Il Perugia deve trovare la forza per rialzarsi. Perché certe cadute non sono solo sconfitte da archiviare con freddezza, ma colpi che rischiano di lasciare segni profondi sul sistema nervoso di una squadra. Il derby perso contro il Gubbio al “Renato Curi” non è stato un ko qualunque: è stata una caduta storica, la prima sconfitta interna dei biancorossi contro gli eugubini. Un evento che pesa come un macigno, soprattutto in un momento delicatissimo della stagione, in cui la classifica comincia a fare davvero paura.
Il Perugia di Giovanni Tedesco si ritrova ora terzultimo, con tre punti di ritardo dal Livorno, quindicesimo e prima squadra attualmente salva. Il campionato è ancora lungo, ma il tempo per gli errori si sta assottigliando. E domenica, ad Ascoli, servirà qualcosa in più di una semplice reazione emotiva.
Il derby con il Gubbio ha rappresentato uno spartiacque emotivo. Non tanto per la prestazione, quanto per il valore simbolico della sconfitta. Perdere contro i rivali di sempre, e farlo per la prima volta tra le mura amiche, ha incrinato certezze già fragili. Se quella ferita non verrà rimarginata in fretta, il rischio è che le scorie psicologiche si trasformino in un freno pesante sul rendimento.
A gravare sulle spalle dei biancorossi non c’è solo l’orgoglio ferito, ma soprattutto una classifica impietosa. Nelle ultime due gare il Perugia aveva l’occasione di fare punti pesanti contro due dirette concorrenti come Bra e Gubbio, entrambe affrontate in casa. Il bilancio è stato durissimo: un solo punto su sei, arrivato in extremis contro il Bra nei minuti di recupero. Troppo poco per una squadra che deve risalire dalle sabbie mobili. Il terzultimo posto non è una condanna, ma è un segnale d’allarme. E i prossimi impegni non aiutano: terza e seconda forza del campionato sulla strada del Grifo. Un passo alla volta, certo, ma senza più margine per sbagliare.
Il primo ostacolo si chiama Ascoli, avversario storico e squadra che, come il Perugia, sta vivendo un periodo tutt’altro che brillante. I marchigiani arrivano alla sfida del “Del Duca” con una sola vittoria nelle ultime cinque giornate, accompagnata da due pareggi e due sconfitte. L’unico successo è arrivato contro un’altra umbra, la Ternana, mentre nell’ultimo turno la squadra di Tomei è caduta per 1-0 contro la Juventus Next Gen.
Un Ascoli che non vola, ma che resta secondo in classifica e con ambizioni importanti. Il distacco dal Ravenna secondo è di cinque punti, ma alle spalle il Pineto, quarto a quota 33, incalza. Anche per i bianconeri, dunque, la partita contro il Perugia è tutt’altro che banale. Per i biancorossi, però, il problema principale per l'attacco è l’assenza di Montevago, squalificato dopo l’ammonizione rimediata nei minuti finali del derby con il Gubbio.
La storia, però, offre spunti incoraggianti. Il Perugia ha affrontato l’Ascoli 24 volte in trasferta, con un bilancio complessivo favorevole: 10 vittorie biancorosse, 6 pareggi e 8 sconfitte. Numeri che raccontano di un campo tutt’altro che stregato per il Grifo.
L’ultimo confronto risale alla passata stagione, il 19 ottobre 2024. Sulla panchina del Perugia sedeva Formisano e a decidere la gara fu proprio Montevago, autore del gol vittoria. Stavolta il destino ha voluto beffardo che l’uomo decisivo di allora non possa esserci. Un’assenza che pesa, ma che non cancella il dato storico.
L’ultima vittoria dell’Ascoli in casa contro il Perugia risale alla stagione 2022-23, in Serie B: 1-0 firmato da Collocolo. Prima ancora, tra il 2018 e il 2021-22, il Grifo aveva infilato quattro vittorie consecutive contro i marchigiani. Segnali di una tradizione che può ancora alimentare fiducia. Per entrambe le squadre quella del prossimo weekend può essere la partita giusta per rialzarsi dopo due sconfitte. Per l’Ascoli, per restare agganciato alla corsa di vertice. Per il Perugia, per uscire dalla zona playout e ritrovare ossigeno, classifica e serenità. Il momento è delicato, la strada in salita. Ma il calcio insegna che spesso la svolta arriva quando nessuno se l’aspetta. Il Perugia deve aggrapparsi alla storia, alla necessità e all’orgoglio. Perché restare fermi, adesso, sarebbe il rischio più grande.