Un’auto a noleggio che attira l’attenzione per i movimenti sospetti, un pedinamento discreto nel centro di Città di Castello e, all’improvviso, le richieste di aiuto di un pensionato di 85 anni da un condominio dove un uomo si era appena introdotto. È il quadro che ha portato i Carabinieri della Compagnia tifernate ad arrestare in flagranza di reato un 43enne di origine campana e a denunciare in stato di libertà una 20enne, anch’essa campana, ritenuta sua complice. L’accusa è di truffa aggravata, un copione rodato che ha come vittima un anziano solo e come esca un falso appartenente alle forze dell’ordine che chiede di controllare i monili in oro per scagionarlo da un furto mai avvenuto.
Tutto comincia quando i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile notano i due soggetti aggirarsi con fare circospetto a bordo di un’utilitaria intestata a un’agenzia di noleggio campana. L’atteggiamento è quello tipico di chi studia il terreno, alternando rallentamenti a soste brevi senza una meta apparente. I Carabinieri decidono così di predisporre un mirato servizio di osservazione e pedinamento, seguendo l’auto fino a un complesso residenziale della città. Qui la scena si divide: la 20enne resta in attesa al volante, mentre il 43enne scende e si infila in un condominio.
Pochi istanti dopo, dall’interno dello stabile si sentono le grida di un anziano che chiede soccorso. I militari non aspettano un attimo: bloccano la giovane rimasta in auto e irrompono nel palazzo, cogliendo il 43enne ancora all’interno dell’appartamento della vittima. L’85enne, visibilmente provato, racconta subito di essere stato contattato in precedenza al telefono da un uomo che si era presentato come appartenente alle Forze dell’ordine, un finto carabiniere che gli aveva prospettato un potenziale coinvolgimento nel furto ai danni di una gioielleria. Il messaggio era chiaro e tagliente: per poterlo scagionare, gli diceva l’interlocutore, era indispensabile verificare personalmente i monili in oro in suo possesso.
Il meccanismo psicologico, noto alle cronache come truffa del falso maresciallo, poggia su un doppio inganno: da un lato la paura di un’accusa infamante, dall’altro la falsa rassicurazione di un’autorità che promette di risolvere tutto in fretta. “Stiamo indagando su un furto in gioielleria e il suo nome è emerso nelle verifiche. Ma possiamo escluderla subito: mi faccia vedere i suoi oggetti preziosi”, è la frase che, con poche varianti, ha convinto il pensionato ad aprire la porta e a mostrare ciò che custodiva in casa.
I Carabinieri hanno proceduto immediatamente alla perquisizione personale e veicolare, sequestrando i dispositivi informatici in possesso dei due fermati. Smartphone e tablet, ora al vaglio degli investigatori, potranno fornire elementi utili a ricostruire la rete di contatti e a verificare il coinvolgimento della coppia in altri episodi analoghi avvenuti in Umbria o in altre regioni del Centro Italia.
Il 43enne è stato ristretto nella camera di sicurezza della caserma di via Vittorio Emanuele Orlando in attesa del giudizio direttissimo. Davanti al Giudice del Tribunale di Perugia, l’arresto è stato convalidato. La 20enne, sua presunta complice, è stata invece deferita in stato di libertà per concorso in truffa aggravata. Entrambi sono originari della Campania e si muovevano con un’auto a noleggio, dettaglio che rafforza l’ipotesi di un’organizzazione ramificata, capace di spostarsi rapidamente e di colpire in centri diversi senza destare sospetti immediati.
L’operazione conferma l’importanza del controllo del territorio e della capacità di lettura dei comportamenti anomali da parte delle pattuglie. Il servizio di osservazione e pedinamento messo in atto dai Carabinieri di Città di Castello ha permesso di interrompere la messa in scena prima che il danno fosse compiuto, restituendo all’85enne non solo i suoi monili in oro, ma anche un pezzo di quella sicurezza che la truffa aveva incrinato.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica, proseguono ora per accertare se vi siano altre vittime e per risalire a eventuali mandanti di una catena che, quasi sempre, si nasconde dietro singoli esecutori. L’invito delle forze dell’ordine resta quello di non fidarsi mai di telefonate che chiedono denaro o oggetti preziosi e di chiamare immediatamente il 112 in caso di richieste sospette, perché nessun appartenente alle Forze dell’ordine chiederebbe mai di verificare gioielli o di consegnare contanti.