Per la prima volta nella sua storia, Asm Terni smette i panni del semplice gestore di servizi e indossa quelli dell’azienda che produce ricchezza da condividere. L’assemblea dei soci ha approvato all’unanimità il bilancio 2025, e nel numeri c’è una novità destinata a segnare un prima e un dopo nel rapporto tra la multiutility e il socio pubblico: 3 milioni di euro saranno distribuiti come dividendi, di cui oltre 1,6 milioni finiranno direttamente nelle casse di Palazzo Spada. Non era mai successo.
L’utile netto si attesta a 5,8 milioni di euro, l’Ebitda sale a 13,2 milioni, e la società continua a investire sul territorio con 9,7 milioni tra reti elettriche, idriche, digitalizzazione ed efficientamento. Ma il vero snodo politico-finanziario è un altro: dopo anni di bilanci in cui gli utili restavano dentro l’azienda, il Comune di Terni incasserà finalmente un ritorno economico. Una boccata d’ossigeno per un ente locale sotto pressione, ma anche un atto che riapre il nodo della governance e del ruolo dell’azionista pubblico.

A rivendicare la scelta è l’assessore al Bilancio e alle Partecipate, Michela Bordoni, che in assemblea ha portato la linea del sindaco Stefano Bandecchi. “Oggi l'assemblea dei soci ha approvato il bilancio del 2025 e il dato significativo è che abbiamo ottenuto un milione e 650 mila euro di dividendi che saranno assegnati al Comune di Terni”, dichiara a caldo. Poi aggiunge: “Con il sindaco Bandecchi, ho sollecitato con fermezza e formalmente alla società la necessità di valutare uno sforzo ulteriore verso la città e verso i cittadini, soprattutto in una fase in cui gli enti locali stanno sostenendo pressioni economiche e finanziarie sempre più rilevanti”.
Bordoni, però, tiene a precisare i confini dell’operazione. “Questa richiesta non nasce da una logica di pressione sulla società, né tantomeno dalla volontà di alterarne gli equilibri industriali o patrimoniali. Nasce da una considerazione molto semplice: una società pubblica partecipata deve certamente essere sana, solida e ben amministrata, ma deve anche riuscire, quando le condizioni lo consentono, a restituire valore al territorio”.
Un passaggio che suona come un messaggio chiaro anche al socio di maggioranza relativa, Acea, che detiene il 45,3 per cento (il Comune resta al 54,7 per cento) ma che di fatto, secondo quanto previsto dai patti parasociali siglati al momento della cessione, esercita un controllo strategico sulle scelte industriali e sulla gestione aziendale.

Nel suo intervento, l’assessore non si sottrae a un’analisi spietata delle fragilità passate. “Acea ha dimostrato con i fatti che una certa gestione politica del passato, riconducibile a decenni di scellerata amministrazione della sinistra, ha prodotto criticità profonde nella governance e nell’impostazione industriale di ASM”, afferma.
Ma subito dopo arriva anche la sottolineatura dell'impostazione arrendevole della giunta Latini: “Va detto con onestà istituzionale che anche il centrodestra, nella fase della vendita e della ridefinizione degli assetti societari, non è riuscito a mantenere in capo al Comune una governance tale da consentire all’ente di governare realmente e strategicamente la società, evitando che il Comune stesso diventasse, nel tempo, uno spettatore passivo”.
Un ruolo - quello di Palazzo Spada - che divenmta dirimente anche nella gestione tariffaria e che apre un fronte delicato: Terni non vuole più assistere impotente alle partite che si giocano sulla Taric (la tariffa rifiuti) e sugli investimenti strategici. “Questo tema diventa ancora più evidente sulla partita Taric. Oggi il Comune si trova troppo spesso nella condizione di essere spettatore passivo”, incalza Bordoni.
Numeri alla mano, Asm Terni non ha solo distribuito utili. Ha anche investito 9,7 milioni di euro nel 2025. Il grosso è andato al potenziamento delle reti elettriche e idriche, alla digitalizzazione dei sistemi, all’efficientamento energetico e al miglioramento dei processi ambientali. Non mancano progettualità innovative sostenute da fondi europei e ministeriali.
E per la prima volta è stato presentato anche il bilancio di sostenibilità, un documento che la multiutility vuole rendere strutturale per raccontare il proprio impatto su ambiente e comunità. Un modo, forse, per uscire dalla logica del mero gestore ed entrare in quella dell’azienda-systema.

Soddisfatto ma cauto il presidente di Asm Terni, Sergio Cardinali. “La presidenza di Asm è molto soddisfatta dei dividendi che rappresentano senza dubbio un segnale di attenzione nei confronti dei soci e della città. È il punto di partenza di una serie di progetti che si stanno valutando in uno spirito di grande collaborazione con il socio privato, Acea”, spiega. E aggiunge: “Porteremo innovazione per quanto riguarda lo sviluppo tecnologico delle imprese e dei servizi pubblici, la lotta all’abbandono dei rifiuti”.
Sul bilancio, Cardinali è realistico: “Il bilancio di Asm è sicuramente positivo, con quasi sei milioni di utile, con 10 milioni di investimenti sul territorio. La situazione debitoria è migliorata, resta complessa e da tenere sotto osservazione”. Un avvertimento che non guasta, in una fase in cui la società si prepara a sfide gigantesche: la partecipazione al bando della pubblica illuminazione, il ruolo nelle future gare del gas e una trasformazione industriale che richiederà polso fermo.
L’assemblea di fatto chiude un capitolo e ne apre un altro. Perché se i dividendi sono un fatto concreto, la vera partita è politica e industriale insieme. Bordoni chiede di “aprire una riflessione seria anche sulla governance futura e sui patti parasociali, senza attendere necessariamente la loro naturale scadenza”.
Tradotto: Terni vuole tornare a sedersi al tavolo che conta. Non per fare gli azionisti di disturbo, ma per “governare, indirizzare, condividere strategie”. Il messaggio è diretto sia ad Acea sia alla propria maggioranza: i dividendi sono un risultato, ma senza un ruolo attivo nella gestione restano solo un assegno. E la città, oggi più che mai, ha bisogno di qualcosa di più.