Cresce la tensione all’interno dell’Azienda Ospedaliera di Terni, dove la gestione dell’appalto per i servizi di pulizia, affidato dal primo ottobre a una nuova ditta, è degenerata in una vertenza aspra e dai toni durissimi. A scatenare l’allarme, con una denuncia pubblica che definisce la situazione “comica e grottesca”, è il sindacato Flaica Cub Umbria, che parla di un vero e proprio cortocircuito gestionale: turni stravolti rispetto ai contratti, buste paga piene di errori, con ore lavorate non pagate, e gravi carenze negli standard di sicurezza. Nonostante una serie di incontri e promesse di adeguamento, le criticità segnalate da mesi resterebbero irrisolte, spingendo il sindacato ad aprire formalmente lo stato di agitazione e a richiedere con urgenza l’intervento dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro e della Prefettura di Terni.

Il quadro tracciato dal sindacato è quello di una transizione problematica. Con l’entrata in vigore del nuovo appalto, la società aggiudicataria si è trovata a gestire un servizio essenziale per la struttura ospedaliera, ma l’operatività sarebbe partita con il piede sbagliato e senza risolvere i nodi già evidenziati in sede di passaggio. “Abbiamo contestato fin da subito le numerose criticità”, sottolinea la Flaica Cub, precisando di aver svolto diversi incontri con l’azienda, la quale avrebbe più volte promesso di sistemare le turnazioni. Promesse, secondo il sindacato, rimaste lettera morta.
Il primo fronte di conflitto riguarda l’organizzazione del lavoro. I turni, stando alle accuse, continuerebbero a essere articolati su sei giorni lavorativi, in palese contrasto con i contratti individuali che prevedono invece una settimana su cinque giorni. Una forzatura che sconvolge la vita privata del personale, composto in larga parte da donne, e che violerebbe gli accordi sottoscritti. Ma il problema non si ferma alla pianificazione degli orari.
La sicurezza rappresenta un altro capitolo scottante. Il sindacato denuncia la mancata applicazione di dispositivi che consentano di lavorare in sicurezza in solitaria, come un sistema di allarme “uomo a terra” che, nonostante annunci di installazione imminente fatti oltre un mese fa, non sarebbe ancora presente. Anche la promessa sistemazione degli spogliatoi non avrebbe visto alcun avvio dei lavori. “Sul fronte della sicurezza, l’azienda aveva assicurato la disponibilità del dispositivo di emergenza ‘uomo a terra’, annunciandone l’installazione in pochi giorni. A distanza di oltre un mese, il dispositivo non è presente nel cantiere, esponendo il personale a rischi inaccettabili”, si legge nel comunicato con cui è stato riaperto lo stato di agitazione.

A inasprire ulteriormente il clima, fino a portare alla rottura del dialogo, è stato però il pagamento delle mensilità. La corresponsione della busta paga di novembre ha fatto emergere, secondo la Flaica Cub, errori gravissimi e sistematici. “Nei casi più eclatanti si registrano mancanze fino a 50 ore lavorate e non retribuite, un fatto inaccettabile e gravissimo”, denuncia il sindacato. Ma l’elenco delle irregolarità sarebbe lungo: giornate di lavoro non pagate, permessi ex Legge 104 per assistenza a familiari disabili ignorati, ferie non godute ma comunque detratte, maggiorazioni per la sesta giornata di lavoro non riconosciute. Persino il tempo di cambio della tuta, che l’azienda avrebbe detto di voler retribuire in via forfettaria in attesa di un accordo, non sarebbe mai stato corrisposto.
Questa situazione di precarietà economica, unita al disordine organizzativo, ha logorato la pazienza dei lavoratori. “Le lavoratrici e i lavoratori non possono continuare a subire condizioni di lavoro irregolari, carenze sul piano della sicurezza e una gestione salariale approssimativa”, tuona il sindacato. Dopo un incontro in Prefettura valutato negativamente, perché “l’azienda non ha rispettato gli impegni assunti, avendo dichiarato a verbale che i contratti sarebbero stati sistemati entro il 31 dicembre, cosa che non è avvenuta”, la Flaica Cub ha deciso di alzare il livello dello scontro.
La vertenza è dunque entrata in una fase calda. L’apertura formale dello stato di agitazione è il preludo a possibili azioni di mobilitazione. “Stiamo valutando l’ipotesi dello sciopero”, avverte il sindacato, che ha già ufficialmente richiesto l’ispezione dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro per far luce sulle presunte irregolarità contrattuali e retributive. La richiesta di un nuovo, urgente intervento della Prefettura mira a “richiamare l’azienda alle proprie responsabilità e aprire un confronto reale, immediato e risolutivo”.
Alle spalle della battaglia sindacale, però, c’è una questione di fondo che la Flaica Cub non manca di sollevare con forza: la politica degli appalti al massimo ribasso nel settore sanitario. “Non è più tollerabile continuare ad assegnare appalti al massimo ribasso, perché alla fine a pagare sono sempre e solo i lavoratori”, è l’accusa. Il sindacato punta il dito contro un CCNL Multiservizi definito come portatore di “salari da fame e tutele minime”, e lancia un monito più generale: “L’esternalizzazione dei servizi nella sanità, così come in altri settori strategici, rappresenta un danno prima di tutto per gli utenti. La sanità non è un’azienda, non deve produrre profitti”. Flaica Cub chiede anche un intervento dell’Azienda Ospedaliera di Terni, chiamata dal sindacato a esercitare “un reale controllo e una vigilanza stringente”.