La vicenda degli ascensori pubblici di via Baldassini e via XX Settembre è ormai esplosa come un caso politico e gestionale che rischia di avere conseguenze profonde per la città e per la società in house del Comune, la Gubbio Cultura e Multiservizi Srl.
Una lettera firmata dal sindaco Vittorio Fiorucci e inviata il 2 agosto scorso all’amministratore unico Paolo Rocchi, con copia a tutta la Giunta comunale e al segretario generale Roberto Gamberucci, ha reso ufficiale uno scenario che definire critico appare riduttivo.
La missiva, dai toni ultimativi, non solo stigmatizza i disservizi, ma sembra preannunciare una svolta radicale nella governance della partecipata comunale. Sullo sfondo, resta la possibilità che si arrivi a un vero e proprio terremoto ai vertici, se non addirittura a una liquidazione della società.
Il caso è esploso quando, in un sabato pomeriggio di piena estate, gli ascensori pubblici sono rimasti chiusi senza alcun avviso alla cittadinanza. Una circostanza che ha scatenato polemiche e disagi, soprattutto per turisti e visitatori, oltre che per i residenti.
«Abbiamo appreso con disappunto che in data odierna il servizio di sorveglianza degli ascensori pubblici è stato interrotto, senza alcun preavviso e senza soluzioni organizzative alternative», scrive il sindaco nella sua lettera.
Parole dure, che non lasciano spazio a interpretazioni: per Fiorucci si tratta di una grave lesione del rapporto fiduciario tra l’Amministrazione comunale e la società partecipata.
Al centro della vicenda c’è anche un tema delicatissimo: gli operatori degli ascensori pubblici non sono dipendenti della società, ma collaboratori con partita IVA.
Questo significa che, di fatto, non esiste alcun rapporto di dipendenza gerarchica tra lavoratori e società, con la conseguenza che non vi è alcun obbligo di rispettare orari, turni o direttive interne.
Un’anomalia certificata anche dall’Ispettorato del Lavoro di Perugia, che in un verbale recente ha evidenziato gravi criticità nell’organizzazione del servizio.
È uno degli aspetti più inquietanti della vicenda: una società in house, di proprietà al 100% del Comune, affida un servizio pubblico essenziale a figure che, formalmente, possono decidere in autonomia quando e come operare.
La lettera del sindaco ricorda anche che, durante la riunione del Comitato di Controllo Analogo del 21 luglio 2025, erano stati forniti indirizzi chiari per garantire la continuità del servizio estivo.
«Nel corso della riunione, alla quale Lei stesso ha partecipato – scrive Fiorucci a Rocchi – sono stati espressamente forniti indirizzi per garantire la continuità del servizio mediante una rimodulazione immediata degli orari e del rapporto di lavoro di una unità».
Eppure, quegli indirizzi non sarebbero stati attuati. Da qui l’accusa del sindaco: «La scelta di chiudere il servizio, adducendo un presunto “mancato indirizzo del Comune”, appare infondata e lesiva».
La missiva del sindaco mette in discussione apertamente l’attuale assetto organizzativo della Gubbio Cultura e Multiservizi.
«Alla luce delle gravi criticità emerse – si legge – si ritiene necessario valutare con urgenza ogni conseguenza istituzionale e gestionale, la validità dell’attuale governance e l’opportunità di proseguire con l’attuale assetto».
È una frase che suona come una vera e propria diffida, preludio a provvedimenti drastici. La società, già da tempo in stato di dissesto, appare sempre più fragile, e il rischio di un tracollo organizzativo è ormai concreto.
Il contenuto della lettera apre a diversi scenari:
Sostituzione della governance della partecipata, con un cambio radicale ai vertici.
Ristrutturazione del servizio, con una diversa organizzazione degli operatori e dei turni.
Liquidazione della società, con l’affidamento del servizio a terzi o al Comune stesso.
Si tratta di ipotesi che circolano ormai con insistenza, alimentate dalla sensazione che la situazione non sia più sostenibile.
Un’altra questione non secondaria riguarda i possibili risvolti economici. In caso di fallimento della società, si teme che i costi possano ricadere sul bilancio comunale e quindi sui cittadini.
Da qui la corsa delle parti in causa a scaricare responsabilità e ad evitare di rimanere con “il cerino in mano”. Come emerge dalle indiscrezioni, non si esclude che possano arrivare anche esposti e denunce per chiarire le responsabilità nella gestione.
Gli ascensori pubblici non sono un servizio qualsiasi. Rappresentano un’infrastruttura strategica per la mobilità urbana e soprattutto per l’accessibilità turistica del centro storico di Gubbio.
Le chiusure improvvise, denunciate anche nelle ultime settimane, hanno avuto un impatto negativo sui visitatori, proprio nei mesi estivi di maggior affluenza.
«La città non può permettersi di dare l’immagine di servizi inaffidabili», affermano operatori turistici preoccupati per la reputazione della destinazione.
Nella sua lettera, Fiorucci chiede entro brevissimo termine una relazione dettagliata che chiarisca:
le motivazioni dell’interruzione del servizio;
le azioni esplorate per evitarla;
i motivi della mancata attuazione degli indirizzi forniti dal Comitato di Controllo Analogo;
eventuali proposte correttive immediate.
Parole che lasciano poco spazio alla diplomazia e che impongono alla società risposte rapide e precise.
Al di là del linguaggio formale, la lettera del sindaco appare come un atto di rottura. È un documento che segna uno spartiacque tra il passato e il futuro della gestione dei servizi pubblici affidati alla partecipata.
Per molti osservatori, il tono ultimativo lascia intendere che la decisione dell’Amministrazione sia già maturata e che si vada verso una scelta radicale.
La gestione degli ascensori pubblici di Gubbio è arrivata a un punto di non ritorno. La lettera del sindaco Fiorucci fotografa una situazione “allucinante”, come la definiscono fonti vicine alla Giunta, e mette sul tavolo l’urgenza di scelte definitive.
Il problema non è più solo tecnico, ma politico, economico e di immagine per l’intera città. Gli operatori con partita IVA, la mancanza di gerarchia, i disservizi e il dissesto della società costituiscono un mix esplosivo che non può essere ignorato.
Se sarà liquidazione, commissariamento o ristrutturazione, lo diranno i prossimi giorni. Di certo, la pazienza della cittadinanza e del sindaco sembra esaurita.
Come si legge nella conclusione della lettera: «Si ritiene necessario valutare con urgenza ogni conseguenza istituzionale e gestionale, la validità dell’attuale governance e l’opportunità di proseguire con l’attuale assetto organizzativo».
Un monito che suona come l’inizio di una resa dei conti.