Un'operazione internazionale ha coinvolto la Polizia di Stato di Terni. Grazie infatti ad un'attività di cooperazione sovranazionale è stato rintracciato ed arrestato un ricercato che si era rifugiato in Francia. Condannato a quasi 12 anni di carcere per una lunga serie di reati, l'uomo era destinatario di un mandato di Arresto Europeo emesso dalla Procura della Repubblica di Terni.
L'arrestato è un cittadino marocchino di 34 anni ricercato da tempo in esecuzione di un provvedimento per pene concorrenti che deve espiare 11 anni, 8 mesi e 21 giorni di reclusione. Una pena motivata dalla somma di diversi reati per cui era stato condannato, con sentenza definitiva, ovvero spaccio di sostanze stupefacenti, associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, tentato omicidio, lesioni personali aggravate e porto abusivo di armi.
L'operazione si è svolta nel pomeriggio del 6 febbraio con l'arresto del 34enne che nel frattempo, nel tentativo di sottrarsi alla detenzione, si era rifugiato nella città di Lille, nel nord della Francia.
L'arresto è il risultato di un'intensa attività di cooperazione internazionale di polizia. Grazie infatti al coordinamento con il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e alla costante attività di monitoraggio svolta dalla Squadra Mobile della Questura di Terni, l’uomo è stato individuato su territorio francese. Attualmente sono in corso le procedure previste ai fini della consegna dell’arrestato allo Stato italiano.
Il crimine non ha confini e non di rado capita che superi quelli nazionali. Proprio in questi casi vengono attivate le procedure di cooperazione internazionale, dove la condivisione delle informazioni è l'aspetto cruciale per riuscire ad individuare latitanti che provano ad eludere e a sottrarsi alla giustizia.
Un'operazione simile a quella di cui sopra, si è conclusa neanche un mese fa in Albania dove è stato arrestato a Tirana un latitante 39enne, di origini albanesi, su cui pendeva un mandato di arresto emesso dalla Procura generale di Perugia per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo, che si era reso irreperibile, in Italia deve scontare una pena di cinque anni e undici mesi di reclusione.
Da poco un altro caso di cronaca internazionale, di più ampia risonanza, ha riguardato un cittadino italiano, Mario Burlò, l'imprenditore torinese recentemente rientrato in Italia dopo 14 mesi di reclusione in un carcere di Caracas, la capitale del Venezuela. Burlò si sarebbe dovuto presentare davanti ai giudici per un processo ma risultava irreperibile. In quel caso è stata proprio l'irreperibilità che ha portato a capire che l'uomo era stato arrestato nel Paese sudamericano.
Rilasciato insieme al cooperante Alberto Trentini a seguito di una lunga operazione diplomatica, ad entrambi è stato a lungo impedito di potersi mettere in contatto con i familiari in Italia. Tornato in patria, l'imprenditore dovrà affrontare nuovi procedimenti giudiaziari, uno dei quali lo vede imputato anche a Terni.
Burlò era arrivato in Venezuela via terra dalla Colombia con la volontà di ampliare i propri orizzonti imprenditoriali. Arrestato a novembre 2024, nei suoi confronti non sono mai state formalizzate accuse e la sua prigionia è stata confermata solo a mesi di distanza. Con l'operazione militare di Trump e l'arresto del presidente Nicolàs Maduro all'inizio di gennaio 2026, si è sbloccata definitivamente la situazione per i due italiani ingiustamente detenuti. Secondo quanto riportato da più fonti, il governo venezuelano voleva utilizzare la loro detenzione come mezzo per esercitare pressione sul quello italiano.