Andrea Prospero aveva solo 19 anni quando il suo corpo senza vita è stato trovato in un appartamento nel cuore di Perugia. Un'altra tessera si aggiunge al mosaico di questa storia già segnata da troppi silenzi e troppe complicità. A farla emergere è ancora una volta il programma televisivo "Chi l'ha visto?", che ha portato alla luce una nuova prescrizione artefatta finita nelle mani degli investigatori.
Il documento svela un traffico di carte mediche costruite ad arte per aggirare i controlli e rifornire un mercato sommerso di sostanze pericolose. I medicinali assunti da Andrea, un cocktail di psicotropi, sarebbero stati ottenuti grazie a questi documenti fasulli, in un sistema che mostra crepe profonde e mani invisibili che si muovono nell'ombra.
Nell'ultima puntata di "Chi l'ha visto?", è emersa una nuova tessera del puzzle: una prescrizione intestata a Gianmarco Quadrelli, medico di base con studio a Cittiglio, in provincia di Varese. A scoprire l'ennesima anomalia è stata la giornalista Marina Borrometti, che ha contattato telefonicamente il dottore.
La sua reazione è stata quella di chi si trova catapultato dentro un racconto surreale: "C'è anche una mia ricetta?", ha detto con un misto di incredulità e amarezza. Poi, quasi ironico nella disperazione, ha commentato: "Bello!". Raggiunto nel suo ambulatorio, Quadrelli ha confermato di aver già vissuto situazioni simili.
La nuova ricetta scoperta mostra gli stessi tratti grafici di un modulo già finito sotto osservazione da parte di una farmacia marchigiana. Anche quella, guarda caso, riportava il nome del dottor Quadrelli. Un gioco di incastri tipografici, sigle, codici e timbri che pare sia stato replicato con cura maniacale. Un documento che all’apparenza fila liscio, ma dietro il quale si nasconde un intero sistema in grado di fornire farmaci delicatissimi a chiunque sappia muoversi tra canali criptati e identità rubate. Una macchina dell’inganno che usa le falle burocratiche come leva per vendere ciò che dovrebbe restare fuori dalla portata di mani inesperte.
Nel vortice di questo caso dai contorni sempre più cupi, spunta la figura di un diciottenne romano che si faceva chiamare "Chef" nelle conversazioni su Telegram. È lui, secondo gli inquirenti, il crocevia attraverso cui sarebbero passate le ricette che permisero ad Andrea Prospero di acquistare i farmaci.
Non si sarebbe limitato a un singolo scambio: avrebbe gestito un piccolo mercato parallelo di prescrizioni ottenute violando le identità digitali di diversi medici. Nomi veri su moduli contraffatti, dettagli rubati e ridistribuiti con la disinvoltura di chi conosce bene le falle di un sistema che, sotto la patina della digitalizzazione, lascia ampi margini a chi sa come aggirarlo. Un ruolo, il suo, che ora è sotto la lente di una procura determinata a mappare ogni nodo di questa rete.
C’è anche il nome di una dottoressa abruzzese in pensione dietro una delle ricette con cui Andrea sarebbe riuscito a ottenere i farmaci. Un modulo con dati personali sottratti e riutilizzati come fossero accessi liberi a una farmacia senza regole. Regione, generalità, intestazione: tutto apparentemente in ordine, se non fosse per quei dettagli che, una volta incrociati con altri casi simili, fanno saltare all’occhio lo schema. Un’architettura di falsi costruita con precisione chirurgica.
Alcuni medici, dopo aver riconosciuto le proprie informazioni in documenti mai autorizzati, hanno segnalato il furto direttamente alla redazione di "Chi l’ha visto?". La Procura, mettendo a confronto i materiali raccolti, ha riscontrato un filo conduttore nei tratti grafici e nelle modalità di contraffazione. Un lavoro di laboratorio, più che una semplice truffa.
Dietro le carte alterate si muove un meccanismo studiato per infiltrarsi nelle crepe della sanità digitale. L’architettura delle prescrizioni elettroniche, nata per semplificare, si rivela terreno fertile per chi ha imparato a manipolare codici e identità con disinvoltura. I medici, vittime inconsapevoli di un raggiro silenzioso, vengono trascinati loro malgrado dentro una rete fitta e pericolosa.