09 May, 2026 - 10:45

Appalti Umbria, Cgil: “40mila lavoratori senza tutele”. La lettera alla governatrice Proietti e il pressing alla Regione

Appalti Umbria, Cgil: “40mila lavoratori senza tutele”. La lettera alla governatrice Proietti e il pressing alla Regione

Un miliardo e seicento milioni di euro. Tanto hanno mosso gli appalti in Umbria nel solo 2025. Eppure, secondo la Cgil, proprio lì, in quella montagna di denaro pubblico e privato, si annida il lavoro più sottopagato, più sfruttato e più esposto agli infortuni, anche mortali. Sono circa 40mila i lavoratori umbri impiegati in appalti e subappalti, una fetta consistente della forza lavoro regionale che, denuncia il sindacato, vive senza una “cornice di tutele adeguata”.

La segretaria regionale della Cgil Umbria, Stefania Cardinali, ha scelto un seminario a Perugia per alzare la pressione sulla Giunta della presidente Stefania Proietti: il bilancio è a metà. Da un lato, la legge regionale del 2 febbraio 2024 sugli appalti dell’assistenza alla persona ha messo ordine per circa novemila addetti del welfare. Dall’altro, per tutti gli altri servizi ad alta intensità di manodopera - dalle pulizie alla logistica, dai servizi esternalizzati dei Comuni alla ristorazione collettiva - non esiste ancora né una legge regionale né un solo protocollo comunale in tutta l’Umbria. “Attendiamo una convocazione da parte della Regione - ha attaccato Cardinali - per illustrarci l’eventuale legge per normare gli appalti pubblici”. Il conto alla rovescia è iniziato.

Un passo avanti, ma solo per il welfare: la legge regionale del 2024 che ha messo ordine tra i servizi alla persona

L’unica eccezione positiva, per la Cgil, porta la data del 2 febbraio 2024. Quella legge regionale, voluta dalla precedente amministrazione e mantenuta in vita dall’attuale Giunta Proietti, ha finalmente normato gli appalti dei servizi assistenziali alla persona e del welfare. Un intervento che ha cambiato la vita di circa novemila lavoratori che prestano assistenza a disabili, anziani e persone fragili. A loro, spiega il sindacato, è stato riconosciuto il giusto inquadramento contrattuale e professionale, ed è stata garantita la clausola sociale rinforzata in caso di cambio di appalto. “Malgrado questo sia un risultato importante”, ha sottolineato Stefania Cardinali nel corso del seminario organizzato a Perugia martedì 5 maggio, “non esiste un’altra legge regionale né un solo protocollo comunale in tutta l’Umbria che normi gli appalti di servizi ad alta intensità di mano d’opera”.

Per il sindacato, il vuoto normativo riguarda una marea di lavoratori impiegati in settori dove il margine di compressione dei diritti è storicamente più alto. La logistica, i servizi di pulizia e vigilanza, la ristorazione collettiva, gli appalti comunali esternalizzati: sono questi i comparti dove, secondo la Cgil, si concentrano le paghe più basse, i contratti “pirata”, le irregolarità e la catena senza fine dei subappalti. Dai dati presentati nel corso del seminario da Alessandro Genovesi, responsabile appalti e contrattazione inclusiva della Cgil Nazionale, emerge un quadro impietoso: nel 2025 gli appalti in Umbria hanno cubato 1,6 miliardi di euro. “Ed è qui che si annida il lavoro sottopagato, sfruttato e anche più pericoloso, dove avvengono la maggior parte degli infortuni, anche mortali”, ha ribadito Cardinali.

Le richieste del sindacato alla Regione sono puntuali e scritte nero su bianco: rafforzamento dell’Osservatorio appalti pubblici regionale, protocolli con le parti sociali per la giusta applicazione contrattuale, griglie di attività dell’appalto, individuazione obbligatoria del contratto di lavoro nei bandi (con livelli salariali minimi), clausole sociali rinforzate e aumento della responsabilità in solido dei committenti in caso di inadempienze dell’affidatario. “Non meno importante”, ha aggiunto la segretaria, “sarà prevedere la verifica dell’appalto nel tempo affinché vengano mantenuti lo standard e i vincoli con il quale l’appalto è stato assegnato”.

La Cgil era stata audita mesi fa in una riunione delle commissioni competenti. Da allora, l’attesa per un segnale concreto dalla Giunta Proietti si è fatta via via più carica. E il seminario di Perugia è stato il palco scelto per trasformare l’attesa in pressione pubblica.

La sfida nazionale: una legge di iniziativa popolare per rompere la catena dei subappalti

Mentre in Umbria il sindacato spinge per una normativa regionale, a livello nazionale la Cgil si prepara a lanciare una proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti pubblici e privati. L’appuntamento è per il 15 maggio, quando il testo verrà presentato in tutto il territorio nazionale. La novità di fondo, spiega Alessandro Genovesi, è che la proposta riguarda entrambi i versanti: gli appalti pubblici e quelli tra privati, oggi meno tutelati. 

“La nostra proposta”, ha illustrato Genovesi ai presenti nel seminario perugino, “chiede di rinforzare la responsabilità solidale del committente su salute e sicurezza e la responsabilità in solido per applicazione contrattuale sbagliata o sotto inquadramenti in caso di appalto illecito”. L’obiettivo è ambizioso: chi lavora in appalto deve avere gli stessi diritti di chi lavora direttamente con il committente. E la proposta allarga la platea anche alle partite Iva e ai lavoratori autonomi che di fatto dipendono da un unico committente. Tra le misure più incisive previste dalla legge di iniziativa popolare ci sono l’assunzione immediata alle dipendenze dell’appaltatore in caso di violazioni e, per le pubbliche amministrazioni, un risarcimento pari a 24 mensilità.

La Cgil chiede inoltre limiti più stringenti alla catena dei subappalti, fino al divieto in settori o territori a rischio di infiltrazioni malavitose. E un'altra novità riguarda l’obbligo, per le aziende con più di quindici dipendenti, di momenti informativi tra impresa e sindacati sulle attività che si intendono appaltare. Un’anticipazione preventiva che oggi non è prevista. Per la Cgil, insomma, il problema degli appalti non è solo umbro. Ma è in Umbria, con i suoi 40mila lavoratori senza rete e con la Giunta Proietti chiamata a rispondere, che il tema assume oggi i contorni di una resa dei conti politica e sociale. “Da tempo chiediamo alla Regione di normare i rimanenti appalti pubblici”, ha concluso Stefania Cardinali“Auspichiamo che ciò stimoli anche i Comuni umbri, a partire dai due capoluoghi, a redigere dei protocolli sugli appalti di loro competenza”

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Federico Zacaglioni
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