La spaccatura interna alla maggioranza che governa Gubbio continua a produrre riflessioni e prese di posizione. Dopo la fuoriuscita di quattro consiglieri comunali da Gubbio Civica - Nancy Latini, Sandro Manca, Mauro Biccari e Viviana Ceccarini - e la nascita del nuovo gruppo consiliare Progetto Città, il dibattito politico si è intensificato in vista dell’insediamento ufficiale previsto per il 29 gennaio nel prossimo Consiglio comunale.
A intervenire, con toni pacati ma politicamente netti, è stato Nilo Arcudi, consigliere regionale e leader di Umbria Civica, forza civica regionale eletta nella coalizione di centrodestra e direttamente collegata all’esperienza di Gubbio Civica.
Lo ha fatto attraverso un’intervista rilasciata a Massimo Boccucci, direttore di Vivo Gubbio, che rappresenta uno dei contributi più articolati e ponderati sullo scenario attuale.

Arcudi parte da una valutazione politica complessiva, evitando personalismi e concentrandosi sulla dinamica che ha portato alla frattura.
“All’interno della maggioranza di centrodestra e anche dall’esterno c’è stata un’azione ostile nei confronti di Gubbio Civica”, afferma, parlando apertamente di un processo che, a suo giudizio, sarebbe stato “organizzato e pianificato nel tempo”.
Parole che non assumono i toni dello scontro, ma che segnalano una lettura politica chiara: la componente civica, secondo Arcudi, sarebbe stata messa deliberatamente in difficoltà, con il rischio di destabilizzare l’intero assetto amministrativo.
“Siamo amareggiati, sorpresi e delusi. In politica non c’è riconoscenza”, aggiunge, sottolineando come l’epilogo non rafforzi la coalizione ma ne indebolisca la coesione.
Uno dei passaggi centrali dell’intervista riguarda il rapporto tra eletti e mandato ricevuto dagli elettori. Arcudi non entra in giudizi personali, ma pone una questione di metodo.
“Quattro consiglieri eletti in Gubbio Civica hanno usufruito del consenso della lista”, osserva, ribadendo che un progetto politico non può essere utilizzato come “un pullman dal quale si scende quando si vuole”.
Una frase che sintetizza efficacemente il nodo politico: la legittimità dell’azione consiliare quando si cambia collocazione senza un chiarimento pubblico e politico.
Arcudi affronta poi uno dei punti più delicati: il ruolo del sindaco Vittorio Fiorucci. Anche qui il tono resta istituzionale, ma il messaggio è chiaro.
“Il sindaco è la guida politica della coalizione. Il suo compito è tenere unita la maggioranza ed evitare la frammentazione”, afferma.
Secondo il leader di Umbria Civica, “è mancata la guida politica”, e una vicenda di questo tipo finisce inevitabilmente per far venire meno la fiducia.
Non un attacco personale, ma una valutazione sul piano delle responsabilità politiche, che Arcudi definisce “non secondarie”.
Alla domanda su quale percorso consigliare al gruppo rimasto in Gubbio Civica, Arcudi invita alla continuità.
“Devono continuare il percorso, portando avanti programma e valori con autonomia di pensiero”, ricordando come proprio l’area civica abbia interpretato più di altre la richiesta di cambiamento dopo l’amministrazione Stirati.
In questo contesto, Arcudi individua anche un possibile segnale di distensione: “il rientro di almeno due fuoriusciti”, ipotesi che, a suo avviso, potrebbe contribuire a rasserenare il clima politico.
Non manca una riflessione più ampia sul ruolo del sindaco nei rapporti istituzionali.
Arcudi richiama l’attenzione su alcuni dossier sensibili, come il dimensionamento scolastico e l’esclusione di Gubbio dalle celebrazioni francescane, con la conseguente perdita di finanziamenti.
“Un sindaco dovrebbe lottare facendo di tutto per difendere la città”, afferma, spostando il focus dal dibattito interno alla necessità di una rappresentanza forte nei confronti della Regione.
Infine, Arcudi esclude che vi siano le condizioni per un rimpasto di giunta.
“Gli assessori stanno facendo un buon lavoro. Se si vuole fare ancora più casino…”, osserva con una battuta che racchiude, ancora una volta, il senso politico dell’intervista: evitare ulteriori destabilizzazioni.
Sulle motivazioni dei fuoriusciti, Arcudi resta scettico: “Se ci si lamenta e poi non ci si presenta, vuol dire che non ci sono vere motivazioni”.
L’intervista rilasciata a Vivo Gubbio restituisce l’immagine di una leadership che sceglie il registro della misura politica, senza rinunciare alla chiarezza. Arcudi non alza i toni, ma fissa paletti netti su lealtà, responsabilità e metodo.
In un momento di forte tensione, il suo intervento rappresenta un tentativo di riportare il confronto su un piano politico e istituzionale, lontano dalle semplificazioni e dalle letture emotive.
Una linea che, nelle prossime settimane, sarà inevitabilmente messa alla prova dai fatti.