08 Jun, 2026 - 18:00

Assisi, infermiera aggredita mentre era in turno al Pronto Soccorso

Assisi, infermiera aggredita mentre era in turno al Pronto Soccorso

È stata aggredita mentre lavorava: la vittima è un'infermiera in servizio al Pronto Soccorso dell'ospedale di Assisi, i fatti si sono verificati nei giorni scorsi. Un episodio allarmante che è stato duramente stigmatizzato da parte dell'Opi, l'Ordine delle professioni infermieristiche di Perugia che ha portato a conoscenza l'accaduto. Da un lato c'è la massima solidarietà alla vittima dall'altro la richiesta netta di un rafforzamento delle misure di prevenzione. 

30 giorni di prognosi per l'infermiera aggredita. La solidarietà dell'Opi

L'infermiera, riferisce l'Ordine in una nota, è rimasta ferita a seguito di un'aggressione mentre prestava assistenza ad un giovane paziente accompagnato in ospedale per uno stato di agitazione. "Importanti" le conseguenze che per la professionista si sono tradotte in 30 giorni di prognosi a seguito delle lesioni riportate.

L'Ordine ha espresso "piena vicinanza e solidarietà alla collega" e la riflessione è, inevitabilmente, colma di amarezza. "Ancora una volta - si legge in una nota - ci troviamo di fronte ad un fatto grave che colpisce professionisti impegnati quotidianamente nel garantire assistenza, cura e sicurezza ai cittadini, spesso operando in contesti ad alta complessità clinica ed emotiva".

Volpi: "Episodi di questo tipo non sono normali"

Netta la condanna da parte di Nicola Volpi, presidente di Opi Perugia. "Non possiamo permetterci di considerare normali episodi di questo tipo" ha affermato.

"Ogni aggressione nei confronti di un professionista sanitario - ha aggiunto - rappresenta una ferita per tutto il sistema salute e per l'intera comunità. Gli infermieri entrano ogni giorno in contatto con situazioni delicate, fragili e spesso imprevedibili, ma nessuno dovrebbe rischiare la propria incolumità mentre svolge il proprio lavoro".

La denuncia: "Chiediamo di rafforzare la sicurezza soprattutto nei servizi più esposti"

Il nodo, secondo Volpi, è proprio la sicurezza, un aspetto su cui dalla Regione Umbria nell'ultimo periodo, "erano state annunciate misure di rafforzamento nei servizi più esposti, in particolare nei Pronto Soccorso, insieme a sistemi di allerta rapida e strumenti di prevenzione. Oggi chiediamo che questi impegni trovino piena applicazione in tutte le strutture sanitarie regionali, a partire dall'installazione di pulsanti antiaggressione e sistemi di allarme nei contesti maggiormente a rischio, dal rafforzamento dei collegamenti operativi con le forze dell'ordine e dall'adozione di procedure uniformi su tutto il territorio regionale".

"Fondamentale sviluppare una maggiore cultura della responsabilità collettiva"

Insieme alla prevenzione, sostiene Volpi, l'altro argomento cruciale è "la cultura della responsabilità collettiva" che andrebbe incentivata e coltivata. Può accadere a chiunque di avere necessità di rivolgersi alle strutture sanitarie e su questo, spiega il presidente dell'Opi Perugia, è fondamentale la collaborazione degli accompagnatori con il personale sanitario, anche nei casi in cui i pazienti presentino "condizioni potenzialmente critiche".

È bene in questi casi "fornire tutte le informazioni utili affinché gli operatori possano intervenire nelle condizioni di massima sicurezza possibile. Come Ordine professionale ribadiamo con forza che nessuna forma di violenza nei confronti degli operatori sanitari può essere considerata accettabile o tollerabile" conclude.

Nel 2025 in Umbria sono state 211 le aggressioni contro il personale sanitario. Tutti i numeri

In Umbria lo scorso anno si sono registrate 211 aggressioni contro il personale sanitario. Violenze che hanno coinvolto 281 operatori sanitari con un'impennata del 40% rispetto al 2024. Ci sono state le aggressioni sia verbali che fisiche, queste ultime passate dai 43 casi del 2024 ai 57 del 2025. Particolarmente allarmante è il dato di genere: il 66% delle vittime infatti sono donne. Riguardo ai ruoli professionali, i più colpiti sono gli infermieri, vittime nel 64% degli episodi, mentre medici e chirurghi sono il 20%. Questi i numeri divulgati lo scorso marzo nel corso dell'incontro dal titolo 'Curare senza paura' tenutosi a Perugia e promosso dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici. 

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Sara Costanzi
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