Dopo mesi di silenzio e dopo il rumoroso annuncio della proprietà sull’addio a Villa Pitignano, la vicenda Agri Flor torna prepotentemente alla ribalta. E lo fa con un passaggio giudiziario di peso: tre dirigenti pubblici rischiano il processo al termine di una lunga indagine che ne ha individuato i presunti profili di responsabilità. Ne dà notizia Il Messaggero di oggi.
Il pm Gemma Miliani ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per Andrea Monsignori, Francesca Vincenti e Vincenzo Tintori. Le accuse – tutte da dimostrare in dibattimento – ruotano attorno alla presunta omissione di atti dovuti che avrebbero consentito alla società Agri Flor di proseguire l’attività di produzione di compost alle porte della città, a ridosso del fiume Tevere, nonostante criticità ambientali e urbanistiche segnalate nel tempo.

La vicenda Agri Flor è nota da tempo. L’impianto, situato tra Villa Pitignano, Ponte Felcino, Bosco e Ramazzano, è stato al centro di un braccio di ferro durissimo con i residenti, riuniti nel Comitato Antipuzza, per le emissioni di cattivi odori e i disagi prolungati nel tempo.
Una battaglia lunga, fatta di esposti, segnalazioni, sopralluoghi e proteste, che ora trova un nuovo capitolo sul piano giudiziario.
Nel mirino della Procura, in particolare, Andrea Monsignori, all’epoca dei fatti dirigente del Servizio energia e rifiuti della Regione Umbria. A suo carico viene contestato il reato di rifiuto di atti d’ufficio per aver, secondo l’accusa, “omesso di procedere alla revoca dell’autorizzazione e alla chiusura dell’installazione… consentendo di fatto alla società Agri Flor di proseguire la propria attività”.
L’omissione sarebbe legata al mancato adeguamento dell’impianto alle Bat di settore (le migliori tecniche disponibili) entro i 180 giorni imposti dalla determina dirigenziale della Provincia di Perugia del luglio 2015, oltre ai 180 giorni di proroga concessi successivamente.
In sostanza, secondo l’ipotesi accusatoria, il mancato rispetto delle prescrizioni tecniche avrebbe dovuto portare alla chiusura dell’impianto, che invece ha continuato ad operare.
Per quanto riguarda il Comune di Perugia, le posizioni di Francesca Vincenti e Vincenzo Tintori vengono contestate su un diverso fronte, ma sempre connesso alla regolarità urbanistica dell’impianto.
Vincenti, in qualità di dirigente dell’Edilizia privata e del Suape, rischia il giudizio perché, secondo la Procura, a seguito della nota del 15 aprile 2024 del Noe (Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri) avrebbe “attestato falsamente che trattasi di impianto esistente il cui esercizio era stato autorizzato nel corso degli anni secondo le norme vigenti”, richiamando il parere Aia del 1 luglio 2015.
Questa attestazione contrasterebbe, sempre secondo l’accusa, con il parere contrario espresso il 4 settembre 2020 da Enrico Antinoro, dell’Unità operativa pianificazione urbanistica del Comune, che dichiarava l’area incompatibile con la destinazione del Prg allora vigente. L’area sarebbe infatti classificata come di particolare interesse agricolo con vincolo ambientale, in quanto limitrofa al fiume Tevere.
Tintori e Vincenti sono inoltre accusati in concorso di aver omesso di svolgere le attività richieste dal Noe per accertare le difformità urbanistiche e adottare i conseguenti provvedimenti interdittivi.
Secondo l’impostazione della Procura, tale omissione avrebbe consentito ad Agri Flor di proseguire l’attività attraverso la sottoscrizione, il 24 febbraio 2022, da parte di Tintori, dell’accordo integrativo al piano di dismissione e ripristino della società.
Un atto che, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe di fatto neutralizzato gli effetti delle verifiche richieste.
È fondamentale ricordare che i tre dirigenti sono innocenti fino a sentenza definitiva e avranno modo di dimostrare la correttezza del loro operato davanti al giudice. L’udienza preliminare è fissata per il 5 febbraio davanti al Gup Simona Di Maria, che dovrà valutare la richiesta di rinvio a giudizio.
I dirigenti sono difesi dagli avvocati Mariagiovanna Belardinelli, Vincenzo Maccarone, Vittorio Betti e Marco Luigi Marchetti.
Come parte offesa nel procedimento è indicato il Comitato Antipuzza di Villa Pitignano, Ponte Felcino, Bosco e Ramazzano, che per anni ha denunciato i disagi causati dall’impianto. Il Comitato è assistito dall’avvocato Valeria Passeri.
“È una battaglia di civiltà, non contro qualcuno ma per il diritto a vivere senza miasmi”, è sempre stata la linea del Comitato, che ora vede riconosciuto un ruolo formale nel procedimento.
La vicenda Agri Flor si configura sempre più come un caso simbolo: non solo per l’impatto ambientale, ma per il rapporto tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione. Al centro, ancora una volta, c’è il tema delle responsabilità amministrative, dei controlli, delle autorizzazioni e dei limiti tra discrezionalità e dovere d’ufficio.
Ora la parola passa al giudice. E, come sempre, sarà il processo – se ci sarà – a stabilire dove sta la verità.