09 Jan, 2026 - 15:00

Assisi, padre costretto a vivere nel terrore. Allontanato da casa il figlio 37enne

Assisi, padre costretto a vivere nel terrore. Allontanato da casa il figlio 37enne

Arriva da Assisi una nuova, drammatica storia di maltrattamenti in famiglia. A farne le spese un padre che ha vissuto nel terrore dentro le mura di casa sua, divenuto ormai il bersaglio di continue vessazioni da parte del suo stesso figlio che in un'occasione ha provato anche a soffocarlo. Alla ricerca spasmodica di soldi il figlio, già destinatario di ammonimento e avviso orale del Questore, ha dato luogo a un'escalation di violenze di cui più volte è stata vittima anche la compagna del padre. Un incubo che ha avuto fine grazie alla denuncia di moglie e marito e all'intervento della Polizia che, come disposto dal Gip, ha allontanato il 37enne dall'abitazione.

Maltratta il padre e prova a soffocarlo con un braccio. L'inferno di una famiglia

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti i comportamenti aggressivi andavano avanti da tempo. Il 37enne, dedito al consumo di alcol e di sostanze stupefacenti, pretendeva dal padre continue somme di denaro per "finanziare" i suoi vizi. Se il padre si opponeva scattavano minacce, aggressioni, sia verbali che fisiche, e il danneggiamento di porte e suppellettili dell'abitazione. 

L'episodio più grave si era verificato ad aprile 2024 quando il 37enne aveva bloccato a letto il padre tentando di soffocarlo con un braccio. In difesa dell'uomo era più volte intervenuta la sua compagna con il risultato di diventare anche lei destinataria di tali aggressioni. Una convivenza intollerabile, una spirale di violenza e sopraffazioni che hanno visto, fortunatamente, le due vittime reagire e prendere il coraggio per sporgere denuncia chiedendo aiuto alla Polizia di Stato. 

L'intervento della Polizia. Scatta l'allontanamento

A seguiro della querela sono scattati gli accertamenti da parte del Commissariato di Assisi e la vicenda è finita davanti al Gip che, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza, ha emesso nei confronti del 37enne un'ordinanza di applicazione della misura cautelare dell'allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alle parti offese, con monitoraggio dell'osservanza della misura tramite strumenti elettronici per garantirne il rispetto.

La piaga dei maltrattamenti in famiglia

Da queste stesse pagine in più occasioni abbiamo riportati episodi simili a questo di Assisi. Quello che trapela dalle cronache è spesso soltanto la punta dell'iceberg di un fenomeno complesso. Quando sono i genitori a subire violenze, è difficile trovare il coraggio per denunciare un figlio e una madre o un padre maltrattati, non di rado preferiscono tenere segreto ciò che avviene dentro casa.

Eppure con un figlio violento la vita si trasforma in un inferno. La famiglia che dovrebbe essere il luogo sicuro per coltivare gli affetti più cari, diventa una gabbia fatta di aggressioni, soprusi, prepotenze. L'unica via d'uscita in questi casi è la denuncia, anche quando il cammino che conduce alla decisione è doloroso.

Che cosa rischia il figlio violento

I maltrattamenti in famiglia rappresentano una delle forme più gravi di violenza domestica e il nostro ordinamento prevede pene severe per chi li commette. Questo reato è disciplinato dall'articolo 572 del Codice Penale che intende tutelare coloro che vivono in un contesto familiare e diventano vittime di abusi psicologici, fisici e anche economici. 

La pena prevista per il reato di maltrattamenti in famiglia è la reclusione da tre a sette anni, che viene aumentata fino alla metà nel caso in cui il fatto sia commesso contro una persona minore, una donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità. Se invece dal fatto deriva una lesione personale grave la pena è la reclusione da quattro a nove anni mentre se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione va da sette a quindici anni. Nel caso in cui il maltrattamento provochi la morte della persona offesa, la pena è la reclusione da dodici fino a ventiquattro anni. Oltre alle pene previste, nel corso delle indagini è possibile che il Giudice applichi anche altre misure cautelari, proprio come accaduto nel caso di cui sopra con l'allontamento.

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Sara Costanzi
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