumentare l’attenzione degli operatori sulle sue condizioni psicofisiche e sulla gestione dell’arma.

Per questo motivo, il ventiseienne è stato accompagnato dalla moglie presso il domicilio di Foligno, dove i poliziotti hanno proceduto al ritiro cautelare della pistola semiautomatica e delle munizioni. L’intervento si è concluso con il sequestro del materiale detenuto e con la successiva denuncia del giovane all’autorità giudiziaria.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, la gestione dell’arma sarebbe risultata incompatibile con gli obblighi di custodia diligente previsti dalla normativa vigente. Gli investigatori hanno infatti contestato non soltanto l’omessa custodia, ma anche il trasferimento dell’arma senza preventiva comunicazione all’Autorità di pubblica sicurezza, passaggio obbligatorio per chiunque detenga legalmente pistole o altri tipi di armi da fuoco.

Irregolarità considerate apparentemente formali, infatti, possono trasformarsi in violazioni penalmente rilevanti, soprattutto quando emergono situazioni ritenute incompatibili con i requisiti di affidabilità richiesti ai detentori di armi.

Omessa custodia di armi: cosa prevede la legge e quali rischi comporta

Il reato di omessa custodia di armi rappresenta una delle violazioni più delicate previste dalla normativa italiana in materia di pubblica sicurezza. La legge impone infatti a chiunque detenga legalmente un’arma l’obbligo di conservarla con la massima diligenza, adottando tutte le precauzioni necessarie per impedirne l’accesso a persone non autorizzate o utilizzi impropri.

Il riferimento normativo principale è contenuto nell’articolo 20 della legge 110 del 1975, che stabilisce come armi, parti di esse, esplosivi e munizioni debbano essere custoditi con ogni cautela nell’interesse della sicurezza pubblica. La norma si fonda sul principio secondo cui il possesso legale di un’arma comporta precise responsabilità personali e sociali.

L’omessa custodia può configurarsi in diverse situazioni: quando un’arma viene lasciata incustodita, quando non viene custodita in luoghi adeguati o quando il detentore non comunica correttamente eventuali spostamenti all’autorità di pubblica sicurezza. Anche la semplice negligenza può essere sufficiente per far scattare responsabilità amministrative o penali.

Dal punto di vista sanzionatorio, le conseguenze possono essere rilevanti. Nei casi meno gravi si può arrivare a sanzioni amministrative, ma quando la condotta viene ritenuta pericolosa o incompatibile con gli obblighi di sicurezza, il detentore può essere denunciato penalmente. Inoltre, l’autorità può disporre il ritiro cautelare delle armi, la revoca del porto d’armi e il divieto futuro di detenere armamenti.

Un aspetto particolarmente importante riguarda il concetto di affidabilità del possessore. Chi detiene un’arma deve infatti garantire equilibrio, responsabilità e pieno controllo delle proprie condizioni psicofisiche. Situazioni di alterazione, abuso di alcol o comportamenti giudicati imprudenti possono incidere in modo determinante sulle valutazioni della Prefettura e della Questura.

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Lorenzo Farneti
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